Silvia Salis: “Le istituzioni devono essere laiche”, la sindaca di Genova difende il riconoscimento dei figli delle coppie con due mamme – VIDEO

Silvia Salis interviene a Che tempo che fa e difende il riconoscimento dei figli di coppie di donne: dalle scelte da sindaca di Genova alla posizione sulla laicità delle istituzioni.

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Silvia Salis
Silvia Salis
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Silvia Salis torna a parlare in televisione e lo fa con parole nette che ci fanno respirare. Ospite a Che tempo che fa sul Nove, nella puntata del 26 aprile, la sindaca di Genova ha ripercorso il suo percorso personale e politico, soffermandosi anche su una delle decisioni più discusse della sua amministrazione.

Racconta da dove è partito tutto. Dopo un infortunio a pochi mesi dalle Olimpiadi di Rio, si avvicina alla politica sportiva.

Da lì l’ingresso negli organi federali, poi il CONI, fino al ruolo di vicepresidente del Comitato olimpico. Un’esperienza che definisce formativa, soprattutto nel rapporto con le istituzioni.

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Silvia Salis, sindaca di Genova

Silvia Salis: il ruolo a Genova e il futuro politico

Alla domanda su un possibile incarico nazionale, Salis mette subito un punto. Dice:

“Io sono la sindaca di Genova, mia priorità è quella”.

Nessuna apertura a scenari diversi, almeno per ora. Il focus resta sulla città e sugli obiettivi amministrativi.

Sulle primarie del centrosinistra esprime una posizione chiara. Non le entusiasmano. Spiega che, secondo lei, rischiano di aumentare le divisioni invece di rafforzare un progetto comune. Preferisce un lavoro più concentrato su contenuti condivisi.

Il riconoscimento dei figli di coppie di donne

Il passaggio più importante riguarda il riconoscimento dei figli nati all’estero tramite procreazione medicalmente assistita. Una scelta che rivendica senza esitazioni.

Fabio Fazio le chiede conto della decisione, ricordando che si tratta di uno dei primi provvedimenti della sua amministrazione e che in passato il Comune si era opposto.

Silvia Salis risponde così:

“Tutto vero, tutto vero. Perché le istituzioni devono essere laiche, indipendentemente da quello che sia l’approccio personale”.

Poi entra nel merito delle critiche arrivate dal centrodestra e amplia il ragionamento:

“Quello che non capisce la destra è che queste bambine e questi bambini esistono, indipendentemente dal fatto che loro li vogliano riconoscere o meno, semplicemente stanno negando alle loro famiglie di avere le tutele e i diritti che hanno le famiglie con una mamma e un papà.

E credo che questa sia una forma di aggressività verso i bambini che non è giustificata da nessun posizionamento politico. Io sono cattolica, ho le mie idee personali, ma quando amministro uno stato che è laico, devi tutelare i diritti delle persone, soprattutto se sono dei minori”.

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I primi riconoscimenti a Genova

Lo scorso novembre il Comune di Genova ha registrato i primi 11 riconoscimenti ufficiali di figli nati da coppie di donne tramite PMA all’estero.

All’atto erano presenti anche gli assessori della giunta e l’avvocata di Rete Lenford Ilaria Gibelli. Il principio che guida questa scelta è chiaro. Al centro c’è l’interesse del minore, con il diritto a un’identità giuridica definita, a una stabilità familiare e alla tutela di entrambe le figure genitoriali.

Dal Pride agli atti amministrativi

Durante il Liguria Pride del giugno 2025, Silvia Salis aveva anticipato l’intenzione di procedere con i riconoscimenti. A distanza di pochi mesi, quella promessa si è tradotta in atti concreti.

È una linea che attraversa tutta la sua amministrazione. Non resta sul piano delle dichiarazioni, ma si traduce in decisioni precise.

Educazione affettiva fin dall’infanzia

Tra le iniziative avviate c’è anche un progetto sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, pensato per partire già dai tre o quattro anni. Un’ora a settimana dedicata a emozioni, corpo e rispetto.

L’impostazione è semplice. Offrire strumenti per crescere con consapevolezza, senza tabù e senza rigidità.

Un lavoro di base, che guarda al lungo periodo e prova a intervenire prima che si consolidino modelli di esclusione o sopraffazione.

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