È morto Jerry Herman, leggendario compositore di Hello Dolly e il Vizietto: sua l’iconica ‘I Am What I Am’

Jerry Herman ha realizzato uno dei più amati inni della comunità LGBT. Broadway lo piange.

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Si è spento all’età di 88 anni Jerry Herman, leggenda di Broadway, da sempre gay dichiarato e da 30 anni felicemente fidanzato con Martin Finkelstein. Herman vinse due Tony Award, Oscar del Teatro, grazie a “Hello, Dolly” nel 1964 (sua la parte musicale, il libretto è di Michael Stewart) e “Il Vizietto” (libretto di Harvey Fierstein), nel 1983.

Tra i suoi pezzi più celebri anche l’iconica I Am What I Am, resa immortale da Gloria Gaynor negli anni ’80, e da allora autentico inno LGBT internazionale. La sua morte è stata confermata da Jane Dorian, sua figlioccia, all’Associated Press. Tra i suoi musical più amati anche Mame, nel 1966, che aprì a Broadway con Angela Lansbury e Beatrice Arthur nei ruoli principali.

Sieropositivo dal 1985, Herman è deceduto a Miami, il 26 dicembre, per complicazioni polmonari. Il coreografo Sir Matthew Bourne ha reso omaggio al musicista, descrivendolo come “uno dei grandi di tutti i tempi”. 10 anni fa il bellissimo tributo ai Kennedy Center Honors.

Nato nel 1931 a New York, l’amore di Herman per il teatro prese vita dopo aver visto Ethrel Merman esibirsi a Berlino nel musical Annie Get Your Gun. Oltre ai due Tony, Herman vinse anche due Grammy, scrivendo inoltre colonne sonore per quattro film. Herman ha scritto la storia del palcoscenico, in quanto primo compositore ad avere tre musical da oltre 1.500 repliche consecutive a Broadway: Hello, Dolly con 2.844, Mame con 1.508 e Il Vizietto con 1.761. Proprio quest’ultimo, nato nel 1983, fu uno dei primi musical di Broadway ad avere come protagonisti una coppia omosessuale, sulle note di una canzone semplicemente indimenticabile.

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«Questo è il mio mondo, e ci voglio un pizzico di orgoglio; / il mio mondo, e non un posto in cui io debba nascondermi. / La vita non vale nulla / fino a che non riesci a dire: “Ehi mondo, io sono quello che sono!”. / (…)
Non voglio lodi e non voglio pietà: / suono il mio tamburo; / qualcuno dice che è solo rumore, / ma io penso che sia carino. / (…) /
Io sono quello che sono, / e quel che sono non ha bisogno di scusanti/ (…) /
C’è una vita sola, e non ci sono cauzioni o rimborsi; / una vita sola, perciò è il caso di uscire dal nascondiglio.»

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