È bastato un messaggio di auguri per l’inizio del Pride Month per scatenare una sequenza di insulti omofobi, offese a sfondo sessuale, associazioni tra omosessualità e malattia, immagini degradanti e inviti a “curarsi”. È accaduto su Facebook ad Alfredo Arciero, giovane che vive a Roma, collaboratore giornalistico e attivista gay, autore di un post pubblicato il 1° giugno.
Sotto quel contenuto, che celebrava l’inizio del mese dell’orgoglio LGBTQIA+, sono comparsi numerosi commenti offensivi. Non semplici critiche al Pride o alla sua dimensione politica, ma attacchi rivolti direttamente alle persone LGBTQIA+, descritte come malate, perverse, contro natura o indegne di rispetto.
Tra i commenti più violenti, uno recita: “Maandateaffanc*lo deficienti depravati pervertiti del ca**o… AIDS per tutti”. Un altro utente scrive rivolgendosi direttamente al ragazzo: “Aborto della natura! Fatti curare, che magari guarisci da questa brutta malattia, anche se ti resta il k*lo rotto”.
Dal Pride Month agli insulti: “siete malati” e “curatevi”
La pubblicazione del ragazzo non conteneva riferimenti politici, attacchi personali o provocazioni: soltanto un augurio per il Pride Month 2026. Nonostante questo, la sezione commenti si è rapidamente trasformata in uno spazio di aggressione verbale.
Tra le frasi lasciate sotto il post compaiono “Siete malati”, accompagnata da bandiere arcobaleno usate in senso dispregiativo e da un’emoji raffigurante escrementi; “Curatevi da uno bravo, anormali”; “Pervertiti”; “Schifosi”.
Altri commenti insistono su allusioni sessuali degradanti. Un utente pubblica il collegamento alla pagina Wikipedia dedicata alla proctologia, aggiungendo: “Quanti nuovi pazienti dopo sto mese?”. Un altro scrive: “Mi raccomando usa la cremina che poi brucia”. C’è poi chi commenta con “E vai col trenino”, chi definisce il Pride “la baracconata” e chi domanda, in tono derisorio: “Ma siamo ancora a carnevale?”.
In alcuni casi, gli insulti non passano attraverso le parole ma attraverso immagini pubblicate come commento: un finocchio, utilizzato come riferimento dispregiativo alle persone gay; un cassonetto accompagnato dalla parola “munnizza”; una grafica con la scritta “Join the circus”; un meme intitolato “L’evoluzione della sinistra”, che costruisce una caricatura omofoba della comunità LGBTQIA+ associandola alla sinistra.

L’omosessualità descritta come malattia e degrado
Il materiale raccolto mostra una forma di violenza omofoba molto riconoscibile: la rappresentazione delle persone gay come malate, sporche, perverse o sessualmente ossessionate. Il riferimento all’AIDS, utilizzato come augurio di morte o sofferenza, riporta nella conversazione social uno stigma che ha segnato per decenni la vita delle persone LGBTQIA+ e delle persone con HIV.
Non è l’unico schema presente nei commenti. Alcuni utenti ricorrono alla retorica della “normalità”, mentre altri contrappongono il Pride a “Famiglia, Tradizione e Fede”. Un commento più articolato riporta: “Si legge Gay Pride e si capisce la verità: patrocini per il Pride da parte dei sindaci con i soldi dei cittadini, politici sui carri in campagna elettorale permanente e offese alla Famiglia, alla Tradizione e alla Fede di molti”.
Il post del ragazzo, tuttavia, non riguardava alcun patrocinio, amministrazione comunale o manifestazione specifica. Era un augurio per il Pride Month. Il richiamo alla politica e alla famiglia tradizionale diventa così il contesto attraverso cui legittimare l’attacco a una persona che si limita a esprimere pubblicamente la propria appartenenza o vicinanza alla comunità LGBTQIA+.
Il richiamo religioso contro il Pride: “Un peccato davanti a Dio”
Tra i commenti compare anche un lungo messaggio di matrice religiosa, nel quale il Pride viene definito una comunità “ANTICRISTO”. L’utente scrive: “Voi giustificate con la Parola ‘love Is love’ UN PECCATO che non vi giustificherà davanti a Dio”, per poi invitare al pentimento: “RAVVEDETEVI e credete il Regno dei cieli è vicino”.
Anche in questo caso, il messaggio non resta sul terreno di un’opinione religiosa personale, ma viene indirizzato direttamente contro l’esistenza e le relazioni delle persone LGBTQIA+, indicate come peccato da cui allontanarsi.
Il ricorso alla religione convive, nella stessa sezione commenti, con insulti espliciti, immagini di rifiuti, auguri di contrarre l’AIDS e riferimenti degradanti alla sessualità. Una convergenza di linguaggi diversi che finisce per produrre lo stesso risultato: trasformare un ragazzo gay in bersaglio per avere semplicemente celebrato il Pride Month.
Profili personali, foto e commenti pubblici: il volto ordinario dell’omofobia online

I commenti arrivano da account che, almeno nella loro rappresentazione pubblica, mostrano nomi, fotografie, immagini familiari o riferimenti territoriali e linguistici. Alcuni utilizzano espressioni colloquiali o regionali, come “munnizza” o “annate”. Altri condividono meme politici, immagini religiose o fotografie personali.
Roma è la città in cui vive il ragazzo colpito dagli insulti; dalle sole schermate non è invece possibile attribuire con precisione una provenienza geografica ai commentatori. Ciò che emerge è un’aggressione pubblica costruita non da un solo messaggio isolato, ma da una pluralità di persone che si inseriscono nella conversazione con offese, derisioni e contenuti degradanti.
È proprio questo aspetto a rendere il caso significativo: l’omofobia online non si presenta sempre attraverso minacce organizzate o campagne coordinate. Può assumere la forma apparentemente ordinaria di commenti lasciati sotto un post Facebook, tra risate, meme, riferimenti sessuali e frasi liquidate come opinioni.
Il Pride Month nasce anche per rendere visibili le vite, le relazioni e i diritti delle persone LGBTQIA+. Nel caso del giovane attivista gay, quella visibilità ha attirato una quantità di commenti che mostrano quanto l’esposizione pubblica possa ancora comportare un costo personale molto alto.
Il suo post non chiedeva privilegi, non insultava nessuno e non apriva un dibattito politico: augurava semplicemente buon Pride Month. In risposta sono arrivate parole violente e offensive, insieme a immagini utilizzate per degradare e deridere le persone gay.
Commenti pubblici, lasciati da profili che almeno all’apparenza mostrano identità, fotografie e contenuti personali, non da una serie riconoscibile di account automatici. Dalle schermate non è possibile stabilire con certezza chi siano gli autori né da dove scrivano. È però possibile constatare la natura dell’attacco: un’ondata di omofobia esplicita sotto il post di un ragazzo che aveva semplicemente scelto di celebrare l’inizio del Pride Month.
