“Al Giffoni per convertire i bambini”: La Verità contro Unicorni di Andreozzi e Crocini

Gustavo Bialetti scrive di "Unicorni gay" al Giffoni Film Festival, attaccando un film che non ha chiaramente mai visto solo per il piacere di infangarlo.

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Unicorni, il nuovo film di Michela Andreozzi co-sceneggiato da Alessia Crocini
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A pochi giorni dall’uscita al cinema, Unicorni di Michela Andreozzi (qui da noi recensito) è andato incontro ad un insostenibile attacco da parte di La Verità. Il quotidiano di Maurizio Belpietro, a firma Gustavo Bialetti, ha pubblicato un articolo dal titolo “Unicorni gay al Giffoni per “convertire” i bambini”.

Un titolo dai rimandi putiniani e/o orbaniani, che non a caso hanno attuato censure totali nei confronti di film, libri, serie tv e/o spettacoli a tematica LGBTQIA+ perché considerati “propagandistici”.

L’attacco di La Verità a Unicorni di Michela Andreozzi

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Per sostenere simile indigeribile tesi Bialetti si è affidato alle parole concesse a LaRepubblica dalla regista Andreozzi, co-sceneggiatrice del film insieme alla presidente di Famiglie Arcobaleno Alessia Crocini e a Tommaso Triolo. “I bimbi sono sempre più oggetto della propaganda gay, ma anche strumento“, scrive Bialetti, se solo non fosse proprio la destra nazionale ed internazionale ad utilizzare i bambini delle famiglie arcobaleno per portare avanti le proprie battaglie omobitransfobiche.

In Unicorni di Andreozzi, in realtà, sono i genitori i veri protagonisti, famiglie cosidette “tradizionali” che vengono travolte da identità non conformi in tenera età. Bialetti non ha chiaramente visto la pellicola, visto e considerato che parla di “Unicorni gay” e di “animali leggendari dell’iconografia lgbt“, deridendo l’acronimo che a suo dire “si allunga di mese in mese“, tanto da andare “presto su due righe“.

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La penna di LaVerità se la prende con Andreozzi perché la regista ha rivelato che alcuni bambini del film “sono genderfluid e ci sono anche famiglie del gruppo dei genitori unicorni”, come se fosse illegale e avesse commesso un indicibile crimine, mentre il papà protagonista (Edoardo Pesce) “ha paura” mentre la mamma Valentina Lodoviniinclude“. Perché il vittimismo a trazione maschilista ci sta sempre bene, se non fosse che all’interno del film ci sia anche un’altra coppia di genitori dove è la mamma a non accettare l’identità di genere non conforme di suo figlio.

A Bialetti non va giù che Andreozzi precisi come il suo film non sia “schierato“, perché “non pretende di insegnare bensì racconta“, per poi gettare la regista in pasto alle polemiche sui finanziamenti pubblici al Cinema italiano, tanto care alla destra di governo per bocca del ministro alla cultura Alessandro Giuli e della sottosegretaria Lucia Borgonzoni.

Perché in un Paese dove da destra continuano a sostenere che non si possa più “dire niente“, per poi vomitare qualsiasi nefandezza nei confronti della comunità LGBTQIA+ e delle famiglie arcobaleno, nel momento stesso in cui si provi a mostrare e a raccontare qualcosa di “diverso” dalla rappresentazione e dalla comunicazione mainstream si grida all’indottrinamento, alla lobby, alla “conversione adolescenziale”, soffiando su un fuoco che è sempre più bruciante, violento e drammaticamente pericoloso.

 

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