Deadpool & Wolverine, trionfo queer tra risate, allusioni sessuali, celebrazione mutante e un’iconica Madonna

Così sboccato, violento e irriverente, così consapevole di aver dato forma e vita ad un'opera che rivoluziona la rappresentazione LGBTQIA+ nel mondo dei supereroi. È come se fosse uscito dalla mente di Jack McFarland, co-sceneggiato da Titus Andromedon.

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(L-R): Ryan Reynolds as Deadpool/Wade Wilson and Hugh Jackman as Wolverine/Logan in 20th Century Studios/Marvel Studios' DEADPOOL & WOLVERINE. Photo by Jay Maidment. © 2024 20th Century Studios / © and ™ 2024 MARVEL.
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Ci voleva il mutante più sboccato, irriverente, idiota e sessualmente parlando disinibito di tutti per ridare fiato ad una Disney Marvel uscita quasi a pezzi dalla fase 4 e ora chiamata a rilanciarsi a metà fase 5 in attesa dei nuovi Avengers della fase 6. Sei anni dopo Deadpool 2, Ryan Reynolds è tornato ad indossare la sexy tutina del “mercenario chiacchierone” Deadpool al fianco di un’icona dei fumetti, Wolverine, ufficialmente morto nel 2017 con il bellissimo Logan di James Mangold. Per giustificare il ritorno del mitologico Hugh Jackman gli sceneggiatori Ryan Reynolds, Rhett Reese, Paul Wernick, Zeb Wells e Shawn Levy si sono più che divertiti nel perculare l’abusato stratagemma del multiverso marveliano, dando vita a due ore di puro delirio meta-cinematografico in cui Deadpool e Wolverine sono chiamati a salvare il mondo combinandone di tutti i colori, distruggendo la quarta parete a cavallo di un omoerotismo sfacciato, dichiarato, ostentato, che potrebbe far uscire di testa il maschio alfa abituato a tutt’altro tipo di cinefumetto e di ironia. Banalmente più eteronormata.

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Hugh Jackman as Wolverine/Logan in 20th Century Studios/Marvel Studios’ DEADPOOL & WOLVERINE. Photo by Jay Maidment. © 2024 20th Century Studios / © and ™ 2024 MARVEL.

Come nei fumetti questo Deadpool di Ryan Reynolds è apertamente pansessuale, non ha cognizione dei pronomi, chiama chiunque al femminile dando della “puttanella” a Logan in più e più occasioni, cedendo continuamente a doppi sensi sfrontatamente gay. Con chiunque, al cospetto di chiunque. Che sia Wolverine, che siano dei soldati spediti da un altro mondo per ucciderlo e che lui vorrebbe lo mettessero a novanta, che siano altri Deadpool in arrivo da altri universi o un addetto al multiverso qualsiasi che se lo mangia letteralmente con gli occhi perché pazzo di lui e degli addominali scolpiti di Logan.

Deadpool & Wolverine, che vede nel cast anche Emma Corrin, persona non binaria qui malvagia sorella gemella di Charles Xavier, è in assoluto il film più sfacciatamente queer del Marvel Cinematic Universe nonché uno dei titoli più incredibilmente gay della storia Disney. Così orgogliosamente volgare, violento e irriverente, così consapevole di aver dato forma e vita ad un’opera che rivoluziona la rappresentazione LGBTQIA+ nel mondo dei supereroi, calcando sempre la mano, senza mai porsi un freno. Anzi, strabordando, guardando con gioia e fierezza al divieto ai minori. È come se fosse uscito dalla mente di Jack McFarland di Will and Grace, co-sceneggiato da Titus Andromedon.

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(L-R): Dogpool and Ryan Reynolds as Deadpool/Wade Wilson and Hugh Jackman as Wolverine/Logan in 20th Century Studios/Marvel Studios’ DEADPOOL & WOLVERINE. Photo by Jay Maidment. © 2024 20th Century Studios / © and ™ 2024 MARVEL.
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Trainato da una colonna sonora clamorosa, con una trentina di hit ad impreziosire i momenti più folli della pellicola, Deadpool & Wolverine celebra i mutanti a lungo rimasti esclusiva Fox e ora diventati di diritto Disney Marvel dopo l’acquisizione della Fox da parte della casa di Topolino, ridando spazio a quei volti rapidamente cancellati dall’immaginario collettivo. Supereroi sfortunati, perché presto archiviati o mai del tutto approvati, e qui di fatto resuscitati (evitiamo spoiler per non rovinarvi la sorpresa dei tantissimi camei), con Hugh Jackman e Ryan Reynolds per due ore ad insultarsi e ad ammazzarsi di botte tra eccitazione sessuale, secchiate di sangue, voglia di sperma, continue battute fuori da ogni grazia di Dio, link ai due attori che li interpretano e alle loro vite private (si cita sia Blake Lively che il recente divorzio di Jackman) e un finale costruito sulle note di una canzone epocale. Like a Prayer di Madonna, letteralmente pregata da Reynolds e dal regista Shawn Levy affinché cedesse i diritti del brano al loro film. D’altronde è risaputo quanto la popstar sia legatissima alle proprie canzoni, tanto dall’aver cestinato centinaia di richieste in passato, ma con Deadpool & Wolverine ha colto l’ìconicità di un finale che vede Like a Prayer esplodere, e in due occasioni distinte, dando magari la possibilità alle nuove generazioni di conoscere un brano che è storia della musica.

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Emma Corrin as Cassandra Nova in 20th Century Studios/Marvel Studios’ DEADPOOL & WOLVERINE. Photo by Jay Maidment. © 2024 20th Century Studios / © and ™ 2024 MARVEL.

15 anni dopo X-Men le origini – Wolverine, in cui Deadpool aveva fatto per la prima volta la sua comparsa su grande schermo, Reynolds e Jackman si sono ritrovati sul set per bombardare la tradizionale muscolare rappresentazione dei supereroi visti in sala in questi ultimi 20 anni, spogliandola di tutti quei paletti mainstream qui rasi al suolo, facendo a pezzi tutti. La stessa Disney, la Marvel, la Fox che è stata magnificamente omaggiata con la sua era mutante, l’MCU letteralmente spolpato, la cosiddetta cultura woke, citando personaggi appartenenti ad altri franchise (da Mad Max ai Minions), facendo satira su un genere che in due decenni è quasi diventato parodia, in attesa che gli X-Men possano finalmente riprendere vita 5 anni dopo il disastroso X-Men: Dark Phoenix. Nell’attesa, lunga vita a Deadpool.

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