Il 2020 non inizia nel migliore dei modi, almeno per la comunità LGBTQ+. Corre veloce sui fili dei social un altro vile attacco omofobo da parte di Fabio Tuiach, ex pugile e ora consigliere comunale triestino di estrema destra. A riportare la sconcertante notizia è stato il portale di Gayburg. Ancora una volta in Italia a dilagare è  l’ignoranza e, soprattutto, il poco rispetto che i politici hanno nei riguardi  della comunità gay.

Le affermazioni crude e assolutamente fuori luogo sono nate dopo che Fabio Tuiach ha condiviso, sul suo profilo Facebook, un link de Il Corriere.it.  L’articolo ha raccontato di una violenza domestica all’interno di una coppia di due uomini. Per Tuiach questa notizia ha avuto una tale importanza proprio a causa dell’orientamento sessuale dei diretti interessati. Conosciuto già per le sue prese di posizione verso gli uomini che abusano delle proprie mogli, davanti a una notizia del genere il consigliere si lascia andare a un delirio omofobo senza precedenti.

Voi sareste veramente così omofobi da non dare figli a due uomini innamorati che si sfondano il cu*o e litigano solo in mancanza di vasellina? Che mondo di mer**a, se non credi che questo sia amore oltre al blocco sui Facabook, presto sarai rinchiuso in campo di concentramento per omofobi.

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Un commento che è pura follia. Perché dovrebbe esistere un legame con un atto di violenza domestica – che avviene indistintamente tra coppie etero e gay – con le adozioni e i campi di concentramento? La domanda non trova nessun tipo di risposta. Fa rabbia e fa indignare l’odio e l’ignoranza che dilaga tra i nostri rappresentati politici, primi fra tutti che dovrebbero salvaguardare l’integrità del singolo. Sta di fatto che Fabio Tuiach non è nuovo a queste sferzanti filippiche contro le minoranze. È stato lui che di recente ha supportato la tesi che la genitorialità è solo tra uomo e donna, ed è stato proprio lui che ha elogiato l’operato di Mussolini. Chissà, forse era meglio quando praticava il pugilato. La politica non è proprio il suo forte.

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