Le Iene sono andate a curiosare dietro le quinte del concerto di Tiziano Ferro a San Siro, e quello che hanno trovato vale la pena raccontarlo. Non è solo la storia di uno spettacolo enorme, ma di un meccanismo fatto di persone, scelte personali e qualche confessione che non ti aspetti da uno dei cantautori più amati d’Italia.

Tiziano Ferro a San Siro: i segreti che non ti aspetti, dal gobbo nelle orecchie alla psicologa sul palco
Per costruire quello show servono oltre 150 professionisti, dai 40 ai 50 camion e un palco largo 60 metri e alto 25 che viene smontato in cinque ore. Numeri da capogiro, ma Ferro non sembra il tipo da perdersi nei numeri. Quello che gli interessa è altro.
C’è un luogo comune che Ferro smonta subito: l’idea che i concerti negli stadi siano freddi, distanti, meno veri di quelli in un club. Per lui funziona esattamente al contrario:
“Andare allo stadio vuol dire denudarsi e farlo 100mila volte di più. Le persone che dicono: ‘Però sai, i concerti allo stadio non sono intimi quanto un concerto in un club’. È una cosa assolutamente non vera perché quando tu dici la verità, la verità si amplifica e diventa molto più potente nello stadio. L’intimità te la dà la verità e io quelle canzoni le ho scritte preda di una dipendenza, del bisogno di dire la mia verità”.
Poi va ancora più in profondità:
“Se tu hai vissuto una vita dedicando tutto te stesso alla musica, ma tutto, come se fosse una religione, e per me la musica è religione, l’idea di paragonarla ad un’esperienza religiosa non è un’esagerazione. Avviene con lo sport e con la musica.
Portano fisicamente le persone a fare una cosa sola, universale, a spogliarsi di una barriera. Perché si emozionano, gridano, piangono, urlano, si appropriano delle azioni di qualcun altro per dire e per urlare fuori qualcosa che nella quotidianità non saprebbero fare”.
Dal suo tour dipende il sostentamento di 800 famiglie. Tiziano Ferro lo sa bene e non lo dice per impressionare, lo dice come chi porta un peso reale:
“Dal nostro mestiere dipendono la vita, la vita proprio di 800 famiglie, che crea una responsabilità dentro di te enorme. È un senso anche di umiltà perché comunque sono persone che fanno qualcosa per te e tu devi anche ricordarti che quella cosa esiste. Io non mi sento migliore di loro, mi sento parte di quel meccanismo”.
Il segreto rubato a Marco Masini: i testi nelle cuffiette
Qui arriva la confessione più inaspettata, quella che Tiziano Ferro ammette di non aver mai raccontato prima. Dimentica il gobbo, lui ha trovato un sistema tutto suo: si sussurra i testi nelle cuffiette durante l’esibizione:
“Non mi ricordo i testi! Ma col gobbo non ce la posso fare. Io faccio un’altra cosa che è molto più… te la dico, ma non l’ho mai detta… che è tremenda. Mi vergogno un po’. Io mi suggerisco i testi nelle cuffiette. Per esempio: ‘Il tuo è un rosso relativo’. E io sento: ‘Il tuo è un rosso relativo, il tuo è un rosso relativo, senza macchia d’amore…’. Sono io che mi suggerisco i miei testi”.
E da chi ha copiato questa tecnica? Da Marco Masini, durante una notte a Sanremo:
“In realtà io l’ho copiato da un artista che è Marco Masini. Marco non lo sa che io l’ho copiato. Questo perché io ero ospite a Sanremo e prima di me si esibiva Marco Masini. Quindi io aspettavo e nella cuffia avevo quello che sentiva lui: si stava esibendo e si suggeriva, un genio! E da lì… Il fonico ha delle tracce, questa si chiama Masinismi! Marco grazie, mi hai salvato da grandi tonfi”.
Il tour del 2023 e il polipo che non ha detto a nessuno
Quello che ha vissuto tre anni fa è una delle parti più dure dell’intervista. Tiziano Ferro ha portato avanti un intero tour con un polipo alla corda vocale, senza dirlo al pubblico, per non sembrare uno che usa la malattia per vendere biglietti:
“Tre anni fa ho avuto la sfortuna di dover affrontare un tour con un polipo alla corda vocale. E non l’ho detto perché non mi andava che pensassero che io volessi manipolare le persone per poter vendere biglietti. L’ho detto alla fine. È stato un incubo. L’unica cosa che ho bisogno di dire è che io su quel palco ci sarei morto piuttosto che mollare”.
A tenerlo in piedi, una logopedista e una psicologa che lo segue da quasi dieci anni durante i concerti:
“La mia logopedista mi ha aiutato a trovare quella serenità per riuscire a cantare nonostante la presenza di questo corpo estraneo. Ho capito che questa cosa era molto più importante di tutte le diete, corse, cose, fiati.
Poi mi verrà a trovare in pianta stabile la mia psicologa, che mi segue da ormai quasi dieci anni durante i concerti. Sì, forse perché la salute mentale della quale ho bisogno io è una salute mentale che passa anche dal comportamento”.
Tiziano Ferro in concerto: in scaletta solo ciò che conosce anche il tassista
La scaletta che costruisce Tiziano Ferro ha una regola precisa, entrano solo i singoli radiofonici, quelli che la gente conosce davvero:
”La regola numero uno è che sei diventato singolo, radiofonico. Allora finisci in scaletta, se no, no. Sì, perché i concerti ai quali io assisto e che mi piacciono sono i concerti nei quali tutti cantano. E comunque le canzoni che portano le persone ai concerti sono le canzoni che canta il muratore mentre sta lì in cantiere, il tassista. Io voglio la canzone che è entrata nel tessuto della città”.
Per festeggiare i 25 anni di carriera, il concerto si chiuderà con Xdono nella versione con Lazza, mentre ad aprire lo show ci sarà l’ultimo singolo uscito, Sono un Grande.
Raffaella Carrà e la lezione che è rimasta
L’intervista si chiude con una delle pagine più belle. Tiziano Ferro parla di Raffaella Carrà con la voce di chi ha perso qualcosa di importante, e quello che le attribuisce come insegnamento dice molto su come si muove nel mondo:
“Io non mi do così tanta importanza, non sono Pavarotti e non credo di aver scritto le canzoni dei Beatles. Do importanza a quello che faccio perché credo di essere un privilegiato: il mio talento è quello di mettere insieme le persone grazie a un’empatia molto forte, che metto in atto tramite la mia voce.
Raffaella Carrà è stata una delle cose più belle della mia vita. Il suo più grande insegnamento? Ascoltare le persone. Ti diranno quello che vogliono, tu devi fare solo da mezzo. Non sei più importante di loro, non sei meglio di nessuno”.
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