Due anni dopo il Leone d’Oro vinto alla Mostra del Cinema di Venezia con La stanza accanto, Pedro Almodovar torna in sala dal 21 maggio con Amarga Navidad, suo 24esimo film con protagonisti Bárbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sánchez-Gijón, Victoria Luengo, Patrick Criado, Milena Smit e Quim Gutiérrez.

Amarga Navidad, la trama

Amarga Navidad, l'autofiction pirandelliana di Pedro Almodovar che riflette sull’atto creativo e sul suo rapporto con la realtà e la vita - Amarga Navidad Il poster - Gay.it

In concorso al Festival di Cannes, Amarga Navidad narra l’alternarsi di due storie parallele, una riflesso dell’altra, e dell’interazione tra le due nell’ultima folgorante parte del film. La prima ha per protagonista Elsa, una regista di spot pubblicitari, nel 2004, durante il lungo ponte della Festa della Costituzione che in Spagna precede il Natale. La seconda si svolge nel 2026 ed è incentrata su Raúl, uno sceneggiatore e regista che sta scrivendo un copione che presto scopriremo essere la storia di Elsa, del suo compagno Bonifacio e delle sue amiche Patricia e Natalia. Mescolata alla finzione, Elsa diventa in qualche modo l’alter ego di Raúl, che ricorre all’autofinzione come soluzione a una lunga stagione di aridità creativa. Guardando dentro se stesso, Raúl non può fare a meno di rivolgere lo sguardo anche alle persone che compongono il suo universo più intimo: il suo compagno Santi, che lo ama rimanendo in disparte in attesa di maggiori attenzioni, e la sua assistente, da lui fuggita dopo 20 anni di fedeltà assoluta per stare insieme alla donna che ama.

L’irresistibile incastro di specchi firmato Pedro Almodovar

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Amarga Navidad, Il nuovo film di Pedro Almodóvar

Amarga Navidad racconta lo stretto legame tra realtà e finzione, tra ispirazione e vita, aprendo una riflessione sui limiti della cosiddetta autofiction. Ormai prossimo ai 77 anni, Almodovar è tornato a scrivere e a dirigere un film estremamente personale, 7 anni dopo il bellissimo Dolor y gloria.

Come Raúl, interpretato da Leonardo Sbaraglia, anche il regista spagnolo sente la necessità di continuare a scrivere e dirigere, seppur con la contezza di aver probabilmente dato il meglio di sè, con gli immancabili rischi di ripetersi da non sottostimare, rischiando di scimmiottare il proprio Cinema. Il gigantesco Pedro nè é talmente consapevole dall’ironizzarci con feroce intelligenza, in un terzo atto che è un colpo di genio per capacità di rielaborazione dell’intera opera, che improvvisamente esplode sul grande schermo mettendo a nudo i limiti ‘etici’ di un autore cinematografico, che inevitabilmente attinge continuamente dalle vite degli altri, appropriandosene.

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Amarga Navidad, Il nuovo film di Pedro Almodóvar

Amarga Navidad è un irresistibile gioco metacinematografico e pirandelliano in cui l’autore ricorre all’autofiction per dipanare le sue diverse trame, chiedendosi: esistono aspetti delle vite altrui che gli sono preclusi o un regista gode del diritto illimitato nel trarre ispirazione da tutto ciò che lo circonda, con l’unica giustificazione che le vite degli altri fanno parte della sua vita e pertanto gli appartengono? Quali sono i limiti dell’autofiction? Esistono realmente dei limiti per il creatore affamato di ispirazione, che a volte la trova solo impregnandosi di tutto ciò che lo circonda, compreso (e soprattutto) il dolore degli altri?

Pirandello almodovariano

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Amarga Navidad, Il nuovo film di Pedro Almodóvar

Domande a cui Almodovar prova a dare risposta, divertendosi in un’opera di metacinema che è un trionfo di scrittura, intrecciando piani narrativi e personaggi che oscillano continuamente tra realtà e finzione, in un incastro continuo di trame e sottotrame che solo nell’ultima mezz’ora rompe la famigerata 4a parete, con Elsa e Natalia che guardano direttamente in macchina, silenti, a voler quasi chiedere a colui che le ha ideate su carta, Raúl, che ne sarà di loro. In un attimo i confini tra vita e arte, tra il 2004 e il 2026, si dissolvono, con i due personaggi di finzione a guardare il loro autore, davanti ad un computer e ad una pagina bianca da completare, interrogandolo sul loro destino.

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Amarga Navidad, Il nuovo film di Pedro Almodóvar

Libero di essere sempre sè stesso, e con la propria celebre estetica cinematografica puntualmente celebrata,  Almodovar irride la produzione streaming che si accontenterebbe anche di un’opera minore di un regista come lui, pur di averlo nel proprio listino, e critica quegli autori LGBTQIA+ che cedono al denaro di Paesi in cui i diritti sono fortemente limitati, in una sorta di catartico 8 e 1/2 felliniano che si fa malinconico labirinto di specchi in cui lo spettatore deve semplicemente lasciarsi andare e perdersi, affidandosi alla bravura dei suoi interpreti. Da sempre straordinario regista di donne, Pedro ottiene il massimo da Bárbara Lennie, Aitana Sánchez-Gijón, Victoria Luengo e Milena Smit, con l’argentino Leonardo Sbaraglia alter-ego del regista e la coppia Quim Gutiérrez/Patrick Criado ad indossare gli abiti della sua ipotetica persona amata, compagno trofeo da far consapevolmente soffrire a causa di uno spropositato ego incapace di andare oltre il proprio riflesso e i propri bisogni d’autore.

Amarga Navidad è l’opposto di un racconto di Natale, perché l’unico elemento natalizio della storia è il periodo in cui si svolgono gli eventi drammatici nella vita delle due amiche, Elsa e Natalia, alle quali si unisce una terza, Natalia, giovane madre che non ha mai superato la morte del figlio. Tra attacchi di panico e verità a lungo taciute l’elaborazione del lutto si fa così snodo narrativo nei vari strati di un film che si interroga sulla genesi di un’opera cinematografica, sulla nascita di uno script partendo da un’idea, un aneddoto altrui, una vita realmente vissuta e prontamente derubata per trasformarla in un’opera d’arte. Costi quel che costi?

 

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