Da domani di nuovo nelle sale d’Italia con lo straordinario 1917, sua ultima fatica candidata a 10 premi Oscar, Sam Mendes faceva il suo esordio nei cinema del Bel Paese esattamente 20 anni fa.
Il 21 gennaio del 2000, infatti, usciva anche in Italia lo strepitoso American Beauty, folgorante debutto alla regia che portò il regista britannico a vincere ben 5 premi Oscar: miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista (Kevin Spacey), migliore sceneggiatura originale (Alan Ball) e migliore fotografia (Conrad Hall). Il film, costato appena 15 milioni di dollari e in grado di incassarne 356, vinse anche 3 Golden Globe, 6 Bafta e 3 Screen Actors Guild Awards. Un vero e proprio trionfo che fece conoscere al mondo un talento eccezionale, all’epoca 35enne in arrivo dal teatro, poi in grado di spaziare tra cinema d’autore (Era mio padre, Revolutionary Road) e blockbuster (Skyfall e Spectre), fino a raggiungere la perfezione tecnica con il bellico 1917, pensato e realizzato come un unico pianosequenza di 130 minuti, nel pieno della prima Guerra Mondiale.
American Beauty narrava con feroce maestria l’America contemporanea, quella delle famiglie borghesi solo apparentemente perfette e dei padri di famiglia omofobi e repressi, sessualmente ed emotivamente turbati dall’attrazione provata nei confronti delle uomini. 40enni talmente ossessionati dalla propria omosessualità dall’arrivare ad uccidere, pur di nasconderla agli occhi altrui. Un film passato alla storia per le sue interpretazioni (fantastica anche Annette Bening), per i colpi di scena e per alcuni iconici momenti, vedi la cascata di petali di rose sulla giovane, nuda e sensuale Mena Suvari, oltre alla memorabile danza della busta di plastica ripresa da Wes Bentley.
Un’opera gigantesca, tanto nella scrittura quanto nella messa in scena, uscita a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio, in grado di scoperchiare le ipocrisie tipiche della middle class americana, cavalcando incessantemente la sessualità dei suoi personaggi e rimarcando in maniera definitiva la pericolosità della repressione sessuale, che ancora oggi sfocia spesso e volentieri in violenta omofobia. Semplicemente, e innegabilmente, un capolavoro.
