Don Marco Bisceglia: il prete che fu tra i fondatori di Arcigay

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Sapevi che tra i suoi fondatori, Arcigay aveva anche un prete?

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Da oggi 16 novembre a domenica 18, Arcigay si riunisce per eleggere la nuova dirigenza. Ma chi fondò l’associazione LGBT?

Chiesa e omosessualità, lo sappiamo, negli anni non sono mai andate molto a braccetto. Fa quindi molto strano sapere che tra i fondatori della più famosa associazione LGBT+, Arcigay, c’è proprio un uomo di Chiesa. E’ don Marco Bisceglia, il prete che per tutta la sua vita ha difeso i diritti degli omosessuali.

Nasce il 5 luglio 1925 a Lavello, in provincia di Potenza. Divenuto parroco di una chiesa proprio nel suo paese di origine a 38 anni, ha passato la sua vita dalla parte dei più deboli, dando una mano a chiunque ne avesse bisogno. Rimediando in questo modo agli errori che la Chiesa stava commettendo, dimenticandosi degli insegnamenti di Gesù Cristo. Don Bisceglia, difatti, è sempre stato critico nei confronti della chiesa cattolica. Inizia a farsi conoscere nel 1975, grazie (o a causa) di un servizio di due giornalisti del settimanale Il Borghese. 

Le false nozze gay con la benedizione di don Bisceglia

I due giornalisti della rivista volevano scrivere un reportage riguardo i matrimoni omosessuali, e per raccogliere informazioni si finsero gay e don Bisceglia non potè fare altro che accogliere con entusiasmo la notizia, dando loro la sua benedizione. Omosessuali veri o meno, la chiesa non poteva assolutamente accettare questo affronto, e rispose sospendendo a divinis il prete. 

Dai fatti del 1975, si arriva al 1980. E al delitto di Giarre. La storia dei due ragazzi gay uccisi (sembra su ordine delle famiglie per la loro relazione) portò alla mobilitazione nazionale, ed è qui che il presidente dell’Arci Enrico Menduni propose a Marco Bisceglia di collaborare, fondando un’associazione. Lui accetta, purché sia destinata a supportare le persone omosessuali. Nacque così, il 9 dicembre 1980, la prima Arcigay, che verrà costituita ufficialmente solo il 2 marzo 1985.

“Non agli omosessuali è destinato l’inferno, ma a chi li emargina, li insulta, li deride, li spinge alla disperazione e al suicidio” – Don Marco Bisceglia, al Corriere della Sera, 11 maggio 1975. 

Dopo il riavvicinamento alla chiesa e la cancellazione della sospensione a divinis, don Bisceglia riprende a celebrare la messa, vivendo assieme ad altri sacerdoti. Negli anni aveva vissuto prima con Nichi Vendola, a Roma, poi con Dadì, un ragazzo di origini algerine, e scoprì di essere sieropositivo. Un settimanale, sembra fosse Panorama, aveva reso pubblica la sua omosessualità. Tutto questo, però, non sembrò turbare chi analizzò la sua richiesta, ovvero un giovane Joseph Ratzinger, in quegli anni prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.

Don Marco Bisceglia, malato di AIDS, dopo la riammissione continuò sempre a lottare per i diritti degli omosessuali, anche se la sua collaborazione con Arcigay veniva meno. Il 22 luglio 2001 morì per il degenerare della malattia. 

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