Stop ad allevamenti di animali da pelliccia, la decisione del governo Draghi

Grazie ai fondi del PNRR dell'Unione Europea le strutture saranno convertite in aziende di energia rinnovabile.

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Divieto di allevare, riprodurre e uccidere animali da pelliccia quali visone, volpe, procione, cincillà, ermellino, furetto e qualsiasi specie utilizzata per ricavarne pelliccia. È quanto deciso nell’ambito della manovra finanziaria disegnata dal governo italiano presieduto da Mario Draghi e in fase di approvazione da parte del parlamento. L’emendamento, accolto da tutte le forze parlamentari che sostengono il governo di coalizione nazionale, è stato presentato con prima firma da parte della capogruppo di Leu al Senato Loredana De Petris ed è stato approvato dalla commissione Bilancio del Senato.

 

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Gli allevamenti attualmente in attività potranno mantenere le creature già attualmente presenti nelle strutture fino al 30 Giugno 2022, data dopo la quale non ci sarà più alcuna deroga. L’emendamento predispone monitoraggio secondo le procedure previste dal Ministero della Salute. Le aziende del settore, che abbiano o non abbiano animali all’interno dei propri allevamenti, riceveranno un indennizzo a fondo perduto corrispondente al 30% del fatturato e un contributo di massimo 10mila euro per la demolizione degli impianti e la conversione delle strutture in attività agricola di diversa destinazione.

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Grazie ai fondi del PNRR (Piano Nazionale di Rinascita e Resilienza), le aziende attualmente allevatrici di animali da pelliccia, potranno essere convertite in soggetti che agiscano nell’ambito dell’agrivoltaico e/o che trasformino le strutture in parchi agrisolari. Dunque grazie all’Unione Europea e al Governo Italiano, gli attuali allevamenti da pellicce italiani potranno essere convertiti in aziende per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

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