Tiziano Ferro ha fatto pubblicamente coming out il 6 ottobre del 2010. All’epoca 30enne, Ferro aveva fino a quel momento pubblicato 4 acclamati e vendutissimi dischi (Rosso relativo, 111, Nessuno è solo e Alla mia età) e portato a termine 4 tournèe, fino a quando quell’indimenticato 6 ottobre 2010, sulle pagine di Vanity Fair e dopo anni di rumor e smentite, decise di dichiarare la propria omosessualità al mondo.

Quel giorno non esplose nessuna etichetta discografica e non ci furono falò di massa con fan esagitate di Ferro intente a bruciare dischi in piazza, ma soprattutto nessuna avviatissima carriera colò a picco come il Titanic dinanzi ad un iceberg. Anzi. La successiva autobiografia Trent’anni e una chiacchierata con papà divenne un best seller, L’amore è una cosa semplice, suo primo disco post-coming out, venne certificato dalla FIMI come il più venduto del 2012, e soprattutto Tiziano ritrovò il sorriso. Vero, e non finto, concreto. Tolto un peso, e che peso, Tiziano è rinato, come qualunque omosessuale al mondo dinanzi ad una maschera che cade, la propria, e la sua carriera ne ha giovato. In onestà, in felicità personale, nei testi scritti e cantati.

Nel 2016 Il mestiere della vita ha ancora una volta fatto furore, con il successivo tour negli stadi praticamente sold out, mentre ora, alla soglia dei 40 anni e con un matrimonio da poco celebrato, la sua ultima fatica, Accetto miracoli, ha debuttato al primo posto della classifica FIMI tra gli album più venduti della settimana. E non senza concorrenza, anzi. Tiziano ha battuto due monoliti come Mina e Fossati, per la prima volta in coppia, e i Coldplay, idolatrati in mezzo mondo. Segno di un amore, quello dei fan nei confronti di Ferro, che non solo non ha perso un grammo di peso dinanzi a quel lontano coming out, ma anzi ne ha probabilmente guadagnato, in fiducia, stima, condivisione, vicinanza.

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Eppure c’è uno show business, tanto musicale quanto televisivo e cinematografico, che nel Bel Paese continua ancora oggi, 29 novembre 2019, a guardare con timore al coming out pubblico, obbligando attori, cantanti e presentatori a vivere esistenze di pura facciata, costruite ad arte per false copertine e gossip tarocchi. Ma nella stragrande maggioranza dei casi  chi acquista musica, va al cinema e segue una trasmissione televisiva se ne strafrega dell’orientamento sessuale del proprio beniamino. Continuerà ad apprezzarlo, a seguirlo, a comprare le sue opere, che sia etero o LGBT. Siamo alle soglie del 2020 e non più negli anni ’80 o primi anni ’90, quanto purtroppo certe dichiarazioni facevano ancora rumore, clamore, per non dire scandalo. All’epoca ‘uscire dall’armadio’ poteva seriamente ammazzare nella culla carriere da poco decollate, vedi Rupert Everett, ma quei tempi sono fortunatamente passati, archiviati, come dimostrano i sempre più numerosi coming out pubblici in arrivo dallo star system americano e britannico. Il perché questa assoluta banalità non sia ancora stata compresa nel Bel Paese, rimarrà uno dei grandi misteri di questo decennio ormai arrivato agli sgoccioli. L’esempio di Tiziano Ferro è luminoso e dirompente, per il mercato italiano, e prosegue da quasi 10 anni. Dieci anni in cui nessuno tra i suoi colleghi, o quasi, ha capito che non bisogna provare paura alcuna dinanzi alla realtà, al proprio io, alla semplice verità.

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