Diverso da tutto, uguale a nessuno. Touch Me Not di Adina Pintilie lascia spiazzati: non è propriamente un film ma si avvicina di più alla videoarte, è un ibrido algido di documentario e finzione, mescola molte tematiche in modo provocatorio (e talora, onestamente, ricattatorio).
All’ultimo Festival di Berlino ha vinto un contestato Orso d’Oro e il premio per la migliore opera prima, da noi ha inaugurato con successo a Torino – la Sala Uno del cinema Massimo era colma – la quarta edizione del festival internazionale di cinema erotico Fish&Chips che indaga la rappresentazione di sesso e dintorni. Touch Me Not ha richiesto sette anni per essere realizzato e vuole essere sostanzialmente un saggio filmato sui concetti di intimità e voyeurismo, su quanto il cinema rischia davvero a cogliere la profondità di un essere umano pur potendo rimanere solo alla superficie epidermica e quanto questa esperienza ‘alteri’ la naturalezza in nome della visione condivisa. La regista Adina Pintilie appare in prima persona a intervistare i tre personaggi chiave di Touch Me Not: Laura (Laura Benson) soffre di una strana nevrosi, l’afefobia, che le impedisce di toccare ed essere toccata; Tomas (Tomas Lemarquis) ha il corpo privo di peli e ciò gli causa disagio; Christian (Christian Bayerlein) soffre di una grave disabilità e partecipa a un workshop sul contatto fisico nell’ospedale dov’è ricoverato il padre di Laura e dove conosce Tomas.


Ciò detto, riscontriamo però che la lunghezza di due ore sia francamente eccessiva e la parte più verbosa rischia di venire a noia: eppure Touch Me Not merita di essere scoperto.
Uscirà in Italia il 14 febbraio grazie ad I Wonder Pictures.

