
PETIT FILLE
di Sebastien Lifshitz (Francia, 90’)
Presentato alla 70ma Berlinale, Petite fille ci racconta il fallimento di un sistema incapace di accettare la scelta di Sasha, un bambino di otto anni che ha come unica colpa quella di voler diventare una bambina. Una libertà violata a causa della paura degli adulti di affrontare un tema ancora tabù che si trasforma in una serie ingiustificata di divieti e accuse nei confronti della sua famiglia. L’amore incondizionato dei suoi genitori sarà l’unica difesa contro quell’ambiente ostile che le impedisce di diventare ciò che desidera. Sébastien Lifshitz ci prende per mano per spiegarci il fenomeno della disforia di genere, la sensazione di inadeguatezza nei confronti del proprio sesso, attraverso gli occhi di un bambino e grazie alla grande lezione di tolleranza della madre, andata oltre le proprie convinzioni per un bene superiore: la felicità di sua figlia. Prodotto dall’Agat Films Ex Nihilo, Petite fille è la lotta di una madre contro un sistema ancora ricco di stereotipi, capaci persino di insinuarsi tra le mura scolastiche dove nessuno dovrebbe sentirsi escluso.
