“Sono molto emozionato” ci aveva detto Alessandro Zan ieri, alla vigilia del voto. Oggi quella legge è realtà: il Parlamento europeo ha approvato la direttiva sui diritti delle vittime di reato, che per la prima volta include orientamento sessuale e identità di genere tra i criteri che rendono una vittima vulnerabile e meritevole di protezione speciale. Una norma che in Italia era già stata scritta: era l’articolo 6 del ddl Zan, che la destra aveva affossato al Senato nel 2021. Ora torna, con la forza di una legge europea vincolante per tutti i 27 Stati membri.
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Il Parlamento europeo ha approvato oggi in seduta plenaria a Strasburgo la revisione della direttiva sui diritti delle vittime di reato, aggiornamento della normativa vigente dal 2012.
Il testo è passato con 440 voti a favore, 49 contrari e 84 astensioni. Dovrà ora essere formalmente adottato dal Consiglio UE: una volta pubblicato in Gazzetta Ufficiale europea, i 27 Stati membri avranno due anni per recepirlo.
La direttiva, firmata dagli eurodeputati Javier Zarzalejos (PPE) e Lucia Yar (Renew) e negoziata per il gruppo S&D da Alessandro Zan, introduce:
- tutele più ampie per chi ha subito stalking, violenza, abusi sessuali e reati d’odio
- una linea telefonica di supporto gratuita e accessibile in tutta l’UE (numero 116 006)
- la possibilità di sporgere denuncia online
- il patrocinio a spese dello Stato già dalla fase delle indagini
- la tutela della privacy delle vittime per impostazione predefinita fin dall’inizio
- per la prima volta in una legge dell’Unione europea si menziona esplicitamente l’accesso all’aborto sicuro per le vittime di violenza sessuale
- orientamento sessuale, identità di genere e disabilità tra i criteri di riconoscimento della vulnerabilità della vittima
Il nodo politico che riguarda l’Italia e la comunità LGBTIAQ+ è l’articolo 22, che include l’orientamento sessuale, l’identità di genere e la disabilità tra i criteri per riconoscere la vulnerabilità della vittima e garantirle protezioni speciali. È lo stesso principio contenuto nell’articolo 6 del ddl Zan, affossato al Senato nell’ottobre 2021 tra gli applausi della destra. «Quello che la destra italiana ha cancellato potrebbe ora tornare in Italia dall’UE, con la forza vincolante della legge», ha dichiarato Zan intervenendo in plenaria.
Il voto degli italiani
I verbali del Parlamento europeo confermano la spaccatura della delegazione italiana. Hanno votato a favore PD, AVS, M5S, e tre eurodeputati di Forza Italia: Chinnici, Dorfmann e Princi. Hanno votato contro Vannacci (ESN) e Salini (FI). Si sono astenuti i gruppi ECR — che include Fratelli d’Italia, con Berlato, Cavedagna, Ciriani, Crosetto, Donazzan, Gambino, Gemma, Inselvini, Magoni, Nesci, Picaro, Polato, Procaccini, Razza, Sberna, Torselli, Ventola — e diversi eurodeputati della Lega: Borchia, Ceccardi, Cisint, Patriciello, Sardone, Tovaglieri, più Falcone (PPE).
Il commento di Carolina Morace del Movimento Cinque Stelle
“L’approvazione al Parlamento europeo della direttiva sui diritti delle vittime rappresenta un miglioramento reale e concreto rispetto alla normativa del 2012 che si era rivelata inefficace per i troppi ampi margini di manovra lasciati ai Paesi membri. In questo nuovo testo si compiono progressi significativi in molte aree, soprattutto per quanto riguarda la protezione delle vittime vulnerabili, l’accesso sicuro alla denuncia, il supporto specializzato, la formazione obbligatoria per operatori e magistratura. Per la prima volta in una direttiva UE si prevede la possibilità di accedere all’aborto per le vittime di violenza sessuale. Importante anche il rafforzamento delle tutele delle vittime di reati d’odio verso le persone Lgbtq visto che vengono riconosciute anche le discriminazioni anche di genere. Si tratta di un riconoscimento a posteriori del ddl della nostra Senatrice Alessandra Maiorino che la destra aveva affossato. Potevamo essere per una volta capofila nel campo dei diritti e invece dobbiamo inseguire. Una volta pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’UE, infatti, l’Italia avrà due anni di tempo per recepirla e introdurre norme per contrastare l’omofobia e sostenere davvero le vittime. Questo sarà una priorità del prossimo governo progressista”
Il commento di Alessandro Zan del Partito Democratico
“Oggi la destra italiana ha scelto di non votare, o addirittura di votare contro, una legge europea importantissima che fa un passo enorme nel rafforzare le tutele di tutte le vittime di reato. E’ un atteggiamento vergognoso, un’offesa a milioni di cittadine e cittadini che ogni anno sono vittime di stalking, violenze, abusi sessuali e tantissimi altri reati. Tutto questo perché non vogliono che le stesse tutele vengano riconosciute anche a chi viene colpito a causa del proprio orientamento sessuale o identità di genere. Una posizione ideologica, ridicola e profondamente ipocrita. La verità è che a loro dà fastidio che una parte del ddl Zan, che avevano affossato nel 2021 tra applausi indegni, entri ora nel diritto europeo e dovrà essere recepita anche dall’Italia, che lo vogliano o no. L’articolo 22 della nuova direttiva riprende il principio dell’articolo 6 del ddl Zan: si riconosce che le persone vittime di reati legati all’odio verso l’orientamento sessuale, identità di genere e disabilità sono vittime vulnerabili e hanno diritto a specifiche misure di protezione. Ma per loro evidentemente riconoscere l’esistenza di vittime lgbtqia+ è troppo. Continuano a fare propaganda sul ‘gender’ , che non esiste, senza nemmeno leggere i testi che votano. Vadano a confrontare i due articoli, invece di diffondere fake news alimentando divisioni su una legge che è stata scritta a tutela di tutte le cittadine e i cittadini”.
Marrazzo (Partito Gay LGBT+): «Non è una legge contro l’omobitransfobia»
Non tutti festeggiano. Fabrizio Marrazzo, portavoce del Partito Gay LGBT+, invita a non confondere la direttiva vittime con una norma contro l’omobitransfobia:
“La direttiva europea sulle vittime di reato non può essere presentata come una legge contro l’omobitransfobia. Si tratta di un provvedimento importante, ma generale, che riguarda il sostegno alle vittime nel percorso di denuncia, protezione e accesso alla giustizia. Non introduce, di per sé, una tutela specifica contro l’odio e la discriminazione verso le persone LGBTQIA+. L’unico elemento concreto che potrebbe incidere in Italia è l’eventuale estensione del gratuito patrocinio alle vittime, ma va ricordato che oggi il patrocinio a spese dello Stato è già previsto per diverse fattispecie di reato, come atti persecutori, violenze, maltrattamenti e altri reati gravi. Per questo, nel nostro Paese, il rischio è che si faccia molta comunicazione politica su un avanzamento che, nella pratica, cambia poco o nulla per le persone LGBTQIA+ vittime di discriminazione”. “Se davvero si vuole affrontare l’omobitransfobia, bisogna ripartire da una legge specifica, non da una direttiva generale sulle vittime. La proposta depositata dalla senatrice Maiorino, scritta anche con il nostro contributo, andava in questa direzione: riconoscere l’odio omobitransfobico come un problema reale, prevedere strumenti di prevenzione, tutela e contrasto, intervenire anche sul piano culturale e formativo”. “Negli anni, invece, il dibattito politico ha progressivamente indebolito le proposte più avanzate. Sono state eliminate parti fondamentali, come la formazione nelle scuole e il contrasto alla propaganda d’odio, cioè alla diffusione pubblica dell’idea che le persone LGBTQIA+ siano malate, inferiori o da correggere, come fu fatto dagli emendamenti di Zan (PD) . Eliminare queste parti dalla legge significa non comprendere la natura della discriminazione, che spesso nasce molto prima dell’aggressione”. “Per questo diciamo con chiarezza che non c’è nulla da festeggiare se si spaccia per legge contro l’omobitransfobia ciò che legge contro l’omobitransfobia non è. Per alcuni Paesi europei questa direttiva potrà rappresentare un passo avanti, perché rafforza tutele generali per le vittime. Per l’Italia, invece, serve una norma specifica, chiara e coraggiosa. Basta pink washing sui diritti LGBTQIA+, il Parlamento riparta dalla proposta Maiorino e approvi finalmente una vera legge contro l’omobitransfobia”
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