Beatrice “Kim” Genco de “Il Collegio” è la prima concorrente non-binary di un reality in Italia

Nel cast de "Il Collegio" un'alunna che non si riconosce pienamente nel binarismo di genere.

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Il cambiamento sociale è tale se passa anche tra le frequenze dei media di massa. Nonostante la pervasività dei social come Instagram e TikTok, soprattutto tra i più giovani, ci sono veri e propri programmi di culto che offrono l’opportunità a chi vi partecipa di lanciare messaggi importanti, di notevole richiamo per il grande pubblico. Lo sa bene Beatrice Genco, concorrente della nuova edizione de Il Collegio, il docu-reality di Rai 2 che consente a un gruppo di ragazzi e ragazze di vivere l’esperienza scolastica indietro nel tempo.

Ambientata nel 1977, l’anno dell’esplosione della cultura punk in tutto l’Occidente, l’edizione che debutterà il 26 ottobre prossimo in prima serata vedrà tra i protagonisti Beatrice, che dagli amici si fa chiamare Kim, di fatto la prima partecipante di uno show di massa che non si riconosce nel binarismo di genere. Nel pieno rispetto della sua scelta di pronomi – Beatrice “Kim” Genco utilizza nel video di presentazione quelli declinati al femminile -, il sito della piattaforma RaiPlay parla della giovane di Paderno Dugnano come di una ragazza “dotata di uno spiccato senso artistico, che adora il cosplay e disegna comics e graphic novel”. Aggiunge poi:

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Amante della musica metal, rock e punk, “Kim” non ha problemi a dire ciò che pensa. Se tra le mura dell’istituto di Anagni dovesse «iniziare una discussione, sarò la prima a parlare, cercando di vincere.

Nel filmato di backstory, Beatrice Kim Genco rivela anche di essere religiosamente legata al paganesimo. “Esserlo alla mia età non è strano, è un credo come altri”, confessa, rivelando il suo contatto con i culti politeistici vichinghi e celtici. Una ragazza con le idee ben chiare, sebbene la giovanissima età (ha appena 14 anni!), che spera un giorno di trasferirsi in Giappone per intraprendere la carriera come mangaka, cioè come autrice e disegnatrice di fumetti. Che il racconto circa la sua identità di genere possa rappresentare un motivo di riflessione nella trasmissione, punta di diamante della rete e in grado di attirare davanti al piccolo schermo telespettatori di ogni fascia di età?

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