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The Batman, Recensione: Robert Pattinson e Matt Reeves rilanciano il mito di un Cavaliere sempre più Oscuro

Dal 3 marzo al cinema, un noir coraggiosamente violento, audace, crepuscolare, dannatamente ambizioso e sicuro di sè. Semplicemente il nuovo Uomo Pipistrello.

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4 min. di lettura

Archiviare definitivamente Christian Bale e Christopher Nolan, dimenticando Ben Affleck e Zack Snyder. Robert Pattinson e Matt Reeves hanno accettato un compito particolarmente arduo nel salire a bordo della batmobile Warner DC del nuovo, ennesimo rilancio dell’Uomo Pipistrello, qui semplicemente definito The Batman, con l’ex divo di Twilight sesto Bruce Wayne cinematografico dopo Michael Keaton, Val Kilmer, George Clooney, Bale e Affleck.

Reeves, 15 anni fa esploso con Cloverfield e in grado di confermarsi negli anni con Apes Revolution e The War, ha messo mano ad uno script che guarda ad Alan Moore e ad una cinematografia anni ’70 che abbraccia Chinatown, Taxi Driver e Il braccio violento della legge, tracciando il volto di un Batman oscuro, vulnerabile e vendicativo, accecato dai sensi di colpa per l’omicidio dei genitori quando era poco più che un ragazzino.

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The Batman, Robert Pattinson e Zoë Kravitz

Reeves evita di mostrarci tutto ciò per l’ennesima volta, lasciando spazio e voce ad un Bruce Wayne che si presenta ai criminali di Gotham City come “I’m Vengeance“, incutendo terrore, seminando paura, muovendosi nell’ombra tra rapinatori e delinquenti da strapazzo, mentre la corruzione dilaga tra le più alte sfere della città. Se l’indimenticabile trilogia del Cavaliere Oscuro aveva reinventato il cinecomic, The Batman segue pedissequamente quanto realizzato da Nolan e successivamente dal Joker di Todd Phillips guardando al genere noir, perché l’uomo pipistrello di Pattinson è un vigilante mascherato che si trasforma in detective, in spalla per il commissario Gordon, dinanzi ad un serial killer che ha preso di mira l’élite di Gotham con una serie di malvagi stratagemmi ed efferati omicidi. Edward Nashton / alias l’Enigmista (Paul Dano) lascia dietro di sè una sanguinosa scia di criptici indizi che spinge Batman a indagare nei bassifondi, incontrando personaggi come Selina Kyle / alias Catwoman (Zoë Kravitz), Oswald Cobblepot / alias il Pinguino (Colin Farrell) e Carmine Falcone (John Turturro). Prove che iniziano a condurlo più vicino alla soluzione, obbligandolo a stringere nuove alleanze, smascherare il colpevole e a rendere giustizia all’abuso di potere e alla corruzione che da tempo affliggono Gotham City.

Prende forma con l’Ave Maria il The Batman di Matt Reeves, piacevole sorpresa cinefila di inizio 2022, blockbuster dall’infinita durata (180 minuti, tanti, troppi) che consapevolmente dilata la propria narrazione disegnando i lineamenti di una società ormai prossima all’implosione. Perché la fiducia nelle istituzioni è precipitata, l’anarchia è sempre più prossima, la criminalità dilaga, insieme a corruzione e perverse menzogne. Reeves e Peter Craig, co-sceneggiatore, guardano al memorabile Seven di David Fincher (con tracce di Jigsaw) nel costruire un crime movie ad incastro in cui il malvagio piano criminale dello psicopatico di turno si dipana lentamente, indovinello dopo indovinello, peccato capitale dopo peccato capitale, mentre Gotham City è più cupa che mai e apparentemente senza possibilità alcuna di essere salvata.

Malinconico, combattuto e arrabbiato con sè stesso e con il mondo intero, nonché alla disperata ricerca della propria identità, lo “struccato” Batman di Robert Pattinson è una piacevole folgorazione, credibile e ben pennellato “Kurt Cobain” mascherato, infastidito dalla luce del sole, auto-isolatasi creatura della notte sfaccettata nei suoi dilemmi, nelle proprie debolezze, nei sentimenti che improvvisamente tornano a galla dinanzi alla conturbante Selina Kyle / alias Catwoman, in passato interpretata da Michelle Pfeiffer, Anne Hathaway e Halle Berry. Ma Zoë Kravitz le dà ulteriore vita, la decima, la migliore tra tutte, rendendola creatura ipnotica e fascinosa, ladra d’amore vendicativa e implacabile, gattara che manda giù latte dopo una faticosa scazzottata con tracce di bisessualità lasciate a galleggiare in superficie. La chimica tra Zoë e Robert è sorprendente, mentre Paul Dano, da buon villain che si rispetti, ruba la scena a chiunque. Il suo Enigmista in verzione Zodiac (ancora David Fincher) in passato interpretato da Jim Carrey ma con tonalità cartoonist, è uno spietato assassino, volto bonario che maschera brutalità, con occhi dolci schermati da giganteschi occhiali che nascondono genio, crudeltà e follia. Al suo fianco un irriconoscibile Colin Farrell ‘introduce’ il temibile Pinguino, in attesa che anche il Joker faccia il suo immancabile e annunciato ritorno.

Trainato dalle imperiose musiche di Michael Giacchino, The Batman è audace, crepuscolare, dannatamente ambizioso e sicuro di sè (tanto, troppo), con la cupissima fotografia di Greig Fraser intervallata da schizzi rosso sangue ad illuminare una trama tentacolare e sinuosa, che ridisegna l’Uomo Pipistrello che abbiamo imparato a conoscere e ad amare dai tempi del primo storico Batman burtoniano. Matt Reeves prova a riscrivere il concetto stesso di ‘supereroe’ cinematografico, accentuando i traumi vissuti da un giovane Bruce Wayne, tormentato dai suoi stessi incubi e chiamato a compiere un viaggio interiore che possa finalmente far emergere il concetto di “speranza”, come unica possibile salvifica via per la propria anima e la sua Gotham, abbandonando al proprio destino quella vendetta che mai e poi mai potrà cambiare il passato, anche se faticosamente raggiunta.

Thriller poliziesco coraggiosamente violento, squilibrato nella gestione dei tre atti, tremendamente serio e neanche lontanamente “ironico”, The Batman torna alla grandiosa visione nolaniana dell’Uomo Pipistrello, visivamente e registicamente parlando meno spettacolare ma ugualmente potente, cancellando con un colpo di spugna i due discussi e discutibili Batman della coppia Snyder/Afflek, raccontando l’evoluzione di un uomo da tempo fermo in mezzo al guado, traumatizzato da indelebili ricordi. “Something In The Way” canta più volte Kurt Cobain dei Nirvana nel corso del film, al cospetto di un Bruce Wayne solo, disperato, abbandonato, ribelle, furente e contraddittorio, costretto a specchiarsi nel proprio dolore e a risorgere come colui che un giorno riporterà fiducia e luce a Gotham City.

Voto: 7.5

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