Ad una settimana dal suo 72esimo compleanno si è spento William Hurt, deceduto per cause naturali in famiglia. A darne notizia uno dei suoi quattro figli, Willie.
Attore statunitense, Hurt è stato uno dei volti più amati e apprezzati del cinema anni ’80, prendendo parte a cult come Brivido Caldo, Il grande freddo, Gorky Park, Dentro la notizia, Figli di un dio minore, Turista per caso e soprattutto Il Bacio della Donna Ragno, con cui vinse la Palma d’Oro per la miglior interpretazione maschile al Festival di Cannes, il Bafta e l’Oscar come miglior attore. Mai fino a quel momento un personaggio dichiaratamente omosessuale aveva fruttato un Oscar al suo interprete. A premiarlo fu Sally Field, con l’attore senza parole per il meritato trionfo arrivato contro colossi come Jack Nicholson e Harrison Ford. “Lo condivido con Raul“, disse Hurt una volta sul palco, in riferimento al co-protagonista Raúl Juliá. “Ba-boom, ba-boom, ba-boom [mimando con le mani il suo cuore che batte velocemente], sapete… è incredibile. Non mi aspettavo di essere qui, quindi non so cosa dire. Voglio ringraziare le persone coraggiose in Brasile con cui ho fatto questo film. Saudade, Brasile. Sono molto orgoglioso di essere un attore.Grazie mille“.
Film diretto da Héctor Babenco nel 1985, liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Manuel Puig, scrittore argentino a sua volta gay dichiarato deceduto nel 1990, Il Bacio della Donna Ragno vedeva Hurt nei panni di Luis Molina, 40enne effeminato omosessuale che si innamora del 26enne Valentin Arregui, leader di un movimento politico dissidente.
Il loro destino si incrocia in un carcere di Buenos Aires. Qui i due condividono la detenzione e tentano di distrarsi a vicenda raccontandosi vecchi film patinati. Solo apparentemente incompatibili, i due protagonisti finiranno per appianare le divergenze personali avvicinandosi sempre di più. Ben presto si scoprirà che la convivenza coatta fra i due uomini è tutt’altro che casuale e che entrambi, se pur in modo diverso, sono prigionieri nella ragnatela del potere.
Premio Oscar alla prima nomination, Hurt ha poi strappato altre 3 candidature. Nel 1987 con Figli di un dio minore, nel 1988 con Dentro la notizia – Broadcast News e nel 2006 con A History of Violence, senza dimenticare l’Orso d’Oro vinto a Berlino nel 1995 con Smoke di Wayne Wang. Nel mezzo, e anche dopo, decine e decine di titoli, compreso Jane Eyre del nostro Franco Zeffirelli, Alice di Woody Allen, A.I. – Intelligenza artificiale di Steven Spielberg, The Village di M. Night Shyamalan, Into the Wild di Sean Penn e negli ultimi 15 anni non pochi cinecomics. Da L’incredibile Hulk a Black Widow, passando per Captain America: Civil War, Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame.
Ma fu il suo indimenticabile Luis Molina, in quel lontano 1986, ad infrangere il muro Academy nei confronti dei personaggi queer, anticipando poi quanto bissato tra gli attori protagonisti da Tom Hanks con Philadelphia, Kevin Spacey con American Beauty, Philip Seymour Hoffman con Truman Capote, Sean Penn con Milk e Rami Malek con Bohemian Rhapsody.


