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LA VIOLENZA NEL SESSO
di Maurizio Palomba
Lunedì 10 Marzo 2003

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Gay.it - LA VIOLENZA NEL SESSO
Vittima di un abuso da bambino, ora cerca inconsciamente rapporti in cui è "costretto" con la forza. E non riesce a vedere nel partner qualcosa di più che un oggetto da usare. Il parere dell'esperto.

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La mia non è una vera e propria domanda... o lo è in parte. Ho scoperto la mia omosessualità a 15 anni circa, anche se già in precedenza avevo avuto qualche avvisaglia, ma ho dovuto aspettare i 19 anni per accettarmi appieno, completamente. Sono un gay felice, nel senso che sono arrivato addirittura a pensare di essere fortunato ad esser gay, perché l'omosessualità è una delle poche cose che mi ha fatto davvero crescere come persona. Per me essere omosessuale non comporta alcun problema ma... ebbene sì, anche io ho un ma, che più che un semplice ma è un ma...cigno.

Da bambino, come molti, ho subìto attenzioni molto particolari da parte di un uomo della mia famiglia. E' una cosa che per molto tempo ho sottovalutato, rimosso, dimenticato... e invece non ho dimenticato proprio nulla. Anzi, talvolta mi tornano alla mente certe immagini, così, all'improvviso, quando sono sovrapensiero. Oppure, anche recentemente, mi capita di avere degli incubi e, ogni volta, nel sonno si aggiungono particolari che mi sconvolgono perché capisco che sono successi davvero e che sono successi proprio a me. Ora, io ho sempre creduto di aver superato questa cosa, di averla combattuta e invece, per sopravvivere, è diventata il mio punto di forza, la rabbia dalla quale attingo ogni giorno per evitare di buttarmi da balcone di casa e, soprattutto, per continuare a vedere questa persona della mia famiglia senza sputargli in faccia.

Ho sempre cercato rapporti violenti, dove il mio partner, spesso occasionale, inconsciamente speravo che mi costringesse a fare certe cose, pur, in realtà, desiderando fortemente e con tutto me stesso un rapporto d'amore basato sulla vita di coppia, cosa che perseguo tuttora. Ma non ci riesco. Un po' perché non trovo la persona giusta e un po' perché questa cosa che ho dentro e che mi toglie tanta energia, mi costringe a fare scelte sempre sbagliate.

Inoltre non riesco a pensare più al partner come ad un essere umano, nel senso che mi sembra più un oggetto, qualcosa da usare, che va bene per un po' e poi da gettare via, da qualche parte. Ed invece so benissimo che il partner è una cosa preziosa, da amare e rispettare. Ma non ci riesco. Sono disilluso, non riesco più a credere all'amore, non riesco ad amare e a credere che qualcuno possa amarmi. E così mi chiudo ogni giorno di più in me stesso, divento sempre più triste. Ma, forse, è meglio restar chiusi in casa che andare a cercare storie tristi di sesso squallido, solo per riprovare "quelle sensazioni" già provate e che mi fanno star male, solo perché magari credo che siano le uniche che mi merito. Prima lo facevo comunque, ci andavo comunque, perché pensavo che tutto sommato era meglio di niente, era pur sempre un contatto. Ora no. Non ne sono così convinto.

Cosa devo fare? Io non lo so... alle volte mi sembra di andare avanti per inerzia. Vorrei esplodere per far vedere a tutti, e soprattutto a me, quanto sono bello dentro, che sono una persona meravigliosa, con tante idee ed una mente fresca e sveglia, e che quel porco, solo quel porco, mi ha rovinato per sempre.

Grazie per l'attenzione e per lo sfogo.

Andrea, 30 anni




Salve Andrea,

leggo con attenzione la tua lettera e partecipo al tuo sfogo immaginando quanto possa essere stato, ed è, difficile, affrontare emotivamente la situazione. Partecipo, nel contempo e con soddisfazione all'accettazione profonda della tua realtà omosessuale, che dici essere stata una delle cose che più ti ha fatto crescere, come uomo, come persona. Da professionista considero che questo processo sia stato ottimale e sano per la tua identità e per il buon funzionamento del tuo Sé. Ma, sì il tuo "ma", oggi riaffiora e, a mio parere, non lo metterei in relazione con l'identità o con la sessualità tout court, credo invece possa essere un catalizzatore delle tue ansie esistenziali rispetto al desiderio di una relazione intima, e forse, stimolo alle tue ossessioni (quei pensieri e sogni che si ripetono), segnali, secondo me, di un'agitazione interna tesa a cercare di realizzare se stesso sia sul piano personale, cioè rispetto a ciò che vuoi essere e diventare, sia, e soprattutto, rispetto alla costruzione di una relazione affettiva calda e nutriente. Qui, parli di scelte sbagliate, forse di partner coi quali poi non riesci, per vari motivi, a costruire un legame, un'intimità. Non so se scelta sbagliata è l'errore o è solo evenienza, come succede a molti, che nei vari tentativi di creare una relazione stabile si ritrovano ad affrontare le differenze o le incompatibilità che la rendono irrealizzabile, improponibile. Ma serve scoraggiarsi? O colpevolizzarsi tirando in ballo storie del passato che tendono a giustificare (più o meno giustamente) l'attuale situazione? Forse c'è un nesso pregnante e, a volte, è indispensabile esplorarlo magari con un operatore competente.

Stare bene con se stessi nella consapevolezza che ^Suna relazione si costruisce e non arriva dal cielo^s, è l'obiettivo che tutti noi, o quasi, cerchiamo di attuare. La vita di relazione è dura ma allo stesso tempo affascinante e, nei vari e a volte ripetuti tentativi di costruirla, spesso attraversiamo tappe e ripercorriamo strade antiche, un po' trovandoci a ri-definirci proprio come in un percorso psicoterapeutico. Sono convinto che avviare e relazionarsi in coppia equivale ad un percorso di psicoterapia "naturale"; se la coppia affronta e accetta nell'affetto che si crea, l'impegno a crescere in questo spazio a due, allora, la relazione, diventa il banco di prova e il trampolino di lancio per conoscersi pienamente e vivere secondo le proprie risorse ed esigenze… ma non è facile.

Il segnale che riguarda la tristezza e la chiusura invece, mi sembrano un disagio più importante in questo momento, da non sottovalutare. Così come lo è l'energia (rabbia?) che vorrebbe esplodere ma non per distruggere, invece, come scrivi, per dire per esprimere come sei dentro, e questo ha un senso tutto psicologico di realizzazione di sé, di coming out in senso lato. Questa energia è la fonte della nostra vitalità, è la strada per "aggredire" il mondo per modificarlo e adattarlo ai nostri bisogni.

Vorrei finire con una domanda rispetto a come concludi - sembrerebbe quasi che cerchi un capro espiatorio alla tua sofferenza (senza comunque togliere responsabilità a quelle "attenzioni" che hai ricevuto e che oggi ritieni, a ragione o a torto, siano le cause del tuo malessere) - la domanda è questa: se non ci fossero state quelle "attenzioni" le difficoltà ad instaurare una relazione affettiva sarebbe diversa?

Mi sembra, e concludo, che anche se una certa sessualità te la vivi in un modo "violento", per sfogo momentaneo, tu però non smetti di chiederti, di crescere, di cercarti, di capire come sei e come puoi migliorare, cercando affetto e intimità e questo, se mi permetti, ci accomuna nella speranza che prima o poi sarà/è possibile.

Chiudersi in te stesso, ritirarsi, va bene se hai bisogno di leccarti le ferite e puoi farlo anche in un setting psicologico-terapeutico, alternando la chiusura a contatti e a scambi con persone che possono accogliere e comprendere. La vita di ognuno di noi è speciale e unica e, spesso, dalla sofferenza si arriva a capire meglio il senso che ognuno di noi cerca e dà alla vita.

Anch'io come te, continuo a cercare e a condividere esperienze affettive nutrienti per crescere insieme a qualcuno!

Grazie per avermi raccontato di te!

Maurizio Palomba
 
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