Un’intervista più unica che rara, per uno come lui storicamente così riservato.

Giorgio Armani, 90 anni compiuti lo scorso luglio, si è concesso una lunga e ricca intervista ad Aldo Cazzullo e Paola Pollo, con doppio paginone domenicale sul Corriere della Sera, tra pubblico e privato.

Il primo amore non si scorda mai

Giorgio Armani e gli amori di una vita, tra Sergio, Leo e il primo uomo: "Non vedevo l’ora di farmi accarezzare" - giorgio armani - Gay.it

Un Armani inedito perché desideroso di raccontarsi a cuore aperto,  parlando anche dei propri amori, passati e presenti.

Il primissimo colpo di fulmine, fino ad oggi mai reso pubblico, “fu sotto un capannone sulla spiaggia di Misano Mare, alle 5 del pomeriggio, quando tutti i ragazzi della colonia venivano ricoverati sulla spiaggia per rilassarsi”, ricorda Armani. “Io ero in un gruppo di ragazzi, di bambini, e c’era un responsabile, un giovane uomo, che mi ispirò subito un sentimento d’amore. Non ho ben realizzato questa cosa, non le ho dato seguito. Ma da lì in avanti la mia vita cominciò, in un altro modo”.

Un sentimento che all’epoca, nell’Italia del dopoguerra, non spaventò lo stilista.

“Non capivo cos’era, non facevo differenze tra uomo e donna. Era un’attrazione che sentivo, una cosa bellissima: non vedevi l’ora di stargli vicino, di farmi accarezzare… una grande emozione. Queste cose non le ho mai dette a nessuno. È un ricordo molto emozionante”.

 

La storia d’amore tra Giorgio Armani e Sergio Galeotti

giorgio armani coming out

Poi è arrivato Sergio Galeotti, co-fondatore della Giorgio Armani S.p.A nonché suo compagno negli anni ’70 e primi anni ’80.  Fu Galeotti a dargli fiducia, a spingerlo a mettersi in proprio, a fargli coraggio.

“Ci siamo conosciuti vicino alla Capannina, in Versilia, dov’ero in vacanza per due giorni. Incrociai Sergio in macchina, mi piacque subito il suo sorriso toscano, e diventammo subito amici”, ha ricordato Armani, travolto dal dolore nell’estate del 1985, quando l’amato Sergio morì per complicazioni dovute all’AIDS.

“Quando morì Sergio, morì una parte di me. Devo dire che mi complimento un po’ con me stesso, perché ho retto a un dolore fortissimo. Un anno tra un ospedale e l’altro, io per non ferirlo ho continuato a lavorare, gli portavo le foto delle sfilate, negli ultimi tempi vedevo le lacrime ai suoi occhi. Fu un momento estremamente difficile, che ho dovuto superare anche contro l’opinione pubblica. Sentivo dire: Armani non è più lui, sarà sopraffatto dal dolore, non ce la farà da solo… Anche per questo, a chi mi chiedeva una partecipazione nella Giorgio Armani, rispondevo: no, grazie, ce la faccio da solo”. “Ho avuto una forza di volontà incredibile, per vincere questo dolore crudele. Un anno di attesa perché Sergio morisse. E tutto accadde in un tempo meraviglioso, quando stavamo cominciando a essere qualcuno, a dare una struttura all’azienda, a essere conosciuti nel mondo. Era il momento in cui prendevo fiducia in me stesso; e mi è arrivata questa tegola sulla testa”.

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Giorgio Armani e l’affetto nei confronti di Leo Dell’Orco

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Al fianco di Giorgio, ora, c’è Leo Dell’Orco, suo storico collaboratore da quasi mezzo secolo.  Ma non chiamatelo amore.

 “No, sono un po’ indifferente a quello, perché faccio i conti e dico: è inutile essere innamorato e dare poco spazio al tuo amore, perché lo spazio non ce l’ho. Salvo l’affetto profondo per Leo Dell’Orco, che vive da anni insieme a me, e rappresenta la persona a me più vicina”, ha precisato Armani, a cui i figli mancano “moltissimo“.

“Un mio dipendente, Michele, ha una bambina di cinque anni che adoro, la considero quasi come mia, e questo mi ha fatto capire che sarei stato un ottimo papà. Si chiama Bianca”, ha sottolineato lo stilista, che si è poi concesso due battute sulla politica, definendo “interessante” Elly Schlein (“mi piace“) e quasi incomprensibile Giorgia Meloni: “Non l’ho capita. A volte mi dà fiducia, a volte mi lascia perplesso. Parla, parla; ma deve costruire un po’ di più”.

Giorgio Armani e gli altri stilisti

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Dovendo esprimere un giudizio nei confronti dei propri colleghi, Armani non si è certamente tirato indietro, tanto da definire “due furbacchioniDomenico Dolce e Stefano Gabbana (“però li ammiro“) e una “persona molto carina” il gigantesco Valentino. E se Alessandro Michele  “sta cercando una strada che sia la sua“, Miuccia Pradavive nel suo mondo“, mentre il rapporto con Gianni Versace, ha confessato Armani, era “distaccato“.

“Però c’era una specie di intesa sottintesa. Lo vedevo alla sfilata, lo salutavo da lontano, lui mi salutava. Non parlavamo di moda, vivevamo  in mondi separati, ognuno però conscio dell’esistenza dell’altro. Aveva allargato la sua azienda al mondo, anche attraverso i personaggi, da lady Diana in giù. Io allora mi tenevo molto riservato”.

E ora, quale futuro per Re Giorgio?

“Ho costruito una specie di struttura, di progetto, di protocollo che dovrebbe essere seguito da chi verrà dopo di me in questa avventura. Due o tre anni come responsabile dell’azienda me li posso ancora concedere; di più no, sarebbe negativo. Perché non ci dormo la notte. Non conosco più il sonno profondo e sereno di un tempo. Ora di notte sogno, e nel sogno costruisco il mio futuro. Mi vedo in una delle mie case, accudito da persone fidate”.

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