Cassazione: è reato insultare qualcuno dandogli del "gay"
Martedì 16 Marzo 2010
Condividi:
|
|
 |
|
|
La Suprema Corte ha stabilito che usare l'orientamento sessuale come offesa nei confronti di qualcuno è reato. I giudici suppliscono alla mancanza di una legge contro l'omofobia. |
|
La giustizia dei tribunali è arrivata prima della politica in tema di omofobia, proprio come si spera che accada il prossimo 23 marzo quando la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla legittimità di vietarel e nozze tra persone dello stesso sesso. La Corte di Cassazione ha stabilito, con la sentenza numero 1939, che dire "gay" a qualcuno con intento denigratorio, anche se ci si dichiara laici e senza pregiudizi, è reato. Con questa sentenza la Cassazione ha confermato la multa di 400 euro comminata ad un vigile urbano 60enne di Ancona che nel 2002 aveva dato del gay ad un suo collega con il quale c'era una forte rivalità per l'ottenimento della qualifica di comandante. Nella lettera l'autore faceva esplicito riferimento ad una presunta vacanza in montagna del collega con un marinaio e del fatto che l'uomo era anche stato allontanato da un club sportivo frequentato da minorenni, con l'ennesima odiosissima allusione ad un'analogia tra omosessualità e pedofilia.
La Suprema Corte ha stabilito che l'espressione è da censurare perché ha un intento denigratorio ed esprime riprovazione per l'orientamento omosessuale."Il tribunale di Ancona - scrivono i giudici della Cassazione -, in sede di rinvio, ha svolto correttamente la sua funzione inquadrando per un verso il termine 'gay' utilizzato nella lettera agli episodi ricordati (vacanza col marinaio e allontanamento dal club), e valutando le ulteriori accuse presenti nella missiva ritenuta offensiva, come denigratorie con giudizio di merito logicamente motivato". La stessa Cassazione aveva respinto il primo ricorso perché aveva giudicato "contraddittorie" le motivazioni "perché la stessa declaratoria di apertura culturale ed agnosticismo nei confronti dell'omosessualità denota chiaramente la riprovazione dell'imputato per le tendenze omosessuali del contraddittore, e la valenza offensiva che attribuiva al termine 'gay' ed alla peculiare diversità che evidentemente a suo avviso esprimeva".
L'avvocato Michele Brunetti, legale del vigile parte lesa nella causa di Ancona, ha dichiarato che il suo cliente, che naturalmente si è detto soddisfatto per la sentenza della Cassazione, si è sentito offeso "perché lui non è affatto omosessuale. Certamente va in vacanza con amici e non si e' mai sposato ma non ho mai avuto l'impressione che abbia quella tendenza".
"E' molto importante la sentenza della Cassazione che condanna come ingiuria dare del gay a qualcuno. E' importante sia sul piano del diritto che su quello culturale - afferma Imma Battaglia, presidente di Gay Project -. Ancora troppo spesso dare del gay è considerato un modo per offendere qualcuno. Fa parte degli usi e dei costumi di molti ed è bene che si inizi a cambiare registro. In più se si pensa, come nel caso preso in esame dalla Cassazione, che spesso si allude all'equazione tra gay e pedofilia questa sentenza va nella giusta direzione. Ora mi auguro che si possa finalmente pensare e parlare di gay senza mirare ad offendere qualcuno. Inoltre mi auguro che questa sentenza sia di buon auspicio per un'altra decisione che aspettiamo per il 23 marzo da parte della Corte Costituzionale sulla questione dei matrimoni gay".
"La sentenza della Cassazione è sacrosanta, ingiuriare un omosessuale è una reato esattamente come ingiuriare qualsiasi altro cittadino - ha dichiarato Franco Grillini, presidente di Gaynet -. L'uso della parola 'gay' come ingiuria è inaccettabile per non parlare di tutte le offese che verso gli omosessuali si adottano persino nelle trasmissioni televisive senza freni. Il reato di ingiuria (di calunnia e di diffamazione aggiungiamo noi) esiste da tempo nel nostro codice penale, fa parte di quei reati 'd'onore' che il Parlamento non ha mai voluto riconoscere come omofobia legiferando coerentemente. Ancora una volta la giurisdizione svolge un ruolo di supplenza a un parlamento sordo ad ogni richiesta della comunità lgbt".
"Non possiamo non plaudire ad un giudice che ha ritenuto opportuno sanzionare una persona che ha usato in modo spregiativo l'orientamento sessuale di un'altra - ha dichiarato all'Adnkronos Andrea Berardicurti delle segreteria politica del Circolo Mario Mieli -. La sentenza è giusta e sancisce anche in Italia che non è possibile offendere in base all'orientamento sessuale e all'identità di genere senza pagare nessuna conseguenza". "Come Circolo Mario Mieli riteniamo che questa sentenza vada nel solco dell'affermazione dei diritti civili delle persone omosessuali, lesbiche e trans - sottolinea Berardicurti - che da anni richiedono tutela". E non poteva mancare anche la condanna, da parte del Circolo Mario Mieli, del parallelismo tra gay e pedofilia. "La maggioranza degli scandali non arriva certo dalla comunità omosessuale - spiega ancora Berardicurti - ma in altri ambiti, come quello famigliare e delle comunità religiose. Quella di un omosessuale è una scelta difficile, complicata, anche pericolosa in una città come Roma che è per percentuale di omicidi gay la prima in Europa e forse nel mondo". |
Gli ultimi interventi su questo argomento dal Forum: |
| Inviato da:
Giurista_perplesso
Data:
19-03-2010 15:47
AristarcoScannabue ma tu pensi che i giudici della cassazione e più in generale la magistratura italiana arrivino a tali sottigliezze?!? Al massimo ci sarà l'1% che ci arriva. Il resto redige i dispositivi dopo essere andato a naso e cercando di stiracchiarli in modo da farli andare bene con o senza logica a quanto sentenziato a naso. Perciò ci sono tante sentenze contraddittorie e perciò sembra che ogni giudice interpreti la legge in modo diverso quando non opposto a quello dei colleghi.
|
| Inviato da:
Aristarco_scannabue
Data:
19-03-2010 12:08
Io non posso dire: "Sei indegno di una promozione
perché sei femmina, Africano, gay o Ebreo"
Questo perché la Costituzione non lo consente
e - nel caso di "gay" - perché lo ha stabilito la Cassazione.
Eh no Almadell, tu ci hai aggiunto qualche cosa..... l'indegnità.
Certo che potrebbe essere un ingiuria dire a uno "sei indegno di fare o di essere qualcosa perché sei questo o quest'altro....".
Ma il problema è se l'ingiuria sta nel giudizio che "sei o fai qualcosa che ostacola" o se sta nel giudizio che "sei indegno" a prescindere.
Se l'ingiuria sta nel giudizio che "sei o fai qualcosa che ostacola", allora l'essere o il fare devono realmente essere ostacolanti, altrimenti dove sarebbe l'ingiuria?
Ma essere gay può essere giudicato ostacolante?
Ovviamente si' se ritengo meno pregevole l'orientamento OMOsessuale di quello ETEROsessuale.
Se invece l'ingiuria sta nel giudizio che "sei indegno" a prescindere, allora l'essere detto gay o frocio o femmina o africano è irrilevante, perché si può ingiuriare anche solo dicendo che sei indegno perché porti i capelli corti o perché hai i peli neri....
Probabilmente (mio pensiero) la Cassazione vuole dire appunto questo che c'è ingiuria se si dice che un altro è indegno di fare qualcosa a causa di atti o fatti che non riguardano la sua capacità accertata di fare quella cosa, ma a causa di atti o fatti non pertinenti.
Però (se è giusto il mio pensiero) in questo caso non c'è alcuna particolare tutela per un gay. Quanto meno non c'è una maggiore tutela di quella che ci sarebbe per un biondone al quale un collega invidioso dicesse " sei indegno di essere promosso perché sei troppo biondo"!
|
| Inviato da:
Aristarco_scannabue
Data:
19-03-2010 11:48
la Suprema Corte colpisce la strumentalizzazione denigratoria del termine non il suo uso quotidiano..
infatti nel caso de quo il fine del soggetto condannato era quello di "sputtanare" parte avversa screditandolo ai fini di una promozione di carriera... avrebbe potuto dire gay, frocio, ricchione non sarebbe cambiato nulla!
E ripeto per chi fa il mio lavoro è un grosso supporto difensivo!
D'accordo ammettiamo che la Cassazione censuri l'intenzione non il termine utilizzato.
A questo punto però qualsiasi termine sarebbe potuto essere utilizzato, anche il termine "X"?
Tizio è "X" quindi non può fare carriera!
Ovviamente no, il problema è l'uso di un termine (qualunque sia) che indica un orientamento sessuale o comunque una qualità che può essere vista come ostacolo alla carriera.
Ma se un orientamento sessuale può essere ostacolo alla carriera è perchè evidentemente quell'orientamento sessuale non è ben giudicato dall'etica prevalente.
Quindi connotare uno come uomo che ha quell'orientamento sessuale può essere percepito come ingiuria.
Quindi infine, se connotare uno come uomo con orientamento omosessuale (qualunque sia il termine usato) può essere percepito come ingiuria, è evidente che avere un orientamento OMOsessuale non è giudicato dalla Cassazione uguale in tutto e per tutto all'avere un orientamento ETEROsessuale....
A meno che non si riconosca che anche connotare un uomo come eterosessuale possa avere una "strumentalizzazione denigratoria"......
HoldenTO, io non discuto che la sentenza ti offra possibilità di "un grosso supporto difensivo" (suppongo contro affermazioni omofobe).
Però è difficile affermare che la sentenza (proprio a causa dell'interpretazione che ne dai tu) sia una conquista di cui i gay debbano andare fieri, perché essa non parifica per niente l'orientamento omo a quello etero, anzi ne conferma la differenza e quindi la discriminazione anche a livello giuridico.
Capisco che non si possa pretendere di avere tutto, botte piena e moglie ubriaca, parità con gli etero e tutela degli omo perché "minus habentes".
Però è un fatto che la sentenza difende i gay nella misura in cui ammette la differenza di apprezzamento tra comportamento omosessuale e comportamento eterosessuale (ovviamente a sfavore di quello omosessuale).
|
Inviato da:
almadell (Veneto)
Data:
19-03-2010 11:36
Guarda il mio profilo su Me2
E invece lo è.
Perché sarebbe un patente caso
di discriminazione per sesso o etnia.
Io non posso dire: "Sei indegno di una promozione
perché sei femmina, Africano, gay o Ebreo"
Questo perché la Costituzione non lo consente
e - nel caso di "gay" - perché lo ha stabilito la Cassazione.
|
| Inviato da:
Aristarco_scannabue
Data:
19-03-2010 11:16
Si può persino sputtanare uno ai fini di una promozione
dicendogli "sei una femmina" o "sei un Africano";
anche se essa è realmente femmina
o è realmente Africano.
E senza che "femmina" o "africano" siano ingiurie.
No scusa, francamente non vedo come possa essere un insulto (o uno sputtanamento) dire a unA sei femmina se è realmente una femmina e se non si nasconde come femmina!!!!
Chiaramente sarebbe diverso se l'interessato fosse un maschio.....
E lo stesso dicasi per Africano anche se a rigore non c'è uno stato "Africa" ma solo un continente "Africa". Però se uno è cittadino di uno stato del continente Africa e non si nasconde come tale, francamente ho difficoltà a pensare che dirgli Africano possa essere considerato uno sputtanamento o addirittura un insulto!
|
Inviato da:
Madjakk (Piemonte)
Data:
18-03-2010 23:47
Guarda il mio profilo su Me2
Quindi compiono reato anche la quasi totalità dei gay stessi (con l'aggravante della coniugazione al femminile, spesso)
|
Inviato da:
almadell (Veneto)
Data:
18-03-2010 16:51
Guarda il mio profilo su Me2
L'ingiuriato era realmente gay, a quanto so.
[quote="Aristarco_scannabue":2r7kovqh]Ma si può sputtanare uno ai fini di una promozione di carriera dicendogli
<sei etero, ti piacciono le donne> ?
Si può persino sputtanare uno ai fini di una promozione
dicendogli "sei una femmina" o "sei un Africano";
anche se essa è realmente femmina
o è realmente Africano.
E senza che "femmina" o "africano" siano ingiurie.
|
|
|
|
| |
|
|
|
| Interagisci con l'articolo |
|
|
|
|
| |
|
|
|