Quando dal mio piccolo paese di provincia arrivai a Roma nel 2012, scoprii che le persone intorno a me giocavano a un gioco al quale io non sapevo giocare: “tranquillo, non voglio niente di serio, è solo sesso”. Mi sono interrogato più volte sul perché mi sentissi inadeguato e sono arrivato alla conclusione che io, dopo dieci anni, ancora non so giocare a quel gioco in cui si perde se ci si innamora. Ma soprattutto, non ho alcuna intenzione di imparare.
Al giorno d’oggi, sembra che il campo da gioco delle relazioni gay sia un campo minato costellato da trappole quali l’impegno, il compromesso e l’esclusività. Più rassicurante, dunque, è seguire il percorso tracciato dalle margheritine del “così fan tutti”, “non ti accontentare” e “tutto è valido purché concordato”. Tuttora ci nascondiamo dietro una falsa idea di modernità o apertura. Come se volere qualcosa di profondo implicasse fare cinque passi indietro nella storia della conquista dei nostri diritti. Se esterni un sentimento stai fermo un turno. Se dici di volere qualcosa di serio, torni direttamente al punto di partenza senza passare dal via. E non solo non ritiri nulla, ma addirittura paghi la penale con la derisione dei tuoi coetanei e la sparizione della persona alla quale ti sei aperto.
Se dunque prima il sesso era un tabù, oggi lo sono i sentimenti. Perché ci crea imbarazzo presentare l’altro come il proprio fidanzato? Perché ci fa tanta paura dire che cerchiamo qualcosa di più di una semplice avventura? Perché ci fa più strano prendere un caffè con qualcuno che andarci a letto? È vero che a nessuno piace mostrarsi vulnerabile. Ma è altresì vero che ancora più forte è la pressione sociale conformista che ci spinge a sedere al tavolo e giocare a una partita alla quale, in realtà, non tutti vogliono giocare. Se decidi di partecipare però, prima di tirare i dadi, è bene che tu conosca alcune regole fondamentali. Se gli invii un messaggio chiedendo di rivedervi il giorno dopo sei un “sottone”. Se non ti concedi al primo appuntamento sei un santarellino o forse in fondo non ti piaceva davvero. Se dopo il sesso proponi una pizza sei pesante, dopotutto vi siete appena incontrati. Per avanzare di casella è meglio quindi evitare un tentativo di connessione, perché potrebbe essere ammonito dal cartellino giallo del “troppo”: troppo presto, troppo strano, troppo serio.
Dico la verità. Per molti anni mi sono imposto di giocare a questo gioco del “tutti con tutti”, dicendo di non volere nulla di impegnativo, inseguendo l’ideale del carpe diem e perdendomi in un susseguirsi di incontri fisici senza nessun’altra dimensione al di fuori di quella presente e immediata. Alla fine, l’hic et nunc (il qui e ora) non prevede il compromesso o la responsabilità. Come ci insegna la società capitalistica attuale, in un mondo di opzioni infinite non devi scegliere. Puoi avere tutto ciò che vuoi. Il tempo è denaro, quindi è meglio non perderlo investendolo in una persona sola. Scegliere qualcuno vorrebbe dire smettere di giocare e rinunciare alla possibilità di incontrare altri giocatori più interessanti. Di fatto, nella pista delle relazioni gay attuali la logica che vige è quella de “il meglio deve ancora venire”.

Il punto è che questo meglio non arriva mai. Il premio non esiste e il tabellone, in realtà, non porta da nessuna parte. Ed è qui che molti di noi inciampano e rimangono incastrati. Nello spirito competitivo del gioco, impariamo ad aspettarci il peggio dall’altro, per cui ci limitiamo a collezionare partner come se fossero figurine per poter avere più punti ed avanzare, rimanendo il più illesi possibile. Non è un caso che trovare sesso ora è più semplice che mai. Il partner occasionale lo si può scegliere dal catalogo digitale di una app e ordinarlo immediatamente come se fosse cibo pronto. E se non è disponibile in quel momento, è facilmente sostituibile con un altro. Il rapporto sessuale si riduce così a uno scambio vuoto tra pedine intercambiabili.
Mi sono seduto al tavolo dell’accettazione sociale e ho giocato per molto tempo. Ho provato a fare mie le regole di quel gioco ma ne sono uscito piacevolmente sconfitto. Sia chiaro, non c’è nulla di male se si vuole partecipare e ci si trova bene con quelle regole prestabilite. In fin dei conti, non esiste un unico tipo di relazione e non tutti devono necessariamente desiderare qualcosa di profondo. Tuttavia, se si vuol costruire una relazione d’amore stabile e duratura è importante trovare il coraggio di alzarsi dal tavolo e creare il proprio gioco, con le proprie regole. Per fare questo servono però impegno, pazienza e tempo. Smettiamola quindi di confondere una vera conoscenza con un incontro puramente sessuale, accettiamo di prendere quel caffè con l’altro e, se il sentimento è reciproco, apriamoci alla possibilità di non giocare più in solitario. La verità è che se provi, non perdi. Se ti innamori, vinci. Allora, iniziamo a giocare?
Foto: © Nadine Shaabana, Unsplash
