Negli ultimi anni, termini come “non binary“, “genderqueer” e “genderfluid” sono diventati sempre più comuni, ma spesso possono generare confusione.

Se hai mai provato smarrimento di fronte a queste parole, questa guida fa al caso tuo. Qui risponderemo in modo chiaro e diretto alle domande più comuni sull’identità di genere non binaria.

Cosa vuol dire”non binary”? È una moda recente? 

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Il termine “non binary” si riferisce a chi non si riconosce nelle categorie tradizionali di “uomo” o “donna”. Invece di identificarsi esclusivamente con uno di questi generi, una persona non binaria può sentirsi una combinazione di entrambi, nessuno dei due, o qualcosa di completamente diverso.

La nozione di non binarismo non è qualcosa di nuovo. Identificarsi come non binary non è una moda degli anni 2000, seppur nel dibattito pubblico italiano ci sia stata solo di recente una grande diffusione del termine. In molte culture, esistono da tempo persone che vivono al di fuori delle categorie di genere maschile e femminile. Ad esempio, alcune culture riconoscono un “terzo genere“, che non è né completamente maschile né completamente femminile. In un nostro articolo abbiamo fatto un approfondimento circa le antiche culture non binary.

Le “Muxe“, ad esempio, sono una comunità riconosciuta nel sud del Messico, principalmente nello stato di Oaxaca, che rappresenta un “terzo genere” tradizionalmente accettato nelle culture Zapoteche. Le persone Muxe sono assegnate maschio alla nascita ma assumono ruoli sociali, comportamenti e abbigliamenti che sono tipicamente associati alle donne nella loro cultura. Tuttavia, rivendicano con orgoglio una identità che trascende la semplice divisione binaria tra maschile e femminile, distinguendosi, ad esempio, dalle persone trans binarie.

La discussione sul non binarismo è anche politica. Affermare di essere una persona non binaria è un modo per sfidare le norme sociali che vogliono le persone nettamente divise in “uomini” e “donne”, appunto entro il cosiddetto “binario di genere”. Questa dimensione politica, oltre che identitaria, include la lotta all’autodeterminazione e quella per avere, ad esempio, quei documenti che riflettano la propria identità, oltre che ottenere protezione contro la discriminazione.

Che differenza c’è tra non binary e transgender? 

quante sono le identità di genere?

La differenza tra “non binary” e “transgender” può sembrare complicata, ma è abbastanza semplice da capire con qualche chiarimento.

Iniziamo con “transgender“. Questo termine è un ombrello che include tutte le persone la cui identità di genere non corrisponde al sesso che è stato loro assegnato alla nascita. Alcune persone transgender si identificano come uomini o donne, ma il loro sesso alla nascita è differente dall’identità di genere percepita.

Non binary“, invece, è un termine più specifico che si riferisce a chi non si riconosce nei tradizionali generi di “uomo” o “donna”. Chi è non binary, come abbiamo visto, può sentirsi una combinazione di generi, nessuno dei due, o qualcosa di completamente diverso, senza necessariamente identificarsi come uomo o donna.

Non tutte le persone non binarie si considerano transgender, perché non si identificano necessariamente con il passaggio da un genere all’altro, ma piuttosto vivono fuori o tra le categorie di genere tradizionali. Allo stesso modo, non tutte le persone transgender sono non binary: molti sono uomini o donne trans che si identificano chiaramente entro il binarismo di genere.

Il non binarismo può anche includere una critica al modo in cui la società e il sistema sanitario trattano il genere. Inoltre, alcune persone non binarie possono non cercare trattamenti medici come ormoni o chirurgie, mentre altre sì, a seconda di come desiderano esprimere il loro genere.

In sostanza, “transgender” è un termine più ampio che include chiunque non si identifichi con il sesso assegnato alla nascita, mentre “non binary” si riferisce più specificamente a chi sfugge alle categorizzazioni di genere convenzionali. Non binary è una delle molte identità di genere sotto il termine “ombrello” transgender, ma con specifiche distinzioni legate proprio al rifiuto del binarismo tradizionale di genere, ovvero a quella sorta di regola della società che vuole che ti percepisci e assumi comportamenti da “uomo” se nasci biologicamente uomo e, viceversa, “donna”, se nasci biologicamente donna.

Cosa vuol dire "non binary"? Risposte semplici alle domande frequenti di chi non ha ancora afferrato il concetto - non binary power sign 960x640 1 - Gay.it

E le persone transgender non binarie? Chi sono?

Le persone trans non binarie sono quelle che non si identificano completamente né come uomini né come donne, e allo stesso tempo, non si riconoscono nel genere che è stato loro assegnato alla nascita.

La confusione può sorgere perché tradizionalmente si pensa alle persone trans come a coloro che transitano da un genere binario all’altro, cioè da maschio a femmina o viceversa. Tuttavia, l’essere trans significa semplicemente non identificarsi con il genere assegnato alla nascita, indipendentemente da quale sia il genere con cui una persona si identifica. Quindi, anche chi si identifica in una maniera che non rientra nei tradizionali binari di genere maschile o femminile può essere trans.

Ad esempio, una persona potrebbe essere nata in un corpo che alla nascita è stato classificato come femminile, ma si identifica come non binaria, il che significa che non si vede né pienamente come uomo né come donna. Questa persona potrebbe decidere di intraprendere azioni per rendere il proprio aspetto più androgino, attraverso l’assunzione di ormoni o altri metodi, per riflettere al meglio la propria identità di genere.

Le persone trans non binarie sono, quindi, quelle che si sentono né completamente uomini né completamente donne, e che non si identificano con il genere che è stato loro assegnato alla nascita. La loro transizione, se scelgono di farne una, è guidata dal desiderio di esprimere esternamente questa realtà interna, non necessariamente per conformarsi a un altro genere binario.

Non binarietà: cosa significano i termini “Cis mimetismo”, “passing”, “non med”, “microdosing”? 

Le persone non binarie affrontano vari ostacoli legati alla loro identità di genere, incluse le lotte contro il cis mimetismo e il passing. Questi termini si riferiscono rispettivamente al tentativo di apparire come una persona cisgender (cioè, una persona il cui genere coincide con quello assegnato alla nascita) e al tentativo di apparire come il sesso opposto a quello assegnato alla nascita per conformarsi alle aspettative sociali. Entrambi sono modi per cercare di adattarsi o evitare discriminazioni, ma possono essere limitanti e non autentici per chi non si identifica pienamente né come uomo né come donna.

Non med e microdosing sono due concetti legati al percorso di affermazione di genere. “Non med” si riferisce alla decisione di non intraprendere procedure mediche, come ormoni o chirurgie, per il percorso di affermazione di genere. Questo può essere una scelta personale per coloro che vogliono vivere la propria identità di genere senza trattamenti medici.

Il microdosing è una pratica in cui si assumono ormoni, ma a dosaggi molto più bassi rispetto alle dosi standard. Questo approccio è spesso scelto da persone non binarie che desiderano modifiche fisiche più lievi e graduali, senza i cambiamenti rapidi e drastici che possono derivare da dosi più alte. Per esempio, una dose ridotta di testosterone può portare a una transizione più lenta e controllata, consentendo alla persona di adattarsi gradualmente alle modifiche fisiche.

Che riconoscimento legale c’è in Italia per le persone non binary?

sfide e legalità della comunità non binaria in Italia

In Italia, attualmente, non esiste un riconoscimento legale specifico per le persone non binarie. La mancanza di categorie ufficiali oltre il binarismo di genere maschile e femminile crea notevoli difficoltà, soprattutto quando si tratta di documenti legali e procedure burocratiche che richiedono l’indicazione di un genere specifico.

La legge 164 del 1982, che regola la modifica del genere sui documenti ufficiali, è focalizzata su un percorso di affermazione di genere medicalizzato e non contempla le identità non binarie. Questo rende il processo complesso e limitato, imponendo requisiti che non riflettono la realtà e le esigenze delle persone non binarie.

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Tuttavia, molte persone non binary, allo stesso modo delle persone trans, ricorrono alla carriera alias, una soluzione adottata da alcune istituzioni scolastiche, università e aziende attraverso i contratti collettivi nazionali (CCNL). La carriera alias permette l’utilizzo del nome di elezione all’interno dell’ente: un riconoscimento temporaneo che facilita la vita quotidiana e professionale delle persone non binarie.

Figure come Roberta Parigiani, avvocata e portavoce del Movimento Identità Trans (MIT), sottolineano l’importanza di aggiornare normative ormai datate come la legge 164/1982. Mentre Paesi come la Spagna, la Germania e Malta hanno introdotto il diritto all’autodeterminazione di genere nelle loro leggi, in Italia il cambiamento è ancora ostacolato da una mancanza di volontà politica.

Nonostante le iniziative locali e l’adozione di soluzioni come la carriera alias, rimane la necessità di una riforma legislativa che riconosca pienamente le identità non binarie. È fondamentale promuovere una maggiore consapevolezza e advocacy per garantire che ogni persona possa vivere liberamente la propria identità di genere senza discriminazioni o limitazioni legali.

E da un punto di vista sanitario?

In ambito sanitario, le persone non binarie possono incontrare diverse difficoltà, principalmente a causa della scarsa comprensione e preparazione del personale medico riguardo le loro specifiche esigenze. Tradizionalmente, la medicina si è concentrata su un modello binario di genere, con trattamenti e protocolli specifici per uomini o donne, che non sempre si adattano a chi non si identifica in questi termini.

Per le persone non binarie, questo può significare affrontare ostacoli nell’accesso a cure adeguate, specialmente per quanto riguarda eventuali terapie ormonali ed il supporto psicologico. Ad esempio, il personale medico potrebbe non sapere come gestire una terapia ormonale in dosi ridotte, che è spesso preferita da chi cerca un’androgenità meno marcata.

Inoltre, il misgendering, ovvero l’errore nel riconoscere l’identità di genere del paziente (che in vari casi è proprio mancanza di rispetto), è comune e può causare stress aggiuntivo e disagio. Questo ambiente può scoraggiare le persone non binarie dal cercare assistenza sanitaria, aumentando il rischio di problemi di salute non trattati.

Una maggiore formazione e sensibilizzazione tra i professionisti della salute è fondamentale. Questo include l’apprendimento su come riconoscere e rispettare l’identità di genere dei pazienti, comprendere le loro specifiche esigenze sanitarie, e garantire trattamenti personalizzati piuttosto che standardizzati.

La ricerca clinica ha evidenziato anche la carenza di studi inclusivi di persone transgender e non binarie, il che porta a una scarsa comprensione delle loro specifiche necessità sanitarie. È necessario un maggiore impegno per includere l’identità di genere non binaria nei studi clinici, per migliorare l’assistenza e il trattamento medico che ricevono.

Infine, migliorare la comunicazione tra il personale medico e i pazienti non binari è cruciale. È importante usare un linguaggio neutro e inclusivo, chiedere e rispettare i pronomi e i nomi di elezione dei pazienti, e evitare di fare supposizioni sulla loro identità di genere o sulle loro necessità sanitarie basandosi solo sull’aspetto. Queste pratiche aiutano a costruire un ambiente di cura rispettoso.

Cosa significa linguaggio inclusivo? Come comunicare con le persone non binary? linguaggio inclusivo genere non binario

Il linguaggio inclusivo è un modo di comunicare che rispetta e valorizza tutte le persone, evitando termini o espressioni che possano essere discriminatori o escludenti. Si tratta di utilizzare parole che non stereotipizzano o etichettano, ma che riconoscono la dignità e l’identità di ognuno, indipendentemente dal genere, dall’orientamento sessuale, dall’etnia o da altre caratteristiche personali.

Quando interagiamo con persone non binarie è importante essere attenti al linguaggio che usiamo per rispettare la loro identità. Ecco alcuni suggerimenti su come farlo:

Prima di tutto, è fondamentale non presumere il genere di una persona basandosi sull’aspetto o sul nome. Se non siamo sicuri di quale pronome o nome preferiscano, possiamo chiedere gentilmente: “Quali pronomi preferisci?” o “Come preferisci che ti chiami?“. Questo mostra rispetto e volontà di riconoscere la loro identità.

Evitare espressioni che implicano un genere specifico può aiutare a rendere il linguaggio più inclusivo. Ad esempio, al posto di termini come “uomo” o “donna” quando non è necessario specificare il genere, si può usare “persona”.

Quando parliamo di professioni o ruoli, possiamo utilizzare termini neutri o specificare entrambi i generi. Ad esempio, invece di “il candidato ideale”, si può dire “la persona ideale per questo ruolo”. Questo evita di escludere implicitamente qualcuno basandosi sul genere.

È importante anche evitare stereotipi e generalizzazioni. Non dobbiamo presumere che una persona debba comportarsi o apparire in un certo modo a causa del genere che le è stato assegnato alla nascita. Rispettare le preferenze di abbigliamento, comportamento e espressione di genere delle persone non binarie contribuisce a creare un ambiente più inclusivo.

Nel caso in cui si commetta un errore, come usare il pronome sbagliato, è meglio correggersi con naturalezza e continuare la conversazione senza farne un problema. Questo dimostra che siamo disposti a imparare e a rispettare l’identità dell’altra persona.

Comunicare con le persone non binarie in modo rispettoso significa anche evitare domande intrusive o personali sulla loro identità di genere o sul loro percorso. Se la persona desidera condividere queste informazioni, lo farà di sua iniziativa.

Adottare un linguaggio inclusivo richiede attenzione e pratica, ma è un passo importante verso una società più accogliente e rispettosa delle differenze. Significa riconoscere che ogni individuo ha il diritto di essere chiamato e trattato in accordo con la propria identità, contribuendo così al benessere e alla dignità di tutti.

Qual è il significato della bandiera non binary?

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La bandiera non binaria è un simbolo che rappresenta la comunità non binaria, ideata nel 2014 dall’attivista Kye Rowan. Questa bandiera è stata creata per dare una rappresentazione visiva e unica alle persone di genere non binario, distinguendosi dalle altre bandiere legate alle identità di genere.

Ogni colore della bandiera ha un significato specifico che riflette le diverse esperienze e identità all’interno della comunità non binaria:

  • Giallo: Rappresenta coloro il cui genere esiste al di fuori del binario maschile e femminile, un genere non definito in termini binari. Il giallo è spesso utilizzato per mostrare qualcosa come diverso ed indipendente.
  • Bianco: Simboleggia tutti i generi o l’assenza di genere, rappresentando la presenza della luce e/o del colore.
  • Viola: Rappresenta coloro che percepiscono il loro genere come qualcosa tra il maschile o il femminile, o una combinazione di mascolinità e femminilità. Il viola è il risultato della miscela dei colori tradizionalmente associati al maschile e al femminile (rosa e azzurro).
  • Nero: Simboleggia le persone che si percepiscono come prive di genere.

La bandiera non binary non solo fornisce un simbolo di identità per le persone non binarie, ma serve anche a promuovere la visibilità e l’orgoglio di queste identità.

Bibliografia e risorse utili: 

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