Nel 2024 vincitore della Queer Palm al Festival di Cannes, Tre Chilometri alla Fine del Mondo di Emanuel Pârvu arriva nei cinema d’Italia alla vigilia della Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, il 14 maggio con distribuzione Academy Two.
Tre Chilometri alla Fine del Mondo di Emanuel Pârvu, la trama

Il film va ad arricchire la cosiddetta Nouvelle Vague del Cinema rumeno, con protagonista Adi, 17enne che sta trascorrendo l’estate nel suo villaggio natale nel Delta del Danubio. Una notte il giovane viene brutalmente aggredito per strada, con il suo mondo che viene improvvisamente sconvolto. I suoi genitori, che fino al giorno prima lo veneravano, non lo guardano più come un tempo, perché si scopre che Adi era tra le braccia di un altro ragazzo, prima del violento pestaggio. La tranquilla convivenza con gli abitanti del villaggio comincia così a incrinarsi, trasformando l’estate di Adi in un incubo ad occhi aperti….
L’omobitransfobia nella Romania di oggi

Presentato in Concorso al 77° Festival di Cannes nonché candidato rumeno per il miglior film internazionale alla 97ª edizione degli Academy Awards, Tre Chilometri alla Fine del Mondo è un’opera ambientata ai giorni nostri, seppur spaventosamente legata ad un’omofobia rurale da secolo passato, se non fosse quanto mai attuale e veritiera in una Romania dove l’ultradestra vola nei sondaggi, ad Oradea è stato recentemente vietato il Pride, il matrimonio è definito esclusivamente come l’unione tra un uomo e una donna e le unioni civili non esistono.
Chi ha paura di un figlio gay?

Il 47enne Emanuel Pârvu ha scritto e diretto un film che spazia tra il dramma e il crime. Volutamente ambientato nel magnifico Delta del Danubio, paradiso visivo che contrasta fortemente con gli eventi del film, Tre Chilometri alla Fine del Mondo esplicita fin dove possono condurre l’odio, l’ignoranza, il pregiudizio e l’estremismo religioso, con un figlio adorato dai propri genitori fino a quando non scoprono la sua ‘malattia’, quell’omosessualità da tacere, perché creerebbe scandalo nel villaggio, e soprattutto da ‘curare’, costi quel che costi. Quando Adi torna a caso con il volto tumefatto e il corpo pieno di lividi i suoi genitori lo confortano, chiedono giustizia al capo della polizia, vogliono che si vada fino in fondo nelle indagini. Ma nel momento in cui la verità viene a galla, ovvero che il loro adorato figlio è stato pestato a sangue perché visto baciarsi con un turista, tutto cambia. Si giustificano gli aggressori e si colpevolizza l’unica vera vittima, lo si imprigiona in casa, lo si lega e imbavaglia per farlo esorcizzare dal prete del villaggio, lo si costringe a mentire.

Parvu segue passo passo il papà di Adi, interpretato da Bogdan Dumitrache, che da sempre si sacrifica per suo figlio per poi archiviare quell’amore apparentemente inattaccabile perché condizionato dalla società e dalle circostanze, e la mamma del giovane interpretata da Laura Vasiliu, incarnazione di una devozione fraintesa, pronta a proteggere il suo pargolo a ogni costo, anche quando non può o non vuole comprendere pienamente la situazione. Adi, interpretato da Ciprian Chiujdea, gay dichiarato anche nella vita reale, è un giovane che sottostima la strisciante omofobia del proprio villaggio d’origine, perché probabilmente ormai abituato alle libertà della grande città dove studia durante l’anno, mentre Ilinca, sua amica, è l’unica persona che ama incondizionatamente, colei che comprende davvero, accetta e sostiene il giovane.

In questo polveroso inferno sulle rive del Danubio spicca il potere esercitato dal capo della polizia (Valeriu Andriuță), un uomo i cui interessi personali si confondono con quelli della comunità, miscuglio di simpatie e antipatie che prevalgono sulla responsabilità conferitagli dall’istituzione che rappresenta, e quello rivendicato dal prete (Adrian Titieni) del villaggio, custode della fede per una piccola comunità isolata che non riesce a vedere né ad agire oltre l’aspetto dogmatico del sacerdozio, nonostante l’evidenza. C’è poi il padre dei due aggressori omofobi, così influente dal poter insabbiare l’intera questione.

Parvu non sente il bisogno di mostrare tutto, tanto da non farci vedere l’aggressione nè parte dell’incontro tra il giovane turista e Adi, che sogna di andare a vivere a Bucarest, capitale di un Paese ancora oggi fortemente bigotto e conservatore. Nella sua spaventosa brutalità che nei casi più estremi va ad abbracciare intere famiglie, con i genitori disposti a dividersi dai figli e a non vederi mai più pur di non cedere ai propri limiti e all’insensato terrore del giudizio altrui, Tre Chilometri alla Fine del Mondo rimarca l’opportunità, per non dire la necessità, di tornare all’amore e alla comprensione, di proteggere e sostenere incondizionatamente, lasciando alla natura il compito di insegnarci di nuovo la bellezza in tutte le sue forme.
Dove vedere “Tre chilometri alla fine del mondo” – Lista Sale in Italia
BERGAMO – AUDITORIUM
BOLOGNA – ORIONE
FERRARA – APOLLO
GENOVA – ARISTON
GENOVA – SIVORI
GENOVA – QUINTO SAN PIETRO
MANTOVA – DEL CARBONE
MILANO – ANTEO Palazzo del Cinema
MILANO – MEXICO
PESCARA – MASSIMO
PISA – ARSENALE
ROMA – GIULIO CESARE
SAVONA – NUOVO FILMSTUDIO
TORINO – MASSIMO
UDINE – VISIONARIO
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