
Premetto almeno due cose, sulla vicenda: la prima, io non condanno chi critica le due ragazze per essersi esposte a rischi più grandi di loro; la seconda, sono dell’idea che se le fonti ufficiali (governo e servizi segreti) dichiarano che non è stato pagato un riscatto, chi dice il contrario ha tutto il diritto (e il dovere, a un certo punto) di dimostrare quanto sostiene. Fino a quando non spuntano le prove, perciò, stiamo parlando del nulla.
Considerato tutto ciò, ritorno alla questione di partenza, ovvero al fatto che leggo commenti con un sapore vagamente misogino. Credo inoltre che questo sentimento non sia consapevolmente vissuto, un po’ come certi commenti omofobi vengono ripetuti meccanicamente, per cui non c’è una finalità discriminatoria in 
Riguardo al caso in merito, farò un esempio molto illuminante, a parer mio, riassumendo il tono di certi commenti letti qua e là.

Su Greta e Vanessa, la narrazione collettiva insiste sul mantra: sono “due cretine”, “due sgallettate”, che potevano rimanere “a casa” invece di farci spendere 12 milioni di euro (e sono volontarie). Ed è in questa distorsione l’attacco alla femminilità delle protagoniste della vicenda.
L’eroe maschio è stato preso da un nemico esterno, la “vittima femmina” un po’ se l’è cercata, è un peso per la società – vedi il riscatto – e poteva starsene qui a fare del bene. Si ripercorre, insomma, quella vecchia dicotomia uomo-attivo/donna passiva. Il conquistatore del mondo contro l’angelo del focolare, semplificando molto. E se l’elemento femminile decide di far di testa sua, possibilmente sbagliando, glielo si fa pesare. Il nemico esterno sparisce, addirittura. Nella narrazione sulle volontarie esso viene recuperato non come causa del rapimento, ma come conseguenza dell’incoscienza delle due ragazze: i soldi dati per liberarle 
Concludo allargando la questione alla vicenda dei marò, altra perla di non-saggezza usata contro le due ragazze. Nessuno dice e pochi sanno che per una legge di La Russa, allora ministro del governo Berlusconi, i nostri soldati – pagati dallo Stato – vengono impiegati come security in navi private in giro per il mondo. Lo denuncia il sito di Wu Ming. E se fanno cazzate, tipo sparare a cittadini indiani scambiandoli per pirati, il diritto internazionale che dovrebbe proteggerli si scontra con la natura privata della missione a cui partecipano.
A me vengono spontanee alcune domande, tipo: quanto ci costa tutta questa vicenda? Avete mai pensato che potevano fare del bene a casa nostra, quei signori maschi, invece che far sperperare il nostro denaro a vantaggio di privati? E non è che se la sono andata a cercare? E una su tutte: vi siete mai posti questi interrogativi?
Ecco, cerchiamo di metterci di fronte a noi stessi, rispetto a tali questioni, prima di proferire verità assolute su certe situazioni. Almeno se ci teniamo ad essere oggettivi e ad arrivare alla verità delle cose. E per non alimentare una certa sub-cultura sessista che a ben vedere alla lunga fa fuori anche noi. Proprio in quanto gay.
