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GAY, CONDANNATI ALLA SOLITUDINE?
di Maurizio Palomba
Domenica 13 Marzo 2005

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Gay.it - GAY, CONDANNATI ALLA SOLITUDINE?
La visione del proprio futuro di un diciottenne straziato: "Un presente condizionato dai pregiudizi. Una vecchiaia senza figli. Meglio farla finita subito…". La risposta dell'esperto.

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Come vedo il mio futuro?

In un certo senso spero di non vederlo.

Sì perché il sol pensiero di arrivare alla vecchiaia da solo, senza qualcuno che mi possa aiutare, è aberrante. Sì solo, perchè il fatto di essere gay mi toglie la possibilità di avere dei figli. E' un comportamento egoista ma è la realtà... vecchiaia in totale solitudine.

Ma è un passo già arrivare alla vecchiaia!

La massa di gente ignorante e stupida che mi circonda è straziante, ormai ascoltare frasi del tipo "brucierei tutti i gay" mi fanno male, e mi riconducono a 60 anni fa dove per questo motivo 100000 persone furono deportate...4000 superstiti.

La massa soffoca tutto: idee, comportamenti; alzarsi la mattina e sapere di rimanere in classe 6 ore per sopportare schiamazzi e ronzii è una prospettiva angosciante; e il fatto di partire, cambiare città andare via da tutto questo nn risolve nulla, meglio farla finita; oggi, domani tanto non fa differenza.

Sopravvivere per essere discriminato come "scrittore", lettore, omosessuale... perché?! Per aspettare cosa?

Che qualcuno scriva su un mucchio di scartoffie che il baciarsi per la strada è legale, per poi essere picchiati dalla stessa massa che detta legge?

La massa: madre benevola e maligna allo stesso tempo poiché scaccia il figlio che non è quello dei propri sogni: che non si sposerà, che non farà dei figli e che non costruirà la propria casa sulla sua.

Alzarsi ogni mattina per fare cosa?! Lavorare ogni giorno per fare cosa?! Per essere umiliato?!

No grazie, forse sarebbe stato meglio non iniziare proprio a vivere, poiché sensibilizzare una massa informe e crudele non serve a niente. E' uno schifo e continuerò a trascinare questo mio fardello per non so quanto ancora, non so come poiché questo sentimento mi porterà alla follia; aspetta!... credo sia molto meglio essere folli poichè la follia come l'ignoranza coprono il mondo con un velo capace di renderlo normale questo mondo malato e infinitamente crudele.

Joe Harker. 18 anni Lecce.




Salve,

devo dire che l'esperienze che hai sia personali sia di contesto sono dure ed è vero che certi stereotipi sono duri a morire. Comunque "Soli sì, disperati mai!" Peter Yates, un film del 1983. In un certo senso la vita impone a tutti di incontrare la solitudine e non ci è dato sapere se sarà da giovane o nella vecchiaia. Tutti comunque abbiamo la possibilità di costruirci un futuro affettivo e questa è un'esperienza complessa, che riguarda la crescita e tutta la nostra vita affettiva. Non è facile ma non impossibile.

Nel tuo caso, di un ragazzo giovane contornato da un ambiente particolarmente omofobico - spero sia così e non un'esagerazione che apponi tu - ti porta a sostenere e a vivere momenti difficilissimi, che quasi penserei che sarebbe utile farsi aiutare. Non possiamo aspettarci un mondo a nostra misura, comprensivo, accogliente, e intelligentemente sensibile alle diversità! Anzi credo che tutta la vita dell'uomo sia basata sul trovare soluzioni adattive alla diversità/complessità del nostro genere e del mondo che ci circonda.

Si può decidere di essere folli? Che follia sarebbe se potessimo con la nostra intelligenza sceglierla?

Mi viene da offririti i soliti consigli, che ovviamente e oculatamente evito… Trovo nella tua esplosiva tristezza (se di questo si tratta) una grande energia "aggressiva" (da ad gredere: andare verso) e spero che in qualche modo ti farai una ragione e penserai alla tua energia come un motivo per tentare di cambiare il mondo (eheheh!), perlomeno quello che ti è vicino. Dalla base si possono capovolgere i governi come sai.

Affrontare gli stereotipi e i pregiudizi, decidere di esprimersi, fare il Coming Out a volte non è soltanto un personale processo psicologico, ma un impegno sociale. Raramente come psicologo sono così direttivo e da anni sottolineo che il coming out è personalissimo sia dentro un percorso sia di psicoterapia sia di counseling; a volte credo però sia giusto lasciar intendere che un orizzonte chiaro e una vision è sempre un'ottima strada da percorrere fino alla fine, senza codardia e senza pesudo-illusioni.

Una piccola mia esperienza che spero possa farti riflettere. Da quando alla tua età confidai la mia diversità al gruppo di pari di quell'epoca, fui sorpreso di come mi sentivo bene ad interagire con loro e di come capivano ed diventavano sempre più aperti e meno omofobici, anche se prendevano ancora in giro, ma io, da quel momento, ridevo con loro!

A proposito non ti aiuta il tuo personaggio-fumetto preferito che credo sia Joe Harker? (Come vedi mi sono lasciato stimolare dal tuo nick e di conseguenza informato).

Chissà lui cosa avrebbe fatto al tuo posto.

Un saluto e fammi sapere se vuoi informazioni nella tua zona per elaborare le tue perplessità!

Dr Maurizio Palomba

Roma, aiutogay@aiutogay.it
 
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