Sacrane torna con “Nudo”, l’intervista di Gay.it: vulnerabilità, desiderio e club culture nel nuovo capitolo artistico – VIDEO

Sacrane pubblica “Nudo”, nuovo singolo che anticipa l’album 2026. Un brano intenso tra vulnerabilità, desiderio e atmosfere club. Ecco il significato e il nuovo percorso artistico, l’intervista di Gay.it.

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Sacrane torna con “Nudo”: il nuovo singolo
Sacrane torna con “Nudo”: il nuovo singolo
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Il 2026 musicale di Sacrane si apre con un tassello importante del suo percorso creativo. Dopo aver chiuso la fase legata alla produzione in lingua inglese e aver inaugurato una nuova direzione con “Self control” a fine 2025, l’artista torna con “Nudo”, disponibile dal 30 gennaio.

Il singolo segna un ulteriore passo verso una dimensione sonora e identitaria più definita. Scritto insieme a Lorenzo Avanzi, produttore che lo accompagna da anni, il brano anticipa anche l’arrivo del nuovo album atteso per l’autunno 2026, progetto destinato a consolidare un immaginario ormai riconoscibile.

Sacrane torna con “Nudo”: il nuovo singolo
Sacrane torna con “Nudo”: il nuovo singolo

Sacrane torna con “Nudo”: il significato del nuovo singolo

Con “Nudo”, Sacrane prosegue l’esplorazione del proprio universo artistico, fatto di contrasti emotivi, tensione sensuale e atmosfere notturne. Il focus si sposta sull’esposizione emotiva e corporea, sul rapporto con lo sguardo altrui e sul timore del giudizio.

L’artista racconta:

“NUDO è un atto di vulnerabilità radicale. Non racconta soltanto la nudità fisica, ma anche la vertigine di mostrarsi per ciò che si è: cicatrici, tremori, imperfezioni. È la paura che chi guarda non scorga il desiderio, ma il difetto; non la passione, ma la crepa”.

Nel brano convivono simbolismi forti e riferimenti mitologici:

“Qui l’eros diventa rito sacrificale, ogni carezza una lama, ogni sguardo un sortilegio. Il brano è un intreccio di miti e contrasti: Afrodite e la mela dell’Eden si fondono in un unico bacio avvelenato, dove il piacere brucia e incatena, la vergogna si traveste da estasi, e l’estasi si trasforma in condanna”.

Il risultato è un racconto sonoro che si muove tra attrazione e inquietudine, con richiami alla club culture internazionale e una produzione che guarda al pop elettronico contemporaneo.

 

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Dal debutto a oggi: l’evoluzione artistica di Sacrane

Sacrane, nome d’arte di Stefano Pellegrino, debutta nel 2018 con Body Shop e l’EP Black Wings, costruendo fin da subito un’identità sonora che unisce elettronica, pop e suggestioni rock.

Il 2020 segna la nascita ufficiale del progetto Sacrane, mentre il 2024 rappresenta un momento chiave con l’album “Free”, pubblicato il 17 maggio in occasione della Giornata internazionale contro omofobia, bifobia e transfobia.

Un lavoro personale che ha rafforzato la sua presenza digitale grazie anche ai videoclip dei singoli.

Nel 2025 arriva una svolta sonora e linguistica. Sacrane lascia da parte alcune sonorità più dark e si apre a un racconto musicale più luminoso e consapevole. Il passaggio all’italiano con Self Control e poi Nudo accompagna questa nuova fase artistica e personale.

 

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Il nuovo album 2026: cosa aspettarsi

Il singolo rappresenta solo l’inizio di un percorso più ampio. Il nuovo album, previsto per la fine del 2026, promette di raccogliere tutte le sfumature dell’identità artistica di Sacrane, tra introspezione emotiva, club sound e una scrittura sempre più personale.

Il progetto sembra orientato verso un immaginario adulto, stratificato e coerente, capace di dialogare con la scena pop elettronica internazionale mantenendo una cifra stilistica riconoscibile.

 

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Intervista a Sacrane: 6 domande sul progetto “Nudo” e sul nuovo album

Con NUDO parli di vulnerabilità e paura del giudizio. Quanto questo brano riflette una fase personale della tua vita?

“NUDO nasce da una serie di prove molto concrete. È il riflesso di fughe necessarie, di situazioni in cui ho capito che restare avrebbe significato tradirmi. Non sono mai stato bravo a scendere a compromessi con ciò che non mi rappresenta, soprattutto quando il giudizio chiede di sorridere e stare al gioco.

Per anni ho usato la voce come uno scudo: vulnerabile, sì, ma sempre in controllo. Con NUDO ho fatto una scelta diversa. Ho tolto l’armatura, ho lasciato cadere la protezione e mi sono mostrato per quello che sono, senza difese. È stato spaventoso, ma anche profondamente liberatorio”.

Dopo anni di produzioni in inglese hai scelto l’italiano. Cosa ti permette di raccontare oggi che prima non riuscivi a esprimere allo stesso modo?

L’italiano mi ha costretto a rallentare, ad ascoltarmi davvero. Mi sta permettendo di raccontare molte mie fragilità e paure, attraverso una scrittura che prima mi terrorizzava per via delle sue regole e strutture un più rigide rispetto all’inglese.

È una lingua infatti che non perdona, richiede precisione e verità. Con il tempo ho smesso di oppormi e ho deciso di fidarmi. Prima scrivevo in modo più istintivo, quasi viscerale; oggi mi prendo il tempo di scegliere le parole, penso al peso che avranno su di me e su chi ascolta. È un vero atto di responsabilità emotiva. L’italiano mi permette di raccontare fragilità che prima lasciavo sullo sfondo, di farle arrivare dritte e senza filtri”.

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Nel singolo convivono eros, mito e spiritualità. Da dove nasce questa estetica simbolica così forte?

Negli ultimi anni ho imparato ad abitare il mio corpo, ad ascoltarlo come si ascolta un oracolo. Da lì sono nati viaggi interiori, terrestri e ultraterreni: infatti, la mitologia è sempre stata una bussola per me, e in questo progetto è ovunque.

Ogni brano è come una preghiera, un dialogo con una divinità diversa. È un disco che chiede aiuto, che si affida. “Tu che sei più antico di me, dimmi come attraversare questo passaggio.”

Questa è stata la domanda iniziale, ancora prima di scrivere una nota: a chi vogliamo parlare? E soprattutto: chi vogliamo invocare?”.

Il legame con la club culture è evidente. Quanto la dimensione del club, anche come spazio identitario e di libertà, ha influenzato questo progetto?

All’inizio ho visualizzato una grande sala da ballo gotica, dentro un castello fuori dal tempo. Candelabri accesi, un organo monumentale, un ballo in maschera dove nessuno sa davvero chi ha di fronte. Ogni maschera è una paura, ogni corpo che danza è una confessione.

In quel momento ho capito quanto sia fondamentale immaginare spazi in cui esistere senza dover spiegare nulla, abbandonarsi alla musica e iniziare a muovere il corpo senza dover pensare a quando e come si tornerà a casa. Il club è questo: sospensione, identità fluida, libertà temporanea ma potentissima.

Volevo fare musica che parlasse di paura, sì, ma che lo facesse ballando, e ho pensato insieme a chi collabora con me “okay, io voglio che un giorno questa musica venga riproposta in quanti più club e discoteche possibili. Anche se parlo di paura e di temi molto forti, rendiamola un trionfo pop”. Le persone hanno bisogno di ballare, e io voglio farle ballare, perché è l’unico modo per restare vivi”.

L’album in arrivo nel 2026 sarà una naturale evoluzione di Self Control e Nudo oppure mostrerà altre sorprese sonore e visive?

Sarà molto di più. Sarà un vero e proprio viaggio dentro i tormenti umani e l’inconscio, fino a intravedere la luce. Perché la luce arriva sempre, anche quando sembra impossibile. Questo disco è il risultato più sincero degli ultimi anni della mia vita, e non potrei esserne più fiero. È solo musica, alla fine, in tutta la sua gloria. Ma è musica che pretende di essere vissuta, suonata e respirata”.

Guardando al tuo percorso artistico, qual è la cosa che oggi ti rende più libero come artista e come persona?

“Ciò che mi rende veramente libero è esprimere quello che penso. Senza esitazioni. Usare la voce, scegliere come, perché e quando usarla. Non c’è niente di più potente.

Io ho deciso di metterla al servizio dell’arte, e non credo che smetterò mai, anche se tutto dovesse crollare. La musica è il mio luogo sicuro. Lì posso essere chiunque, qualsiasi cosa. Ed è lì che torno ogni volta che ho bisogno di ricordarmi chi sono”.

© Riproduzione riservata.

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