Michele Bravi, “Genitore 3” è il nuovo singolo: “È giusto chiedersi se ci sia permesso avere un figlio?”, la canzone sui diritti alla paternità – VIDEO e AUDIO

"Genitore 3" è il nuovo singolo di Michele Bravi. Una riflessione cruda sulla paternità e sui diritti: "È giusto chiedersi se ci sia permesso avere un figlio?".

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Michele Bravi
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Michele Bravi torna a far sentire la sua voce e lo fa toccando un nervo scoperto del dibattito sociale italiano. Con l’uscita del nuovo singolo *Genitore 3″, pubblicato lo scorso venerdì, l’artista non si limita a lanciare un brano, ma apre una riflessione profonda su cosa significhi oggi desiderare un figlio in un Paese che sembra voler mettere i confini agli affetti.

Il brano nasce da un’evoluzione personale: se dieci anni fa la domanda sulla paternità riceveva un “no” categorico, oggi quel dubbio si è trasformato in una consapevolezza nuova:

“Sono entrato in quella fase della vita in cui, se dieci anni fa m’avessero chiesto ‘Vuoi diventare papà?’, io avrei risposto ‘No, assolutamente no’. Ora mi rendo conto che quella della genitorialità è una domanda che sta qua, che gira”.

Michele Bravi a Sanremo 2026

“Genitore 3”, la nuova canzone di Michele Bravi sulla genitorialità

Il titolo della canzone è un riferimento sarcastico alle etichette burocratiche, ma il contenuto punta dritto alla politica. Michele Bravi sottolinea come la scelta della genitorialità, l’atto più intimo per eccellenza, sia oggi condizionata da un clima che limita le libertà individuali:

“È giusto che affianco alla domanda ‘Voglio avere un figlio?’ ci si debba porre la domanda ‘Mi è permesso avere un figlio?’. Siamo tanto abituati a schematizzare tutto in una definizione netta… Ma siamo sicuri che l’amore, la famiglia, la genitorialità possano essere davvero contenuti all’interno di un’unica definizione?”.

Per l’artista, questo non è un tema che riguarda esclusivamente le coppie omogenitoriali, ma un interrogativo universale sulla libertà di autodeterminazione.

Il cuore della denuncia di Michele Bravi sta nella constatazione di un’ingerenza esterna che scavalca il desiderio del singolo. Il testo di “Genitore 3” diventa così un atto di resistenza contro le barriere imposte dall’alto:

“Io nella canzone a un certo punto dico questo: ‘Io non lo so se io, Michele Bravi, se sia giusto che io pensi a un figlio. L’unica certezza che ho è che qualcuno lo decide al posto mio’. È giusto che ci siano confini imposti da altri, fuori dai quali noi non ci spingiamo senza nemmeno chiederci perché?”

L’invito finale dell’artista è quello di abbandonare i tecnicismi e le opinioni a tavolino per tornare a guardare le persone:

 “Credo che sia importante fermarsi un attimo e ascoltare. Ma non ascoltare le opinioni degli altri: ascoltare le storie, i desideri intimi, le vite di persone che hanno veramente qualcosa da dire su questo argomento”.

La certezza espressa nel brano è una denuncia silenziosa ma molto forte e attuale: la sensazione che, nonostante il desiderio sia reale, ci sia sempre qualcuno, altrove, che ha già deciso per noi.

“Genitore 3”, l’audio della nuova canzone di Michele Bravi 

A seguire, il testo integrale del discorso social di Michele Bravi, il video e l’audio della nuova canzone:

“Premessa: già lo so che con questo video si potrebbero creare polemiche di carattere umano, etico, politico… Però tutto parte da una cosa semplicissima. Stanotte a mezzanotte esce una canzone. Questa canzone si intitola Genitore 3.

Chiaramente c’è un atteggiamento sarcastico sul fatto che… sai, sono entrato in quella fase della vita in cui, se dieci anni fa m’avessero chiesto ‘Vuoi diventare papà? Vuoi avere un figlio?’, io avrei risposto ‘No, assolutamente no’.

Ora mi rendo conto che quella della genitorialità è una domanda che sta qua, che gira. E nella mia testa i ‘Genitori 3’ sono i genitori col punto interrogativo, no? Sono quelle persone che se lo stanno chiedendo: ‘Voglio avere un figlio?’, ‘Voglio diventare papà?’.

Nello scrivere questa canzone è chiaro che io ho parlato di un’esperienza mia personale, viziata dalle mie contingenze della vita, ma inevitabilmente ne è venuta fuori anche una riflessione sul clima sociale e politico che un po’ attraversa anche queste scelte più private, come quella della genitorialità.

E questo, per quanto mi riguarda, è una cosa che non riguarda solo le coppie omogenitoriali; è un argomento molto più ampio.

E con questa canzone io mi chiedo – ed è forse la ragione per cui l’ho scritta: è giusto che affianco alla domanda ‘Voglio avere un figlio?’ ci si debba porre la domanda ‘Mi è permesso avere un figlio?’.

Adesso faccio un po’ il sociologo antipatico, però siamo tanto abituati a schematizzare tutto in una definizione netta, precisa, definitiva… Ma siamo sicuri che l’amore, la famiglia, la genitorialità possano essere davvero contenuti all’interno di un’unica definizione precisa?

Dentro di me un po’ spero che questa canzone sia l’occasione per farsi delle domande. Mi rendo conto che è un argomento complesso, spinoso, difficilissimo da sbrogliare e in tanti sensi anch’io ho faticato e fatico, magari, a darmi delle risposte chiare.

Io in questi casi – e qua rifaccio il sociologo – credo che sia importante fermarsi un attimo e ascoltare. Ma non ascoltare le opinioni degli altri: ascoltare le storie, i desideri intimi, le vite di persone che hanno veramente qualcosa da dire su questo argomento.

Io nella canzone a un certo punto dico questo: ‘Io non lo so se io, Michele Bravi, se sia giusto che io pensi a un figlio. L’unica certezza che ho è che qualcuno lo decide al posto mio’. È giusto che ci siano confini imposti da altri, fuori dai quali noi non ci spingiamo senza nemmeno chiederci perché?

Boh. Adesso dovrei chiudere dicendo: Buon ascolto. Genitore 3”.

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