
Il Movimento 5 Stelle ha perciò chiesto alla giunta per l’immunità parlamentare di procedere contro il senatore, ma l’organo preposto ha deciso di votare contro. Paragonare una donna a uno scimmione, per via delle sue origini, rientra nella piena libertà di pensiero. Kyenge giustamente si arrabbia e si dice delusa e addolorata. Si sente abbandonata dal suo stesso partito. E la capisco bene: è lo stesso sentimento che prova una persona LGBT quando qualcuno, solo perché appartenente a una maggioranza di “normali”, si sente autorizzato a offendere con epiteti non meno gentili. Uno tra tutti: frocio. E a livello più istituzionale, ogni qual volta un politico si sente libero di irridere o minimizzare le richieste delle coppie gay e lesbiche e delle famiglie omogenitoriali. Per tutto questo, quindi, l’onorevole Kyenge non può che avere la mia solidarietà.

«Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente ovvero assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni».
Tradotto: se appartieni a un partito o alla chiesa e se dici qualcosa di omofobo o razzista in ufficio, a scuola e in ogni dove, non è omofobia e non è razzismo. È libertà di pensiero.

Non so se ricorda quella poesia in cui si dice che prima vennero a prendere gli ebrei e poi tutti gli altri (omosessuali, rom, ecc). Alla fine colpirono pure chi non aveva mai fatto nulla per salvarli, perché non era rimasto più nessuno a difenderlo. Ecco, le suggerirei di rileggerla. E di farla conoscere anche ai suoi compagni e alle sue compagne del Pd. E magari, mentre fa tutto questo, potrebbe anche tenere a mente, d’ora in avanti, che chi le ha dato questo consiglio è un gay di quarantuno anni che si è ribellato al ddl Scalfarotto, per le stesse identiche ragioni per cui oggi lei è indignata.
