Cannes come YouPorn: arriva il film porno… in 3D

Il regista argentino del brutto film scandalo ci rivela: “Sono etero, almeno fino a oggi”.

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Doveva essere lo scandalo annunciato, e da giorni non si parlava d’altro: il poster con eiaculazione e seno femminile in primo piano è stato censurato con un più innocente bacio a tre fra i protagonisti, due donne e un uomo (doveva diventare un getto di champagne, non è passato neanche questo). Si parlava di atmosfere sulfuree e cinerivoluzione dell’erotismo in 3D. Altro che. È un tedioso e convenzionale porno melò, Love di Gaspar Noé, presentato ieri sera a mezzanotte in Salle Lumière dopo la più bella Montée des marches del festival, con un deejay che inanellava canzoni a tema quali Kiss o Sex Bomb. Sono rimaste fuori ben tremila persone. In sala c’è tutto il cast e la crew del film, compreso il papà argentino del regista, Luis Felipe Noé, celebre pittore. Viene annunciata anche la presenza di Benicio Del Toro tra il pubblico, applauditissimo.

Inforchiamo gli occhiali 3D e calano le luci. Si parte con un doppio gioco di mano tra il grazioso Karl Glusman che nel film interpreta il frustrate regista Murphy e la bellona Aomi Muyock che è la fidanzata Electra dalle tendenze suicide. Lui viene abbondantemente e il pubblico applaude. Cut. Segue una serie di banali varianti combinatorie virate in rosso fuoco che chiunque potrebbe trovare su YouPorn, tant’è che l’effetto tridimensionale si nota solo in un’eiaculazione frontale verso il pubblico o in una ridicola soggettiva uterina mentre l’attrezzo cerca di farsi strada tra le risatine di chi guarda. Ecco quindi triangolo a tre con vicina bionda (la bellissima Klara Kristin) e poi con trans dotato (ma Murphy scappa alla vista del signor membro); cunnilingus reiterati; blowjob in arsura; rimming birichini; orge selvagge in affollato sex club. L’atmosfera è nichilista, le scelte d’inquadratura ripetitive, la recitazione pietosa, con dialoghi sotto il livello di guardia (“Qual è il senso della vita?” “L’amore”). Il pubblico già dopo mezz’ora inizia a defluire dalla sala ma alla fine gli regala un applauso di circostanza accompagnato da qualche fischio.

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Forse dopo il geniale Nymphomaniac di Lars Von Trier fare un film d’autore hard sa già di déjà vu come idea in sé ed è un peccato non aver saputo sfruttare le potenzialità del 3D che avrebbero potuto rendere Love un prodotto perlomeno originale. L’unica vera ricerca è stata fatta nella colonna sonora, che affianca brani che spaziano dalle classiche Gymnopédies di Satie a musiche tratte dall’horror Cannibal Holocaust del nostro Ruggero Deodato.

In conferenza stampa chiediamo a Gaspar Noé se la sua idea di trasgressione si limita ai terzetti bisex e trans: “Non ci sono trasgressioni in Love. Non c’è nulla non sia stato già visto, per esempio, in Pasolini o Buñuel. Ho fatto un film sulla vita, e sull’amore, un sentimento di felicità, ma volevo raccontarlo dal lato sessuale. Perché nasconderlo? Io sono comunque etero, almeno fino a oggi. Ormai su Internet ci sono più immagini porno che non porno, in Italia avete Rocco Siffredi. Non si può dire che ciò non si può rappresentare ma bisognerebbe infondere freschezza e vita. Il mondo non pensa che a scopare”.
Agli attori domandiamo se sono rimasti imbarazzati nel girare le scene di nudo e il meno timido è il grazioso Karl Glusman, vagamente somigliante a Robert Pattinson, nel film costantemente in erezione: “All’inizio non ero a mio agio. Mia madre è molto orgogliosa di me, d’altronde quando l’ho conosciuta non era più vergine”.

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Aomi Muyock e Klara Kristin sono bellissime, sembrano la materializzazione della classica fantasia etero-saffica bionda con bruna ma la prima, quando sorride, ci mostra la perdita dei denti anteriori che la mette un po’ a disagio e la seconda ha difficoltà a esprimersi per il suo inglese molto incerto. Ma sono adorabili entrambe. Più come donne, però, che come attrici, francamente discutibili. La Muyock è stata conosciuta dal regista a una festa, la Kristin in discoteca. Glusman ha conosciuto Noé dopo una proiezione a New York ed è stato provinato via Skype.
Nel deludente Love, costato circa 2,5 milioni di euro col contributo di Canal Plus, dice di “essere solo un cazzo, di non pensare un cazzo, di fottere tutto”. Invece lo vedremo prossimamente nell’horror The Neon Demon di Nicholas Winding Refn a fianco a Keanu Reeves, e la sua carriera è in rapida ascesa. A meno che la tremenda accoglienza di Love a Cannes non gli faccia urlare disperato l’ultima, testamentaria parola di Eyes Wide Shut: “Fuck!”.

di Roberto Schinardi – da Cannes

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