È difficile immaginare cosa potrebbe provocare più indignazione tra i dinosauri della sinistra novecentesca: la parola “gay” associata al sacro nome di Antonio Gramsci o il fatto che questa associazione venga celebrata sul palco del Piccolo di Forlì. Lo spettacolo “Gramsci Gay“, scritto da Iacopo Gardelli e interpretato da Mauro Lamantia, è già sold out per la sua prima del 19 gennaio, ma la sua provocazione va oltre le agende di spettacoli locali.
È un titolo audace, che scava nella pietra dell’iconografia gramsciana, genera crepe che sembrano intollerabili per chi ha sempre dipinto il filosofo come un martire della lotta operaia, rigorosamente eterosessuale, virile e monolitico. Eppure, lo spettacolo della compagnia Studio Doiz non si accontenta di sfiorare lo scandalo: lo abbraccia, lo teatralizza e lo reinterpreta per trasformare l’impertinenza in una riflessione profonda sul lascito di Gramsci.

Chi è Antonio Gramsci e qual è il cuore del suo pensiero?
Antonio Gramsci, nato in Sardegna nel 1891, è una delle menti più influenti del pensiero politico e filosofico del Novecento. Fondatore del Partito Comunista Italiano, fu un intellettuale, giornalista e teorico rivoluzionario, capace di trasformare le tensioni del suo tempo in riflessioni universali. Arrestato dal regime fascista, trascorse gran parte della sua vita in carcere, dove scrisse i celeberrimi “Quaderni del carcere“, opera monumentale che esplora il rapporto tra cultura, politica ed egemonia culturale, concetto chiave della sua teoria (state pensando ai quaquaraquà di oggi che millantano nuove egemonie da bagaglino fasciomediatico?).
Secondo Gramsci, il dominio non si ottiene solo con la forza, ma attraverso il consenso, costruito tramite la cultura, l’educazione e le istituzioni. Il pensatore forse più amato del novecento credeva fermamente nella capacità degli oppressi di trasformare la realtà attraverso l’organizzazione e la coscienza collettiva.
La sua visione di libertà era dinamica, mai statica: libertà come partecipazione attiva, come mutamento continuo, in cui ogni individuo contribuisce alla costruzione di un nuovo ordine sociale. Gramsci rifiutava l’indifferenza, definendola un pericolo per la storia: “Vivere significa essere partigiani”, scriveva, incitando all’impegno e alla lotta.
Oggi, il suo pensiero continua a ispirare movimenti per la giustizia sociale e la libertà, dimostrando che anche dalle ombre di una cella può nascere una luce capace di illuminare il futuro.

Gramsci e la libertà: l’eresia che continua a sfidare il presente
Il cuore dello spettacolo di Forlì si snoda in due quadri, separati da un secolo, ma uniti da un filo invisibile di inquietudine e ribellione. Da una parte, un giovane Gramsci che, nel 1920, arringa gli operai torinesi all’indomani del fallimento dello sciopero delle lancette. Dall’altra, un Nino Russo contemporaneo, vandalo improvvisato che imbratta un murale del filosofo con la parola “gay”, finendo per essere interrogato in commissariato. Due epoche, due visioni del mondo, due atti di resistenza, un unico interrogativo: cosa significa, oggi, essere partigiani?
Per comprendere il pensiero gramsciano, può essere utile rifarsi al libro di Giovanni Pizza, “L’antropologia di Gramsci. Corpo, natura, mutazione“. Gramsci vedeva il corpo e la natura umana come campi di mutazione, elementi vivi e plasmabili. La sua visione di libertà non era un manifesto rigido, ma un processo in divenire, fatto di conflitti, negoziazioni e trasformazioni. Citando un altro dei suoi passaggi celebri:
“L’indifferenza opera potentemente nella storia”
Non possiamo permetterci di essere indifferenti alla mutazione del pensiero e della società.

Un Gramsci queer? L’eresia che fa riflettere
L’idea di un Gramsci queer è una provocazione che non intende affermare verità storiche inesistenti, ma piuttosto ampliare le maglie del dibattito. Non è forse la capacità di reinventarsi e di accogliere l’alterità il vero nucleo del pensiero gramsciano? Non è forse l’emancipazione dall’omologazione il cuore della sua lotta? Certo, per alcuni veterocomunisti, l’idea è un’eresia che farebbe rivoltare il filosofo nella sua tomba. Ma per chi ha il coraggio di leggere tra le righe, questo spettacolo offre una riflessione potente:
è possibile rileggere Gramsci alla luce delle battaglie contemporanee senza tradirne lo spirito?
L’anticonformismo dello spettacolo si riflette anche nella regia di Matteo Gatta, che usa il palcoscenico come laboratorio per sperimentare, creare cortocircuiti temporali e mettere a confronto linguaggi diversi. Ne deriva una tensione tra passato e presente e tra l’ideale e il reale.
Ironia e riflessione: un teatro che risveglia le coscienze
È impossibile non sorridere al pensiero di certi nostalgici che, tra una citazione di Lenin e una di Brecht, si aggrappano disperatamente all’immagine di un Gramsci scolpito nel marmo. Lo spettacolo “Gramsci Gay” è una spallata a quel marmo, un invito a riscoprire il pensatore sardo nella sua umanità, nelle sue contraddizioni e nella sua straordinaria capacità di parlare ancora al presente.
Dopotutto, come scrisse lo stesso Gramsci nei suoi Quaderni del carcere:
“Il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati”.
Forse, in questo interregno, è proprio il teatro il luogo dove il nuovo può trovare voce, dove anche un Gramsci queer può insegnarci qualcosa sulla libertà.
Lo spettacolo sarà in scena il 19 gennaio al Piccolo di Forlì, con replica in matinée il giorno successivo. Prenotate: ne vale la pena, dinosauri inclusi. È stato già rappresentato al Teatro Basilica di Roma dal 9 al 12 gennaio 2025. Nel 2024 l’avevamo visto all’Elfo Puccini di Milano. Sono previste altre rappresentazioni in varie città italiane nel corso del 2025, tra cui Pisa il 4 aprile 2025 (guardate su Ciaotickets).
Titolo: Gramsci Gay
Autore: Iacopo Gardelli
Regia: Matteo Gatta
Attore principale: Mauro Lamantia
Scene e costumi: Gaia Crespi
Voce e tecnica: Mattia Sartoni
Compagnia: Studio Doiz
Riconoscimenti: Vincitore della Borsa Teatrale Anna Pancirolli 2022 e del bando “Teatro… Voce della società giovanile” 2022.
