Quattro libri sotto l’albero

La strana famiglia di Cotroneo in "La kryptonite nella borsa". Il genio spagnolo in "Almodovar – Tutto su di me", e poi la Zanicchi e i gay di destra.

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2 min. di lettura

per tutti, proprio tutti Ivan Cotroneo
La kryptonite nella borsa
Bompiani
210 pagine – 14,50 euro
Ecco il libro perfetto, per tutti, da regalare a Natale. Uno di quei libri che non fai nessuna fatica a leggere tutto d’un fiato. Anzi, fai fatica a lasciarlo a metà… La napoletanissima vicenda di Peppino, bimbo occhialuto e bruttarello nato e cresciuto nei quartieri popolari, e,

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soprattutto, quella della sua famiglia tengono il lettore inchiodato pagina dopo pagina, facendolo innamorare di ciascun personaggio dipinto con la freschezza e l’immediatezza di una autentico spirito partenopeo. Ma non crediate che, dopo Cronaca di un disamore, questo terzo romanzo di Ivan Cotroneo, traduttore per l’Italia di Michael Cunningham e Hanif Kureishi, autore di cinema, radio e televisione, si riduca a una foto d’epoca di Napoli com’era. Anche perché, diciamocelo, possiamo vivere all’ombra del Vesuvio come in cima alle Dolomiti, ma un pezzetto di kryptonite da tenere ben nascosto nella borsa ce l’abbiamo tutti… Impossibile riferire la trama del romanzo senza rovinare il gusto della lettura, però qualche accenno ai personaggi lo possiamo dare: accanto a Peppino, sette anni e pochi amici, un paio d’occhiali con le stanghette rotte tenute insieme con lo scotch, c’è la mamma Rosaria, diplomata ragioniera che, dopo aver scoperto che il marito la tradisce, decide di non dirgli niente ma cade in depressione, deve abbandonare il lavoro e addirittura fare qualche visita dal "medico dei pazzi". Durante la malattia della mamma, Peppino passa molto tempo con la nonna Carmela e soprattutto con i suoi zii, Titina e Salvatore, giovani spregiudicati che vivono l’ambiente un po’ alternativo della Napoli anni Settanta, tra canne e sesso facile. Peppino li segue ovunque, assistendo omertoso a scene che normalmente a un bambino non si fanno vedere. E poi c’è Gennaro, il ragazzino strano del quartiere, sempre vestito con una calzamaglia e una tovaglietta annodata intorno al collo a fargli da mantello, che blocca tutti i passanti convinto che nascondano la pericolosa kryptonite capace di sottrargli tutti i suoi superpoteri. Basta, non diciamo altro. Sì, direte voi, ma l’argomento gay? Ci sta, ci sta, ma è ben nascosto… Intendiamoci: siamo in piena letteratura "post gay", quella cioè dove l’omosessualità è quasi incidentale e poco rivendicativa, anche se alla fine il libro si rivela ben più "schierato" di quello che lasci sospettare. Quasi didascalico, se proprio bisogna trovargli un difetto. Ma come potrebbe una favola così ben scritta non avere una morale facile facile da afferrare? 

per cinefili e amanti dei libri d’arte Frédéric Strauss
Pedro Almodovar
Tutto su di me

Lindau
247 pagine, 44 euro
Sono pochi i membri della comunità omosessuale che non abbiano frequentato il cinema di Almodovar. Magari qualcuno è rimasto innamorato dei suoi film d’esordio, come il folle Pepi, Lucy, Bom e le altre ragazze del mucchio o il dissacrante

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L’indiscreto fascino del peccato. Altri si sono semplicemente innamorati di Antonio Banderas, sensualissimo protagonista di la legge del desiderio e Donne sull’orlo di una crisi di nervi e poi hanno detto addio al regista spagnolo. O forse c’è chi lo ha scoperto grazie ai suoi film più recenti e introspettivi, da Tutto su mia madre all’ultimo Volver. Nella cinematografia di Pedro ce n’è per tutti. Frédéric Strauss prova a tracciarne la storia mettendo insieme fiumi di interviste fatte nel corso degli anni in cui – dovremmo dire – cerca di svelare i retroscena delle creazioni almodovariane. In realtà, Strauss è troppo desideroso di far conoscere al regista le sue opinioni sui suoi film e ogni domanda diventa così occasione per proporre la visione, sinceramente non sempre condivisibile, che il critico ha della filmografia di Almodovar. Eppure, nonostante l’autore, il libro riesce a raccogliere qualche dichiarazione interessante e stimolante, soprattutto quando Pedro parla del suo rapporto con gli attori con i quali pare abbia sempre una relazione molto personale anche se non sempre basata su una grande stima. Ma ciò che rende imperdibile questo libro è il materiale fotografico: scatti di scena, dietro le quinte e soprattutto tante immagini delle opere grafiche di Almodovar restituiscono meglio di qualunque intervista il mondo appassionante e curioso del regista che ha saputo tradurre il gusto spagnolo, un po’ pop e addirittura camp, in un linguaggio cinematografico premiato con i massimi riconoscimenti.

per gli amanti del camp Andrea Paltrinieri
Iva Zanicchi – Testarda io
edizioni Nicomp
144 pagine, 15 euro
Forse non si tratta di una delle stelle più luminose del panorama delle icone gay, un orizzonte dal quale qualcuno la escluderebbe del tutto, o per la sua militanza politica a destra o per il fatto di aver

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avuto una carriera tra le più insolite. Eppure sono tanti i gay che hanno seguito le vicende professionali di questa emiliana nata come cantante e finita a fare la presentatrice televisiva passando anche per l’esperienza politica. Ma nonostante una carriera durata quasi 50 anni, il personaggio di Iva Zanicchi rimane per lo più sconosciuto. Andrea Paltrinieri, giornalista e autore 30enne lucchese da anni interessato al rapporto tra canzone e storia del Novecento, ricostruisce in maniera dettagliata le tappe della vita professionale della Zanicchi, senza cedere a pettegolezzi ma cercando di mettere in evidenza le vicende che, dietro le quinte, hanno portato questa donna energica e coraggiosa ad affrontare le scelte che hanno costruito, passo dopo passo, la sua carriera. Una lettura interessante, anche se a tratti troppo fredda, che può soddisfare la curiosità di tutti coloro che hanno ammirato da lontano uno dei personaggi più onnipresenti della tv italiota.
 
per i più politicizzati Marco Fraquelli
Omosessuali di destra
Rubbettino
244 pagine, 12 euro
Non vi fate ingannare dal titolo o dall’immagine di copertina: l’opera di Fraquelli non è una pruriginosa indagine sui gay che votano per Fini né un libro-scandalo sui retroscena delle formazioni neofasciste in cui violenti naziskin si ritrovano a scambiarsi affettuosità tra le lenzuola. Si tratta piuttosto di una analisi storica abbastanza precisa e puntigliosa (abbondante la citazione delle fonti) attraverso la quale questo 50enne studioso milanese vuole seguire il "filo gay" che scorre attraverso la storia della cultura di destra, principalmente quella che fa riferimento al

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nazionalsocialismo. Partendo dall’omicidio di Johann Joachim Winckelmann, studioso di storia antica che nel diciottesimo secolo fondò quella riscoperta dell’arte classica che sarà il riferimento culturale dell’estetica maschilista e guerriera del nazismo, e dall’esecuzione del suo assassino, Francesco Arcangeli, cuoco e malfattore che non negava il proprio corpo a uomini in grado di pagarlo adeguatamente, Fraquelli dedica ampia parte del volume ai personaggi della gerarchia nazista di cui si sa per certo che avessero rapporti sessuali con altri uomini, come il braccio destro di Hitler, Ernst Röhm, capo dei famigerati reparti d’assalto delle SA. Ma ce n’è anche per gli italiani che, durante l’impresa di Fiume, secondo la ricostruzione di Fraquelli, si dedicarono più a sniffare cocaina e scambiarsi effusioni che a imprese militari. Molto interessante il capitolo dedicato a Michel Kühnen, capo riconosciuto del neonazismo tedesco degli anni Ottanta e Novanta, morto di Aids e notoriamente omosessuale, anche se non dichiarato. Fino al personaggio di Mishima e all’associazione di gay di destra GayLib attiva nel nostro paese. Quello che emerge è una lettura avvincente, a tratti necessariamente giocata più sul "sentito dire" che su prove documentarie, ma che restituisce bene la storia di un movimento politico che, al di là del luogo comune che lo vuole acerrimo nemico di ogni manifestazione di affetto tra maschi, contempla una cultura dell’amicizia virile che ha non poche zone in comune con la storia dell’omosessualità.

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