BOLOGNA -
Nicola Calipari, il funzionario dei Servizi segreti ucciso in
Iraq, per proteggere Giuliana Sgrena, è stato per molti anni, come funzionario della Questura di
Roma, il tramite attento e sensibile dei rapporti tra la comunità gay e lesbica romana e le forze di polizia della capitale. Così è stato ricordato con un lungo, caloroso e sentito applauso dal congresso nazionale Arcigay, svoltosi a
Bologna nello scorso fine settimana, che stava attendendo l’intervento di
Piero Fassino, segretario nazionale dei Ds.
Nel 1994 la comunità gay e lesbica romana si rivolse alla Questura della capitale, per stabilire un rapporto continuativo. L’obiettivo era quello di fronteggiare il flagello degli omicidi anti-gay, di accrescere la sicurezza delle persone lgbt (lesbiche, gay,
bisessuali e transgender), e di stabilire una proficua relazione con le forze dell’ordine.
Il funzionario incaricato dal questore di tenere i rapporti con la comunità lgbt fu proprio
Nicola Calipari. Calipari è stato ricordato da
Vanni Piccolo ex consigliere per i diritti di gay e lesbiche dell’allora sindaco di
Roma Francesco Rutelli, come una persona sensibile, estremamente pacata, concreta e disponibile. Fu proprio lui ad istituire, nel 1994, il numero verde della Questura di
Roma cui gay e lesbiche potevano rivolgersi per denunciare violenze e
discriminazioni.
“E’ stato un poliziotto amico di gay e lesbiche – ha detto il presidente nazionale di Arcigay,
Sergio Lo Giudice - Capace di interpretare il suo ruolo di garante della sicurezza con un rapporto amichevole e umano con la società”.
Il congresso si è anche unito alla richiesta del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi affinché gli
Stati Uniti facciano piena chiarezza sulla dinamica dei tragici eventi.
Ieri pomeriggio un applauso altrettanto lungo e sentito ma con sentimenti assai diversi aveva accolto la notizia della liberazione di Giuliana Sgrena.