È bastato un trailer, pochi frame con Elliot Page ricoperto di fango, per scatenare una shitstorm social. Odissea, nuovo kolossal di Christopher Nolan in uscita nei cinema d’Italia il 16 luglio, adatta il poema fondativo di Omero con un cast che vede sul set Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o, Zendaya, Charlize Theron e per l’appunto Elliot Page, che ad oggi ancora nessuno sa chi andrà ad interpretare.
Odissea di Christopher Nolan, attacchi a Lupita Nyong’o ed Elliot Page
Ma negli ultimi giorni i troll social si sono schierati in falange e hanno puntato il dito contro Nolan, accusato di aver ceduto al “woke” perché a loro dire Elliot Page potrebbe interpretare Achille e il premio Oscar Lupita Nyong’o l’iconica Elena di Troia. Apriti cielo. Due personaggi di fantasia interpretati da un attore trans e da una donna nera? Nel poema di Omero questi due personaggi erano bianchi e con i capelli d’oro, e allora perché Nolan avrebbe deciso di cambiare, tra Ciclopi giganti, mostri a sei teste e divinità varie? Perché in Troy di Wolfgang Petersen ad interpretare Achille c’era Brad Pitt, nei panni di Elena avevamo Diane Kruger e in questo nuovo adattamento avremo Elliot Page e Lupita Nyong’o? Peccato che Petersen stravolse Omero con Troy, presentando Menelao (interpretato da Brendan Gleeson) come uno dei cattivi della storia, trasformando Patroclo (Garrett Hedlund) nel cugino di Achille, invece che il suo amante, inventandosi la fuga da Troia della moglie di Ettore, Andromaca (Saffron Burrows), e di suo figlio Astianatte, facendo uccidere Agamennone da Briseide (Rose Byrne) e facendo sembrare che la guerra di Troia fosse durata poche settimane, invece di un decennio. Ma all’epoca, era il 2004, non c’erano i social e la stupida ossessione woke non aveva neanche lontanamente preso vita. Chi grida oggi allo scandalo prende ad esempio proprio il film di Petersen, che in quanto a fedeltà nei confronti del poema omerico lasciò molto a desiderare.
Elliot Page sarà Achille?
Rob Finnerty, conduttore di destra di Newsmax, si è pesantemente scagliato contro Elliot Page con queste parole: “Il guerriero più famoso di tutta la storia, non solo di quella greca, Achille, sta per essere interpretato da una donna transgender in un film nuovo di zecca”. Finnerty ha ricordato come Achille fosse descritto come un “guerriero sovrumano” e “letale sul campo di battaglia“, ma Achille, protagonista dell’Iliade di Omero, compare nell’Odissea solo come spirito che parla a Ulisse quando questi si reca nell’Ade. Un ruolo del tutto marginale. “Siamo passati da Brad Pitt a una ragazza che si veste da uomo, alta 1,55 m e pesante 53 kg“, ha insistito Finnerty. “È questa la persona che interpreterà il più grande guerriero della storia perché, per la sinistra, questo è la normalità“. Non contento, Finnerty è poi passato a criticare la scelta di Lupita Nyong’o nei panni di Elena di Troia. “La donna il cui volto fece salpare mille navi, la cui bellezza era incomparabile, una donna che era sicuramente bianca, sarà interpretata da Lupita Nyong’o”. “Non ho nulla contro Lupita, ma ho un problema con la completa riscrittura della storia. Elena di Troia non era nera“. Evidentemente Finnerty ignora che Elena di Troia non fosse una persona reale e che i poemi epici di Omero, l’Iliade e l’Odissea, sono pura mitologia.
Musk vs. Nolan
Ad alimentare gli odiatori social è poi arrivato Elon Musk, uomo più ricco del Pianeta nonché proprietario di X, che da giorni condivide post offensivi e transfobici nei confronti di Odissea. Musk ha retwittato le argomentazione del troll di destra Matt Walsh, secondo cui la sinistra sarebbe stata spinta alla “violenza omicida” se Sydney Sweeney fosse stata scelta per interpretare “la donna più bella d’Africa“, ha riso al cospetto di una foto generata dall’intelligenza artificiale che vede Elliot Page in abiti da guerriero greco che fatica ad aprire un barattolo di sottaceti e ha accusato Nolan di ballare sulla tomba di Omero. Musk ha inoltre sostenuto la tesi secondo cui Nolan avrebbe scelto di scritturare persone nere e trans per soddisfare gli standard di rappresentanza e inclusione dell’Academy per l’ammissibilità agli Oscar, annunciati nel 2020 ed entrati in vigore a partire dal 2024. “Vuole i premi“, ha twittato Elon, mentendo sapendo di mentire.
Le regole di rappresentanza e inclusione Oscar
Per soddisfare gli standard di rappresentanza e inclusione dell’Academy per l’ammissibilità agli Oscar, come scrive Variety, è infatti necessario soddisfare due dei seguenti criteri:
– Standard A: Rappresentazione sullo schermo, temi e narrazioni
Almeno uno degli attori protagonisti o degli attori non protagonisti di rilievo deve appartenere a un gruppo razziale o etnico sottorappresentato.
Almeno il 30% di tutti gli attori in ruoli secondari e minori devono appartenere ad almeno due gruppi sottorappresentati.
-Standard B: Leadership creativa e team di progetto
Almeno due delle seguenti posizioni di leadership creativa e responsabili di reparto — Direttore del casting, Direttore della fotografia, Compositore, Costumista, Regista, Montatore, Parrucchiere, Truccatore, Produttore, Scenografo, Arredatore di scena, Tecnico del suono, Supervisore agli effetti visivi, Sceneggiatore — devono appartenere a un gruppo sottorappresentato.
Almeno altre sei posizioni della troupe/team e tecniche (esclusi gli assistenti di produzione) devono appartenere a un gruppo etnico sottorappresentato. Queste posizioni includono, a titolo esemplificativo, Primo assistente alla regia, Capo elettricista, Segretario di sceneggiatura, ecc.
Almeno il 30% della troupe del film deve appartenere a un gruppo sottorappresentato.
-Standard C: Accesso e opportunità nel settore
La società di distribuzione o finanziamento del film deve offrire tirocini o stage retribuiti a persone appartenenti a gruppi sottorappresentati. La società di produzione, distribuzione e/o finanziamento del film deve offrire opportunità di formazione e/o lavoro per lo sviluppo di competenze tecniche a persone appartenenti a gruppi sottorappresentati.
– Standard D: Sviluppo del pubblico
Lo studio e/o la casa di produzione cinematografica devono avere diversi dirigenti interni appartenenti a gruppi sottorappresentati (devono essere inclusi individui appartenenti a gruppi etnici sottorappresentati) nei loro team di marketing, pubblicità e/o distribuzione.
I “gruppi sottorappresentati” in questione includono:
Donne
Gruppi razziali o etnici
LGBTQ+
Persone con disabilità cognitive o fisiche, o non udenti o ipoacusiche
Smontate le fake news di Musk e dei troll di destra
Due di questi standard devono essere soddisfatti per essere ammissibili agli Oscar.
Quindi è possibile avere un cast interamente bianco, etero e cis e vincere comunque l’ambito riconoscimento, se si soddisfano gli altri standard. “Oppenheimer“, precedente film di Nolan che ha trionfato agli Oscar del 2025, aveva un cast interamente bianco e ha vinto 7 statuette, tra cui quelle per il Miglior film e la Miglior regia. Oppenheimer soddisfò lo Standard B, avendo delle donne come costumista, scenografa, montatrice e responsabile del trucco, lo Standard C, grazie ai programmi di apprendistato interni degli Universal Studios, e lo Standard D, perché Universal ha una donna come presidente (Donna Langley), una donna come presidente della distribuzione internazionale (Veronika Kwan Vandenberg) e una persona di colore come presidente del marketing nazionale (Dwight Caines), oltre ad altre donne nel suo team dirigenziale.
Le argomentazioni avanzate da Musk e dai suoi amici troll, in conclusione, non reggono, alimentando semplicemente odio e disinformazione, tecnica certificata di una destra estrema che non sa fare altro.


