Attrice di cinema, televisione e teatro, Francesca Valtorta continua a muoversi tra linguaggi diversi con grande naturalezza.
Dopo il recente ruolo di Margaret nella fiction di Canale 5 “Una nuova vita”, dove interpreta un maresciallo dei Carabinieri alle prese con una scoperta sentimentale inattesa, Valtorta è tornata anche sul palcoscenico con “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello.
Nella serie televisiva, il suo personaggio vive un momento molto commentato dal pubblico quando, dopo aver conosciuto Iman, si rende conto di provare per la prima volta attrazione per una donna.
Un percorso che culmina con un bacio in prima serata diventato rapidamente virale sui social.
Gay.it ha avuto il piacere di incontrare Francesca Valtorta per parlare di teatro, televisione e rappresentazione delle relazioni LGBTQIA+ sul piccolo schermo.
Buona lettura!

Francesca Valtorta su Gay.it: dal bacio lesbico in prima serata al teatro con Pirandello
Partiamo a bomba. Nella fiction di Canale 5 “Una nuova vita” hai interpretato Margaret, una donna che si rende conto di provare, per la prima volta, un’attrazione per un’altra donna: come hai affrontato la responsabilità di una rappresentazione LGBTIQ+ in prima serata?
“Io all’inizio non ho affrontato nessuna responsabilità, nel senso, per me sembrava una cosa normalissima. Non mi sono resa conto del fatto che fosse, forse la prima volta, una delle poche volte probabilmente, su Canale 5, in una serie mainstream, in cui veniva affrontata questa tematica.
A me sembrava del tutto normale, come dovrebbe essere, come io vivo questa cosa nella vita. Ti devo dire che effettivamente quel famoso bacio non era previsto.
È stata una delle primissime scene che abbiamo girato io e la mia collega Martina Sammarco. E c‘era solo la manina… sai una carezzina… Alloira noi abbiamo detto “Scusate, ma non è possibile che queste non si danno un bacio. Mettiamo ‘sto bacio!”
Devo dire che subito tutti hanno aderito, il regista ha detto “Sì, assolutamente è vero, chiamo un attimo la produzione”, che poi è stata d’accordo, per cui non hanno creato nessun tipo di ostacolo a questa cosa e, in effetti, poi è venuta fuori una scena bellissima.
Dopo mi sono resa conto dell’importanza e del valore che aveva questa cosa. Sono stata veramente felicissima di essere portatrice di questa novità così importante, a malincuore, perché non dovrebbe essere una novità importante, ma, ecco, è stata una presa di coscienza e di responsabilità successiva”.
Quel bacio tra Margaret e Iman ha fatto molto parlare sui social: hai percepito una reazione particolare da parte del pubblico? Ti è arrivato qualche messaggio che ti ha colpito o emozionato?
“”All’uscita del teatro, a Catania, mi si è avvicinata una ragazza che mi ha detto: ‘Senti, lo sai che ti ho vista nella serie di Canale 5?’. Ormai sono abituata, sono dieci anni che mi fermano per Squadra Antimafia, ma quella volta ho cominciato ad accorgermi che qualcosa era cambiato: le persone iniziavano a riconoscermi anche per questo nuovo personaggio.
La cosa mi ha colpita davvero: per l’interesse che stava generando, per la sorpresa che mi provocava. E poi quella ragazza mi ha detto: ‘Lo sai che su X sei in trend?’. E io, da boomer quarantenne, ho pensato: ‘Ma cos’è X? Devo assolutamente andare a vedere’. Me la sono scaricata, sono andata a curiosare, e mi sono commossa. Non me lo aspettavo per niente. È stata una bella sorpresa.”
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In questo periodo sei in teatro con “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello, dove interpreti Dida: cosa ti sta dando questo personaggio?
“Questa tournée è parte di un percorso teatrale a cui sono profondamente legata, perché il teatro è stato il mio punto di partenza. Poi ho imboccato la strada del cinema e me ne sono allontanata, finché non è ritornato in un momento difficile della mia vita, salvandomi letteralmente dal baratro.
Ho ripreso il teatro molto più tardi rispetto al cinema, e l’ho fatto in punta di piedi: ho cominciato con un ruolo piccolo, seppur all’interno di un grande spettacolo, ‘Il Mercante di Venezia’. È un percorso di maturazione che non si arresta mai.
‘Uno, nessuno e centomila’ è uno spettacolo di straordinaria attualità, nonostante siano passati cent’anni. Il cammino del protagonista, Vitangelo Moscarda, è un percorso di presa di coscienza e di ricerca della propria vera identità, rispetto a tutte le immagini che costruiamo di noi stessi da mostrare al mondo, e a quelle che gli altri, spesso in modo distorto, ci attribuiscono. In un’epoca dominata dai social, dove l’immagine è preponderante e troppo spesso usata in maniera negativa, è un tema quanto mai urgente. Sono felice che tante scuole vengano ad assistere agli spettacoli.
I personaggi che gravitano attorno a Moscarda, compresa la moglie, incarnano la meschinità e la cecità dell’essere umano. Sono maschere grette, incapaci di cogliere il percorso introspettivo che Vitangelo sta compiendo: lo deridono, lo denigrano, perché non hanno quella profondità.
La scelta vincente di questo spettacolo, secondo me, è stata quella di far emergere la vena comica e grottesca di Pirandello, quella dimensione di commedia che nelle rappresentazioni più canoniche tende a restare in ombra. Alleggerisce senza alleggerire davvero, perché il tema rimane intatto nella sua importanza. E quella grettezza, quel grottesco, lo abitiamo con grande piacere: è proprio ciò che fa risaltare, per contrasto, la profondità del ragionamento del protagonista.”
Secondo te oggi le persone hanno più “maschere” di un tempo?
“Sicuramente oggi il fenomeno è più sdoganato. Anzi, ho la sensazione che l’umanità, nel complesso, si sia un po’ impoverita.
Il mondo dei social e dell’apparenza, che negli ultimi anni è diventato preponderante, non fa che alimentare le parti peggiori di noi. Questo bisogno ossessivo di mostrarsi, di arrivare senza studio né sacrificio, questa cultura del guadagno facile e immediato, ecco… i social la alimentano continuamente.
Non è che in passato le persone fossero immuni da queste tentazioni, ma il mondo intorno le stimolava molto meno.
Adesso sembra proprio il trionfo della superficialità. Bisognerebbe fare un passo indietro.”
Negli ultimi anni la televisione italiana sta iniziando a raccontare con più naturalezza relazioni tra persone dello stesso sesso, anche in prima serata: secondo te siamo davvero cambiati nel modo di rappresentare queste storie oppure c’è ancora molta strada da fare?
“No, macché! Anche il fatto che quello che è successo con la fiction: è una cosa folle! Io non ci potevo credere, dicevo: ”Ma perché è così sconvolgente che sia successo?”. C’è ancora tanta strada da fare.
Adesso si fanno le finte, capito? Si mette la persona nera così abbiamo fatto finta di essere inclusivi. Poi in questo momento di enorme regressione politica, sociale e culturale che stiamo vivendo nel mondo e anche in Italia, purtroppo siamo ben lontani da fare delle serie, dei film a tema. Forse il cinema di più, ma comunque siamo ancora indietro anni luce.
Mi viene in mente la moda con le modelle curvy. Tu non lo devi specificare. Dovrebbero esserci tutte le modelle di tutte le taglie e poter sfilare senza che ci sia il cono su quella curvy.
Infatti, poi questa moda è passata e siamo ritornate alle modelle anoressiche, quindi è tutto una finta”.

Nella tua carriera hai interpretato personaggi molto diversi tra loro: quanto ti interessa raccontare donne che sfuggono agli stereotipi?
“E’ molto interessante! Il bello del nostro lavoro è di poterci misurare con azioni, sentimenti, emozioni diverse dalle nostre, da quelle che proviamo, viviamo tutti i giorni.
Queste sono delle cose belle, più il personaggio è fuori dagli schemi e più ti dà la possibilità di vivere cose fuori dal comune e più è un regalo meraviglioso”.
Parlando di futuro: un sogno per il teatro, uno per il cinema e uno per la tv? Ti va di raccontarci tre ambizioni artistiche su questi tre linguaggi che ti appartengono?
“Al cinema mi piacerebbe tantissimo lavorare con Paolo Virzì, perché lo ammiro tantissimo come regista, ma soprattutto so che lui è bravissimo a lavorare con gli attori e a tirare fuori cose incredibili da chiunque.
Quindi sarebbe stupendo vedere che lavoro riuscirebbe a fare con me e sarebbe veramente un sogno, un regalo bellissimo.
Poi, per quanto riguarda la TV, speriamo di riuscire a girare una seconda stagione di “Una nuova vita” e speriamo che Margaret e Iman abbiano il dovuto spazio in questa seconda stagione.
Speriamo che questo piccolo clamore che è successo porti a qualcosa di buono.
Nel teatro spero di continuare questo mio percorso con questa compagnia, con cui mi trovo benissimo.
Speriamo che a questo spettacolo segua un’altra produzione, quindi un altro spettacolo ancora. A noi piacerebbe moltissimo fare Shakespeare, ci sono in ballo alcune belle prospettive. Cose non troppo fantasmagoriche, perché ho imparato a non guardare troppo in là, a concentrarmi sempre sul presente e godermi quello che ho in questo momento.
Questo non significa essere poco ambiziosi, significa semplicemente imparare a godere delle cose belle che si hanno nel momento presente, senza rivolgere per forza l’attenzione altrove.
Sto facendo delle cose che mi piacciono molto, che mi danno molta soddisfazione, che mi sono duramente conquistata e che riesco, finalmente, dopo un gran lavoro che ho fatto su me stessa, ad apprezzare e quindi, voglio restare qui, nel qui e ora e vorrei che queste cose potessero trovare ancora più respiro”.
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