Mondiali di Calcio 2026, i 48 Paesi partecipanti e i diritti LGBTQIA+

Su 48 Paesi partecipanti più della metà consente il matrimonio tra persone dello stesso sesso, mentre un terzo criminalizza le persone LGBTQIA+.

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Il mondiale della vergogna targato Gianni Infantino e Donald Trump è ufficialmente iniziato la scorsa settimana, con 48 Paesi in corsa per la famigerata Coppa. Non si era mai viso un Mondiale di Calcio con così tanti partecipanti, sul tema “diritti LGBTQIA+” spesso agli antipodi.

Le partite agli estremi dei diritti

Basti pensare che il 22 giugno al MetLife Stadium di New York la Norvegia affronterà il Senegal. Da una parte uno dei Paesi più inclusivi al mondo e dall’altro quello che ha appena approvato una legge che arriva a criminalizzare persino l’apologia di omosessualità, arrivando a pene detentive di 10 anni.

Qualcosa di simile si vedrà il 16 giugno a mezzanotte a Los Angeles, con la Nuova Zelanda chiamata a sfidare l’Iraq, Paese in cui le persone LGBTQ rischiano la pena di morte. Partendo dalla classificazione Equaldex, risorsa preziosa per analizzare la situazione relativa all’uguaglianza LGBTQ Paese per Paese, Norvegia, Uruguay, Spagna e Nuova Zelanda sono tra i primi sei al mondo presenti all’evento FIFA, con Islanda (1°) e Danimarca (5°) che non si sono invece qualificate. All’estremo opposto, Iran (191°) e Senegal (192°) sono tra i sette Paesi in corsa per la Coppa meno inclusivi al mondo nei confronti delle persone LGBTQ+.

I Paesi dei Mondiali favorevoli ai diritti LGBTQIA+

Su 48 Paesi, scrive OutSports, 27 hanno leggi a favore dei diritti LGBTQIA. Norvegia (2° posto nell’indice di uguaglianza Equaldex), Uruguay (3°), Spagna (4°), Nuova Zelanda (6°), Germania (9°), Canada (11°), Australia (12°), Belgio (13°), Portogallo (14°), Paesi Bassi (17°), Svezia (18°), Brasile (19°), Francia (20°), Argentina (21°), Austria (22°), Repubblica Ceca (23°), Colombia (24°), Messico (25°), Svizzera (26°), Regno Unito (31°, Scozia e Inghilterra), Stati Uniti (32°), Capo Verde (33°), Sudafrica (35°), Ecuador (39°), Croazia (48°) e Curaçao (non classificato, ma con matrimonio tra persone dello stesso sesso legale e soggetto alla legge olandese).

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I Paesi dei Mondiali che ostacolano o criminalizzano i diritti LGBTQIA+

Ci sono poi 7 Paesi che nutrono sentimenti ambivalenti riguardo ai diritti LGBTQ, dove l’omosessualità è legale ma il matrimonio tra persone dello stesso sesso è vietato, e con notevoli pregiudizi sociali nei confronti dell’omosessualità, ovvero Giappone (57° posto), Bosnia ed Erzegovina (66°), Corea del Sud (81°), Panama (96°), Paraguay (106°), Haiti (124° posto) e Turchia (113°), caso estremo perché sotto Erdoğan la comunità LGBTQIA+ è da anni sotto attacco.

14, invece, i Paesi presenti alla Coppa del Mondo dove l’omosessualità è di fatto considerata illegale, ovvero Costa d’Avorio (128°), Repubblica Democratica del Congo (144°), Uzbekistan (146°), Ghana (157°), Tunisia (160°), Arabia Saudita (165°), Algeria (166°), Marocco (167°), Iraq (168°), Giordania (173°), Egitto (176°), Qatar (184°), Iran (191°) e Senegal (192° su 197 paesi nell’indice di uguaglianza Equaldex).

Tra questi 14 Paesi ci sono anche le ultime due finaliste di Coppa d’Africa, Marocco e Senegal, che puntano in alto ai Mondiali di Canada, USA e Messico, con la nazionale marocchina che ha frenato il Brasile di Carlo Ancelotti all’esordio, con un convincente 1-1, e i senegalesi chiamati ad affrontare la fortissima Francia il 16 giugno, alle ore 21.  La partita clou della prima fase, da questo punto di vista, sarà Iran vs. Egitto, che il caso ha voluto fosse proprio il Pride Match annunciato da Seattle con un anno d’anticipo. Grazie al sorteggio e tra non si sa quante bandiere rainbow si sfideranno il 191esimo e il 176esimo su 197 paesi nell’indice di uguaglianza Equaldex.

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