Al Teatro Fontana di Milano due spettacoli che indagano la storia e le esistenze queer.
Il primo, MS del giovane drammaturgo Mattia Favaro, sarà in scena il 7 e l’8 aprile con la regia di Tommaso Franchin. Pluripremiato e apprezzatissimo dalla critica, il monologo si accorda alla veneto wave di Francesco Sossai e Giulia Scomazzon per raccontare di un uomo intrappolato in sé stesso, nella sua ossatura di omofobia interiorizzata e solitudine. Sospeso tra Goldoni e il Testori di In Exitu, il testo di Favaro riscrive l’immaginario legato al Veneto, ancora troppo spesso assottigliato su descrizioni di vera o presunta arretratezza e razzismo. Nel ruolo del protagonista, un barista omosessuale chiuso nell’odio di sé, Massimo Scola, già apparso in Ripley e al cinema, tra le altre cose, nel Diabolik dei Manetti Bros.
Il 12 e il 13 maggio, invece, nella settimana della sensibilizzazione contro l’omobilesbotransfobia, il Fontana ospiterà Riot Act del britannico Alexis Gregory – regista, drammaturgo e produttore – nella traduzione di Enrico Luttman. Uno spettacolo in tre monologhi, che attraversano la storia LGBTQIA+ da Stonewall a oggi, in segno di una rivendicazione mai finita e ancora necessaria. Riot Act è un viaggio nella memoria, un ricordo di quello che siamo stati, ma anche un invito a non smettere di lottare per i nostri diritti. Sulla scena, Lavinia, una drag queen che trasforma il dolore in spettacolo; un attivista che ha vissuto in prima persona gli anni bui dell’AIDS; e una terza voce, lucida e ferma, che resiste.


