Il 20 giugno del 2024 è per certi versi una data storica, per gli amanti del cinema queer internazionale, perché per la prima volta un film di Marco Berger sarà distribuito nelle nostre sale. 46enne regista argentino, Berger ha trascorso l’intera propria carriera nel raccontare corpi, umanità e sentimenti LGBTQIA+, sin dall’esordio del 2009 con Plan B, che passò in concorso al Festival del Cinema di Roma. Due anni dopo, nel 2011 con Ausente – Assente, vinse il Teddy Award a Berlino, per poi girare il film a episodi Tensión sexual, Volumen 1: Volátil, Hawaii, Mariposa, Taekwondo, Un rubio, El cazador e Los Agitadores.
Con L’Amante dell’Astronauta, dal 20 giugno nei cinema d’Italia, cade finalmente il tabù nei confronti della filmografia di Berger, così dichiaratamente queer e orgogliosamente centrata nella rappresentazione della nostra comunità. Con Los amantes astronautas, interpretato da Lautaro Bettoni e Javier Orán, il regista ha scritto e diretto una “storia spudoratamente felice”, senza i tradizionali drammi che solitamente abbracciano le nostre vite raccontate su grande schermo, ironica, allusiva, eroticamente parlando esplosiva.
Durante un’estate al mare, Pedro (Javier Orán), apertamente gay, e Maxi (Lautaro Bettoni), etero e single, si ritrovano dopo anni e ricostruiscono un’amicizia sincera e affettuosa, che stupisce tutti i loro amici. Dopo aver fatto una scommessa Pedro e Maxi giocano a fare i fidanzati e gli altri ci credono, compresa l’ex fidanzata di Maxi che dal niente piomba “sul luogo del delitto”. Ma poco a poco sia Pedro che Maxi cascano nella stessa rete che hanno lanciato, perché la pulsione sessuale diventa desiderio irresistibile, le continue allusioni si fanno sempre più spinte ed eccitanti, e i due finiscono a letto insieme. Con quali reali prospettive future?
“Ho voluto raccontare una storia spudoratamente felice“, ha dichiarato il regista argentino, recentemente visto a Roma per presentare le sue pellicole nel corso della rassegna Orgoglio e pregiudizio. “Succede di rado, ma succede che due persone, etero o gay non importa, si conoscano e si riconoscano immediatamente. Nasce un’intesa che porta senza esitazioni all’amicizia. Ci si capisce al volo, si diventa indispensabili l’uno all’altra. Diventa un’amicizia che racchiude un segreto inspiegabile. Quell’amicizia a volte si trasforma in amore e può durare tutta la vita. È quanto succede tra Pedro e Maxi: hanno lo stesso senso dell’umorismo, la stessa percezione delle cose. E questo permette loro di superare le barriere erette per dividere gli etero dai gay“.
L’Amante dell’Astronauta è una commedia sentimentale a tinte queer particolarmente parlata, con un’infinità di dialoghi tra i due protagonisti che giocano con l’eccitazione altrui, stuzzicandosi a vicenda, ammiccandosi continuamente, tra sorrisi che nascondono un mondo e sguardi languidi, mano che si sfiorano e sinceri abbracci, baci a lungo cercati, voluti, scoccati.
Javier Orán e Lautaro Bettoni, la cui alchimia è magnetica, cavalcano doppi sensi dalla mattina alla sera, parlando dei propri peni, di doccini mancati e sederi da conquistare, come se fossero astronauti atterrati su un altro pianeta da occupare. Il tabù dei ruoli, a lugno discusso, qui si sgretola al cospetto di un sentimento sincero, tangibile, irrefrenabile, perché Pedro e Maxi si trovano meravigliosamente insieme, finiscono l’uno le frasi dell’altro, ridono, scherzano continuamente, sono reciprocamente attratti, due metà che si sono trovate. L’amore apparentemente impossibile, perché uno gay e l’altro dichiaratamente etero, va a scontrarsi con una realtà incontrovertibile, che abbatte limiti sociali e con un perenne sorriso sulle labbra.
Un po’ Dolan e un po’ Haigh, Berger ha qui diretto uno dei suoi titoli forse più vendibili, delizia d’estate da recuperare finalmente al cinema dopo 15 anni di mancata distribuzione.




