Pandorogate di Ferragni, parla Fabio Damato: l’ex manager svela tutto a Lucarelli

Fabio Maria Damato, ex manager di Chiara Ferragni, si racconta a Selvaggia Lucarelli nel podcast Burnout.

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Chiara Ferragni con Fabio Maria Damato
Chiara Ferragni con Fabio Maria Damato
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C’è una certa dose di ironia nel fatto che Fabio Maria Damato abbia scelto proprio Selvaggia Lucarelli per rompere il silenzio. La stessa giornalista che nel 2022, con un’inchiesta su Domani, fece esplodere il Pandorogate – la vicenda che travolse Chiara Ferragni, coinvolse Francesco Cannillo e si chiuse lo scorso gennaio con il proscioglimento di tutti e tre gli imputati. 

Damato è intervenuto al Burnout Podcast, e ha raccontato una versione dei fatti che, per forza di cose, non coincide del tutto con quella che la maggior parte delle persone ricorda.

Chiara Ferragni
Chiara Ferragni

Fabio Maria Damato vuota il sacco con Lucarelli sul Pandorogate di Chiara Ferragni

Quando l’articolo di Lucarelli uscì, racconta Damato, qualcosa scattò. Per la prima volta si fece strada il dubbio che la comunicazione adottata fino a quel momento non fosse corretta – un dubbio che, stando alle sue parole, nessuno aveva mai sollevato prima: né chi lavorava internamente, né i consulenti esterni, né le aziende partner: Balocco compresa. 

Persino gli enti benefici coinvolti, quelli legati alle uova di Pasqua e al pandoro, avevano approvato packaging e comunicati stampa senza sollevare obiezioni.

Iniziarono le riunioni, salì il panico, ma la convinzione di fondo restava: l’articolo andava preso sul serio, certo, ma una multa sembrava fuori portata. Nel 2023 arrivò invece la sanzione dell’Antitrust, seguita dal video in cui Ferragni – tuta grigia, tono contrito – chiedeva scusa a tutti parlando di un “errore di comunicazione”. 

Quel video, dice Damato, non lo ha visto prima di chiunque altro: “L’ho ricevuto qualche secondo prima della pubblicazione, in una chat con gli avvocati. Non so se ho fatto in tempo a vederlo tutto”.

Il monologo di Sanremo che non convinceva

I rapporti tra Ferragni e Damato avevano già iniziato a incrinarsi prima che il Pandorogate deflagrasse del tutto. Il Festival di Sanremo 2023, in cui lei partecipò come co-conduttrice, contribuì ad allargare la frattura. 

Il nodo principale fu la famosa “lettera a se stessa bambina” recitata sul palco dell’Ariston. Damato non era convinto: aveva proposto qualcosa di diverso, ispirato a un monologo comico con cui Kim Kardashian affrontava i cliché sul suo conto. Avevano anche incontrato Katia Follesa per svilupparlo insieme. 

Poi Ferragni, a Parigi, gli lesse il testo che aveva già scritto. Lui sollevò qualche perplessità. Lei andò avanti lo stesso.

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“Ho detto delle cose, ma ho trovato della chiusura. Non capivo cosa portasse in più a se stessa e agli altri” – che è un modo elegante per dire che il dialogo, a quel punto, era già diventato abbastanza formale.

Fedez nel camerino: “Io non l’ho mai incontrato”

Durante i giorni del Festival girò anche la voce che Damato avesse cacciato Fedez dal camerino della moglie – episodio collocato in un contesto già movimentato, considerando che il rapper, in gara come concorrente, aveva catalizzato l’attenzione più di una volta, culminando nel memorabile bacio con Rosa Chemical. 

Damato smentisce: “Io non l’ho mai incontrato”. Fine del capitolo.

Le dimissioni date in macchina

Il post-Sanremo fu, a detta di Damato, il periodo più difficile. Ferragni si chiuse, parlava con poche persone, i rapporti diventarono “estremamente problematici”. La distanza tra i due cresceva senza che sfociasse mai in uno scontro diretto. Fino al momento in cui, durante un tragitto in macchina verso un appuntamento, Damato le disse che se ne sarebbe andato. La risposta di lei: “Ok”.

Una sillaba. Nessun dramma e neppure alcuna trattativa. “Io non potevo più dare niente”, racconta. Le dimissioni arrivarono per via digitale.

La storia non finisce del tutto lì: dopo l’addio gli sarebbe stato chiesto di affiancare ancora l’azienda nella fase di transizione. Damato dice di aver accettato solo a precise condizioni – garanzie scritte che lo tutelassero da eventuali ricerche di un capro espiatorio. 

“Potevo dare dei consigli, ma dovevano poi essere analizzati dai tecnici. Non volevo che poi si andasse a cercare un colpevole”.

Una cautela, tutto sommato, comprensibile. In fondo, il Pandorogate aveva già dimostrato quanto velocemente si cercano responsabili quando le cose vanno male.

© Riproduzione riservata.

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