Cantautrice, scrittrice e disegnatrice, Sylvia Cry Her è una ragazza trans di 29 anni. Nel nuovo episodio di Generazione Queer racconta il suo percorso di affermazione di genere, la nascita del suo nome e il modo in cui la musica le ha salvato la vita.

Generazione Queer è il format Youtube di Gay.it realizzato da Valerio Calcagni, filmmaker, autore e content creator che racconta storie, curiosità e fatti di cronaca del mondo LGBTQIA+ con un taglio documentaristico, divulgativo e storico.

Dopo l’intervista a Giuseppe de Candia, il nuovo episodio è dedicato a Sylvia, sicula di nascita e romana di adozione.

Sylvia e Valerio Calcagni
Sylvia e Valerio Calcagni

Alla scoperta del mondo di Sylvia Cry Her

Fin da bambina, Sylvia ha trovato nella lettura, nella scrittura, nel mito e nella fantasia un modo per raccontarsi e capire il mondo. La musica arriva alla fine delle superiori, con le prime lezioni di canto, trasformandosi presto in qualcosa di più profondo: non solo un percorso artistico, ma anche identitario. Per Sylvia scrivere una canzone significa dare forma a un dubbio interiore, capire cosa sente e trovare parole per ciò che, nella vita quotidiana, non riuscirebbe a spiegare.

Nell’intervista con Valerio Calcagni, Sylvia racconta il rapporto con la famiglia, il percorso di affermazione di genere, la nascita del suo nome e il significato profondo che attribuisce alla parola queer.

“Per me personalmente queer è chi ha scelto di essere qui, chi ha scelto di accettarsi in tutte le forme, di esistere e di essere felice dell’amore, ed anche della propria espressione”, spiega.

Una definizione che attraversa tutta la sua storia, fatta di scoperte, fratture, silenzi in famiglia, ma anche di una libertà conquistata attraverso il corpo, la musica e la possibilità di nominarsi.

Quando è nato il nome Sylvia

Generazione Queer, intervista a Sylvia Cry Her: “Mi sono sentita libera”. La ragazza trans che ha risposto all’odio senza urlare - tatuaggio sylvia - Gay.it

Uno dei passaggi più intensi dell’intervista riguarda la nascita del suo nome, arrivato in una notte di novembre del 2023. “Io sono nata il primo luglio, poi sono rinata il 4 novembre. Il nome Sylvia viene da una scoperta notturna. Era il 3 novembre 2023. Vedo un film bellissimo, Olimpo di Özpetek, e questo film mi ha aiutata a guardarmi”, racconta.

Per molto tempo Sylvia aveva pensato di essere un uomo gay, perché provava attrazione per i ragazzi. Ma quella definizione, spiega, non le apparteneva fino in fondo: “Questa immagine mi forzava. Il film mi ha fatto sbloccare e dire ‘ma io non sono un maschio!’”.

Da quella consapevolezza nasce anche il nome Sylvia. Quella notte prende la chitarra e inizia a scrivere una canzone. Nel testo comincia a ripetere quello che diventerà il suo nome. Un anno dopo, nel novembre 2024, guardando il calendario, scopre che il 3 novembre è Santa Silvia. Da allora considera il 4 novembre la sua seconda nascita, la nascita di Sylvia, una data che oggi porta tatuata sulla mano insieme a quella biologica: 01/07 e 04/11.

“Ho sentito che ero leggera, sconfinata”: il corpo come libertà

Generazione Queer, intervista a Sylvia Cry Her: “Mi sono sentita libera”. La ragazza trans che ha risposto all’odio senza urlare - sylvia 1 - Gay.it

Nel racconto di Sylvia, la libertà è qualcosa che passa dal corpo, dai vestiti, dal modo in cui finalmente ci si riconosce davanti allo specchio:

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

“La sensazione di totale libertà l’ho avuta tre anni fa, quando comprai questa vestaglia. Libertà assoluta, perché ho sentito che ero leggera, sconfinata. Ricordo di aver fatto il giro su me stessa e di aver finito di giocare con le mie paure. Ho capito quello che voglio. Oggi, a quasi 29 anni, mi riguardo indietro e so che c’ero sempre stata, ma non avevo lo spazio per dirmelo, perché badavo molto agli altri e alla sicurezza che potevo portare”.

Uno dei momenti particolarmente dolorosi della sua vita è datato 6 settembre 2022. Durante una seduta con la sua terapeuta, arriva a un punto di rottura. La terapeuta le dice: “Tu sei talmente malleabile per le persone che sei di argilla, così rischi di non essere niente”.

Quella frase la colpisce in profondità. Sylvia si trova davanti a una scelta radicale: iniziare a vivere davvero oppure smettere di esistere. La sera stessa scrive una canzone per un ragazzo di cui era innamorata. Ed è proprio nell’atto di creare, di mettere qualcosa di sé dentro una canzone, che capisce di avere davvero un senso di esistere.

La musica, ancora una volta, la salva. “Insieme alla terapia”, dice.

Il video sulla libertà e i commenti d’odio

La storia di Sylvia è anche quella di una ragazza trans che sceglie di non lasciare all’odio l’ultima parola. In un video pubblicato sui social, dice di sentirsi felice e finalmente sé stessa. Quel contenuto, girato in un momento in cui si sentiva più libera che mai, viene travolto da oltre 250 commenti omotransfobici. Una reazione violenta e sproporzionata, arrivata semplicemente perché aveva scelto di mostrarsi nella propria felicità.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Sylvia Cry Her (@sylviacryher)

Eppure, la risposta di Sylvia non passa dalla rabbia né dall’insulto. Il suo video, sussurrato e calmo, supera il milione di visualizzazioni, dimostrando che si può fare rumore anche senza gridare e senza usare l’odio come arma contro gli hater.

“Non mi serve uccidere qualcun altro che non mi approva per esserci e non voglio uccidermi perché io possa vincere sopra un altro. L’importante è che ci siamo tutti e due”.

© Riproduzione riservata.