Da un morboso dopocena a una “fiesta”!

In scena equivoci e falsi gay in commedie acide e travolgenti, tre streghe bellissime e pericolose, e un trionfo camp nel nome della 'Raffa' nazionale.

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Un venerdì sera qualsiasi alla fine degli anni Ottanta, in un locale con musica e buona cucina, tra tavoli di uomini e donne, grigi impiegati di giorno in cerca di qualcosa di diverso per una sera a settimana. Per cercare (o per dimenticare) se stessi, fra musica, alcool e una spensieratezza quasi obbligatoria: una "felice commedia sull’infelicità", secondo il regista Giorgio Serafini Prosperi, che scava in un mondo di trentacinquenni (o giù di lì) trattenuti dai propri ruoli sociali, mettendone a nudo le contraddizioni.

Un testo che alterna ripetizioni sofisticate a volgari scivoloni, finendo per rivelarsi fin troppo severo e a tratti prolisso, ma permettendo alla verve degli attori alcuni momenti memorabili. Come quando la vedova ubriaca confessa alle amiche sbalordite di rimpiangere non il marito scomparso ma gli anni buttati al fianco di quell’uomo flaccido e ingombrante, raccontando, in un delirio alcolico, cosa ha combinato pochi minuti prima tra la toilette e la fontana del locale e lanciando sul tavolo una grossa biglia rossa che sostiene essere un pesce…

Alla sua prova magnifica di interprete fanno da ottima cornice quelle della modaiola un po’ ninfomane e della stizzita prepotente, incapace di uscire da un guscio che vorrebbe imporre anche alle amiche. Più defilati gli uomini, forse i veri responsabili dell’infelicità femminile, e inferiori tanto nel numero (con un terzo che non arriverà mai) quanto nei cliché che rappresentano: il seduttore ormai patetico e l’inguaribile timido abbandonato dalla moglie e puntualmente scambiato per omosessuale (notevole l’attore nel rendere tale ambiguità).

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Trentacinquenni uomini, donne e presunti omosessuali anche nella commedia nostrana e più esplicitamente votata al divertimento Scusa sono in riunione, ti posso richiamare? (in scena a Roma e poi a Torino): un gruppo di ex compagni di università si rincontra dopo anni in occasione della scomparsa prematura di un amico. Più che la malinconia dominano lo sberleffo per il tempo trascorso e per i danni subiti. Fino a che non si renderanno conto di trovarsi al centro di un gioco più grande di loro.

Il giovane autore, attore e regista Gabriele Pignotta è abile nel mescolare una raffica di battute adatte ai tempi e alle capacità degli interpreti con meccanismi propri di altri mezzi di comunicazione, finendo per spingere all’estremo gli equivoci, nutriti dei luoghi comuni più vieti e scontati (in particolare quello sull’omosessualità), ma sempre con un’intelligenza e una leggerezza tali da divenire clamorosamente gradevoli (soprattutto agli stessi gay). Così che le due ore abbondanti dello spettacolo non si fanno sentire, a riprova del fatto che, più che la sintesi, a teatro conta il talento.

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Lo stesso talento che, in ben differente contesto, permette a Gabriele Lavia di azzeccare da anni tutta una serie di riduzioni shakespeariane, ultima delle quali è il Macbeth in scena all’Argentina di Roma, che merita di essere segnalato su questo sito, oltre che per la maestria generale, per una curiosa scelta di regia. Nell’allestire la truculenta tragedia sull’ambizione e sul destino, tra le più amare e appassionanti dell’opera del Bardo e del teatro di tutti i tempi, Lavia ha infatti scelto tre splendide fanciulle per i ruoli delle streghe messaggere di verità e di morte.

Vestite con enormi palandrane aperte sul davanti, e con orrende barbe, le tre inscenano per il protagonista e per lo spettatore una coreografia macabra ma sensuale, misto di erotismo e orrore, attrazione e repulsione, che simboleggia il messaggio stesso che recano: la predizione dell’ascesa e insieme della caduta di Macbeth, che diverrà la sua ossessione e la sua rovina. Tanto nella scena iniziale quanto nella conclusione della profezia a regicidio avvenuto, quando, sull’inquietante talamo del re, di fianco a una regina capovolta e anch’essa nuda, ormai prossima alla follia, riecheggeranno fisicamente le stesse suggestioni del testo.

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Conclusione d’obbligo, infine, per Fiesta!, che torna nella Capitale per festeggiare, insieme con Fabio Canino e il suo gruppo di amici gay e bisex il compleanno della Carrà, tra canzoni, un pericoloso gioco della verità con la "statuina-idolo" di Raffa e l’arrivo a sorpresa di un bel poliziotto eterosessuale. Divertimento assicurato in un appuntamento immancabile per ridere tra noi di tutti i nostri eccessi.

After dinner
di Andrew Bovell
regia Giorgio Serafini Prosperi
con Alessandra Fasciani, Silvana Rossomando, Michela Totino, Cristiano Cecchetti, Angelo Curci
Roma – Teatro Agorà – via della Penitenza 33
info & prenotazioni   339.80.11.606
labteatroinsieme@gmail.com
fino al 26 aprile 2009

La Bilancia Produzioni e Commedy & Co
Scusa sono in riunione, ti posso richiamare?
scritto e diretto da Gabriele Pignotta
con Gabriele Pignotta, Fabio Avaro, Cristiana Vaccaro, Ilaria Di Luca e Andrea Gambuzza
uff. stampa Fabi & Ghinfanti – tel. 06.87420388 – 06.87420509 info@fabighinfanti.it
Roma – Teatro Manzoni –  Via Monte Zebio, 14/c – tel. 063223634 – www.teatromanzoni.info
fino al 10 maggio 2009
Torino – Teatro Gioiello
dal 12 al 30 maggio 2009

Compagnia Lavia Anagni
Macbeth
di William Shakespeare
regia Gabriele Lavia
Roma – Teatro Argentina
Tel 06.684000311
fino al 29 aprile 2009

Fiesta
di Roberto Biondi (e Fabio Canino e Paolo Lanfredini)
con Fabio Canino, Diego Longobardi, Manuela Labate, Sandro Stefanini, Giovanni Di Lonardo
Roma – Teatro La Cometa – via del Teatro di Marcello 4
Tel. 06.6784380
Fino al 3 maggio 2009

di Flavio Mazzini

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