Sardegna: quattro mori e tanta gaiezza

Viaggio in una terra dove le difficoltà non fermano la voglia di farcela, tra natura incontaminata, mari mozzafiato e una gaylife tutta da scoprire.

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6 min. di lettura

Sardegna: quattro mori e tanta gaiezza - reportage sardegnaF6 - Gay.it

I sardi. Non li ho ancora inquadrati. Nemmeno dopo quest’ultimo viaggio. Alla fine degli anni 70 e inizio anni 80 avevo organizzato i famosi e originali campeggi gay in giro per il centro e sud Italia: dalla Calabria alla Puglia, dall’Abruzzo alle Marche. La popolazione locale nel bene e nel male ha partecipato all’evento. C’era chi gettava le pietre su noi nudisti della spiaggia di Capo Rizzuto (1979) ma anche tanti maschietti che non vedevano l’ora di incontrarci la notte sulle dune, anche se preferivano una immagine di gay effeminato, truccato e magari con una parrucca. Dopo Vieste, Rodi Garganico, Ortona e Porto S. Elpidio avevo deciso di ritirarmi. Era sopraggiunta la fobia dell’Aids, definita nel 1985 “la peste”, quindi la
vacanza diventava protesta della cittadinanza contro gli untori e noi dovevamo difenderci con assemblee e iniziative politiche per contrastare chi ci contestava. Non era più divertimento ma solo stress, che però ha forgiato tanti partecipanti che poi sono diventati personaggi: da Franco Grillini a Vanni Piccolo, da Porporino a Nichi Vendola. L’Arci Gay decise di continuare nella mia impresa. E ci radunammo ad Arzachena, nel nord della Sardegna, in un campeggio paludoso e distante dal mare. È qui che avrei dovuto conoscere i sardi ma purtroppo non vennero, nonostante la rilevanza data all’iniziativa dai media locali. Nessun contatto quindi con la cittadinanza, con i ragazzi del posto. E i gay?
 

Sardegna: quattro mori e tanta gaiezza - reportage sardegnaF2 - Gay.it

I cosiddetti caghinèrisi dov’erano? Ma anche i maschietti che nelle altre regioni facevano a gara per conoscerci qui non si fecero vedere. Pensavo che fossero molto riservati, magari mi sbagliavo. Affittammo un appartamento ad Alghero, partecipammo alla processione di ferragosto a Sassari, facevamo il bagno nudi nelle stupende insenature della Costa Smeralda e la colazione con ricci appena pescati, birra e pane sardo, il carasau in riva la mare. Ricordi di oltre 23 anni fa. Poi ho scelto altri lidi, soprattutto all’estero. Ma la mia curiosità mi ha spinto ad approfondire. Com’è la gay life al sud della Sardegna? A Cagliari? Non ci ero mai stato e mi sono permesso quindi una vacanza di una settimana durante il ponte d’inizio giugno. Come faccio normalmente ho iniziato a contattare i ragazzi sardi tramite chat e annunci di viaggio su vari siti. Ho avuto delle risposte, abbiamo deciso di vederci ma ho ricevuto tante bidonate. Non cercavo sesso, semplicemente contatti per conoscere direttamente la gente del posto. A parte la disponibilità di Rosy e Maura, titolari del Go Fish, e del loro staff, tutti
gli appuntamenti sono saltati, compresi quelli con i militanti del movimento gay sardo. Disinteresse? Timidezza?
Paura di incontrare qualcuno del “continente”? Non me lo so spiegare. Resta il fatto che gli scambi di mail, di telefonate
e di sms non hanno raggiunto quello che mi aspettavo. Soprattutto la solidarietà è venuta meno. Pazienza. E allora da solo ho girato tutto il sud: da Cagliari a Pula, da Nora a Oristano, da Carbonia a Iglesias. La fregatura è che se non hai la macchina le difficoltà diventano maggiori. Tanti bei posti si raggiungono solo in auto ed io sono refrattario ad affittarla semplicemente perché non conoscendo i posti ho paura di combinare guai. 

Sardegna: quattro mori e tanta gaiezza - reportage sardegnaF1 - Gay.it

Mi sono mosso in treno e in autobus. Sono arrivato all’aeroporto Elmas di Cagliari con la Rynair, un tassista abusivo molto gentile mi ha portato in città in hotel proprio in una traversa di via Roma, nei pressi del Municipio, in pieno centro. Cagliari mi ha affascinato, come anche la bellezza dei ragazzi del posto. Ho optato per una vacanza rilassante: ottimi pranzi e cene a base di pesce, molto mare, letture e serate nei cinema d’essai. In altre città sarei andato in sauna, avrei frequentato i cruising, i cinema erotici, i luoghi di battuage. A Cagliari niente di tutto questo. Per fortuna che c’è Rosy, pioniera da oltre 25 anni della gay life locale. È stata la prima ad intraprendere un’attività commerciale rivolta alla comunità gay e lesbica. La ammiro per il suo coraggio. Sicuramente non deve essere stato facile. Da due anni convive con Maura, una bella coppia. Insieme gestiscono la discoteca del Go Fish, il discobar Magnolia (gay friendly) e il chiosco del Fico d’India, sulla spiaggia del Poetto. Le sue attività e iniziative sono un punto di riferimento importante. La concorrenza e le critiche sono sempre a portata di mano. Come sempre è difficile il coordinamento, l’unità, la collaborazione e questo disorienta la comunità gay locale. Per fortuna a Rosy non manca l’autorevolezza, la caparbietà e la capacità di andare avanti nonostante tutto. E allora in estate migliaia di persone partecipano ai suoi eventi, in spiaggia, con ospiti famosi che arrivano dall’Italia e dall’estero. E nonostante i costi che naturalmente sono rilevanti per via della distanza dal “continente”, lei ospita nell’isola i migliori dj, le più famose drag  queen e perfino i pornoattori più quotati del momento. Il suo pubblico è eterogeneo, lei aspira ad una fusione con la clientela etero e simpatizzante, molte le ragazze lesbiche che stanno uscendo allo scoperto.

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In Piazza Matteotti oltre alla stazione dei treni e degli autobus c’è l’ufficio del turismo. Ritiro mappe, depliant e volantini vari. E così programmo la mia vacanza. All’inizio di giugno mi incuriosisce la VI Edizione del Girotonno nell’Isola di San Pietro. Prenoto un albergo a Carloforte. La mattina c’è la mattanza, ho l’accredito in quanto giornalista, ma non partecipo, solidarizzo con Greenpeace che si batte contro il saccheggio del Mediterraneo, contro le spadare e la pesca illegale. Però il tonno mi piace e ne ho fatto scorpacciata per ben tre giorni durante la sagra nelle ‘Piazze dei sapori mediterranei’ dove chef di sei nazioni (dal Libano al Marocco, dalla Francia alla Spagna) hanno fatto a gara nel presentare piatti tipici. Il Santo Patrono di Cagliari è Efisio. Il primo maggio migliaia di persone si recano a piedi (30 km circa) dalla città fino a Nora, dove c’è la chiesetta che ospita le spoglie del santo. Anch’io ho fatto il mio pellegrinaggio a piedi da Pula a Nora (3 km) per mancanza di taxi, dove oltre al santuario c’è un sito archeologico che vale la pena visitare. Prima i Fenici, i Cartaginesi, i Romani e poi il periodo medioevale, quello spagnolo, pisano, genovese… hanno lasciato tracce indelebili: anfiteatri,torri, chiese ma anche tradizioni e riti, feste, sagre ed eventi per tutto l’anno. Sono l’occasione per approfondire le usanze, i costumi locali, l’artigianato e la gastronomia. Non mancano i problemi, la crisi si fa sentire anche qua, soprattutto il caro-petrolio. Su L’Unione Sarda ho letto che gli operatori ma anche i turisti si lamentano. Dopo il boom del low cost oggi c’è una situazione di stallo. Molti viaggiatori si lamentano perché oltre alle bellezze naturali il sistema non funziona. "Un sistema dei trasporti pubblici disastrosi, i taxi costano più dell’aereo, i noleggiatori di auto sono cari, le informazioni turistiche poco accessibili, alcuni operatori sgarbati che propongono sempre la stessa merce, servizi primari costosi. Insomma solo il mare non basta… 

Sardegna: quattro mori e tanta gaiezza - reportage sardegnaF7 - Gay.it

Se confrontiamo i dati di altri scali turistici del tutto simili alla Sardegna, è subito evidente che i nostri 5 milioni di passeggeri sono niente in confronto ai circa 30 milioni delle Baleari o ai 23 milioni delle Canarie, bisogna muoversi in fretta – dichiara Ciravola, responsabile della gestione dell’aeroporto di Olbia – se non vogliamo essere tagliati fuori dalle tratte low cost". A Cagliari i consumi sono in calo, il 5,5% per il pane ed è la capitale dei rincari: + 4,4%. L’economia non cresce, l’export agroalimentare
è -5,7%. La Sardegna soffre in termini di competitività rispetto alle altre regioni italiane: mancanza di infrastrutture, capitale umano, capacità tecnologica e innovazione. E poi c’è il problema della disoccupazione, intorno al 10% (solo il 39% delle donne ha un’occupazione contro il 47% italiano), della stagnazione del tasso di crescita del Pil (il tasso di crescita pro-capite si è fermato ad un +0,6%). Gli incendi, l’assenteismo cronico, le liti tra Regione e Comune come nel caso della necropoli di Tuvixeddu, uno dei siti archeologici più importanti d’Italia, dove lottizzazione e cemento la fanno da padrone. Nonostante tutte le difficoltà il fascino di questa terra e del suo popolo è irresistibile.
E lentamente la situazione si spera cambi in meglio: il Poetto è stato risanato, funziona una metropolitana di superificie e a breve un treno veloce collegherà Cagliari a Sassari in due ore. Luca Goldoni nel suo ultimo libro sulla Sardegna confessa: "Il mio sogno segreto è quello di vivere qui e di fare qualche week end nel continente". Il dialetto per esempio, "non è un dialetto – sostiene Goldoni – ma una vera lingua, incomprensibile ai forestieri".

di Felix Cossolo dalla redazione di Clubbing

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