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Chi sono gli artisti russi censurati da Putin che espongono a Venezia per la Biennale del Dissenso

Angel Uliyanov, Boginya Von Art, Lev Nikitin, Yana Tarakanova e il Party of the Dead: le opere degli artisti russi censurati o in esilio sfilano il 9 maggio a Venezia per la Biennale del Dissenso. Appuntamento alle 10:00 al Ponte della Paglia.

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Sabato 9 maggio, Venezia ospita due eventi politicamente contrapposti. Ai Giardini della Biennale apre il Padiglione Russia, allestito con la benedizione della direzione guidata da Pietrangelo Buttafuoco, presentato come espressione della dimensione “universale e non contingente” della cultura.

Per le calli, invece, sfila la Biennale del Dissenso: un corteo promosso da Europa Radicale, Associazione radicale Certi Diritti, Radicali Venezia e Arts Against Aggression, con la partecipazione di Memorial Italia, della Comunità degli ucraini di Venezia, di +Europa, Azione, Partito Liberaldemocratico e di figure come Ivan Scalfarotto e Lia Quartapelle.

Il corteo parte alle 10:00 dal Ponte della Paglia e percorre Riva degli Schiavoni e Riva Sette Martiri fino ai Giardini.

 

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Non sarà una manifestazione di sigle: le bandiere di partito lasciano spazio alle immagini degli artisti perseguitati, ai simboli del dissenso, alle bandiere europea e ucraina. «Non contestiamo l’arte, ma l’arte di regime», dichiarano i promotori. «Rifiutiamo l’ipocrisia di una neutralità culturale che finisce per legittimare la violenza politica

La scelta della data non è casuale. Il 9 maggio è la Festa dell’Europa, il giorno in cui nel 1950 Robert Schuman pose le fondamenta di un progetto fondato sulla libertà individuale e sullo Stato di diritto. Portarlo nelle stesse ore in cui il Padiglione russo apre i battenti è una presa di posizione politica precisa: l’Europa non può essere terreno neutro per la propaganda di chi quella libertà la nega.

Nessuno vuole censurare l’arte o trasformare la Biennale in un tribunale: siamo contro la propaganda e la guerra ibrida del Cremlino, non contro la libertà artistica, infatti sabato a Venezia insieme a noi sfileranno anche artisti russi liberi, persone LGBTI e dissidenti che non hanno cittadinanza in Russia e che si oppongono al regime di Putin e alla guerra in Ucraina” spiegano Chiara Squarcione e Nicola Bertoglio di Certi Diritti che denunciano l’utilizzo degli spazi culturali europei da parte della Russia putinista come strumento di influenza politica e legittimazione internazionale e che sottolineano come condivisibili le parole del ministro Alessandro Giuli, che ha ricordato come la presenza della Russia putinista a Venezia sia avvenuta attraverso accordi aggirando le sanzioni.

La vera arte russa, quella che non vedrete ai Giardini

Il corteo non è solo una protesta: è anche una mostra. Per le rive di Venezia, sui corpi di chi esprime il proprio dissenso, saranno esposte opere di artisti russi dissidenti, in una selezione curata da Nicola Bertoglio, artista e tesoriere di Certi Diritti. Sono lavori che non troveranno spazio al Padiglione ufficiale della Russia. Lavori che esistono perché i loro autori hanno pagato un prezzo. Ancora Certi Diritti: “Noi saremo la Biennale del Dissenso: dissenso contro l’autoritarismo, contro la propaganda di guerra e contro chi usa la cultura come copertura geopolitica. Chiediamo, infine, trasparenza sugli accordi che hanno consentito questa presenza e la revoca completa delle onorificenze italiane conferite a figure vicine al regime di Vladimir Putin, fra le quali l’ambasciatore russo Paramonov e il magnate Leonid Michel’son, che hanno ricevuto entrambi due onorificenze

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Ecco gli artisti le cui opere sfileranno alla Biennale del Dissenso:

Angel Uliyanov

Venezia Biennale del Dissenso - Angel Uliyanov
Venezia Biennale del Dissenso – Angel Uliyanov

Angel Uliyanov è un performer e musicista che ha lasciato la Russia allo scoppio della guerra. Oggi si trova negli Stati Uniti in attesa del visto da rifugiato, bloccato, impossibilitato a viaggiare. «Vorrei esprimere il mio sostegno all’intera comunità LGBTQ+ nel mondo. Amate e non abbiate paura», scrive. Ha temporaneamente sospeso la sua attività creativa: non riesce a trovare in sé la forza di continuare.

Boginya Von Art

Venezia Biennale del Dissenso - Boginya
Venezia Biennale del Dissenso – Boginya

Boginya Von Art (she/they) è un*artista multidisciplinare, performer e artivist queer, rifugiat* riconosciut*. Nat* in Russia, la legge del 2013 sulla “propaganda” anti-LGBTQ+ ha trasformato la sua visibilità in un bersaglio: costrett* a cambiare voce, aspetto, espressione pubblica, esclus* dall’industria mediatica per essersi rifiutat* di cancellarsi. Ha subito violenza sessuale nell’infanzia, aggressioni fisiche, anni di persecuzione. Nel 2022 ha lasciato la Russia per sopravvivere. La sua pratica artistica, Fils d’identité, trasforma il trauma e l’esilio in rituale, usando il corpo come archivio di memoria e resistenza.

Lev Nikitin

Venezia Biennale del Dissenso - Lev Nikitin
Venezia Biennale del Dissenso – Lev Nikitin

Lev Nikitin, artista multidisciplinare e attivista LGBTQ+, nato in Kazakhstan e cresciuto in Russia, vive oggi sotto la protezione dell’Italia. Le sue opere indagano il rapporto tra dittatura e società, tra religione e comunità queer. Ha lasciato il suo Paese perché l’omofobia, in Russia, è oggi legale e anzi incoraggiata dal sistema putiniano.

Yana Tarakanova

Venezia Biennale del Dissenso - Yana Tarakanova
Venezia Biennale del Dissenso – Yana Tarakanova

Yana Tarakanova, nata nel 1995 a Zelenograd, lavora tra Bratislava, Berlino e Parigi. Ha collaborato con la Feminist Anti-War Resistance e con The Insider, il giornale investigativo russo in esilio. Le sue opere affrontano la repressione politica, il femminismo e la guerra, e sono state presentate in aste di beneficenza per i prigionieri politici. Ha esposto a livello internazionale, da Amsterdam a Dubai.

Party of the Dead

Venezia Biennale del Dissenso - Party of the Dead
Venezia Biennale del Dissenso – Party of the Dead

Party of the Dead è forse il caso più radicale. Fondato nel 2017 a San Pietroburgo da Maxim Evstropov e dai membri del gruppo artistico {rodina}, nasce come risposta alla necropolitica dello Stato russo: e cioè all’uso sistematico dei morti come risorsa ideologica, dalla glorificazione della Seconda guerra mondiale al culto dei caduti in Ucraina. Il loro manifesto è insieme ironico e feroce: se i vivi smettono di combattere, i morti continueranno. Dal 2022 il collettivo esiste prevalentemente in esilio. Contro Evstropov è stato avviato un procedimento penale per “offesa ai sentimenti dei credenti”: è nella lista federale dei ricercati ed è stato arrestato in contumacia. Le opere che portano in corteo il 9 maggio sono reinterpretazioni in chiave zombie di capolavori del XIX secolo russo (Repin, Vereshchagin’, un tempo critici del potere, oggi incorporati nel canone che lo Stato russo usa per promuovere se stesso.

© Riproduzione riservata.

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