Il Ragazzo dai Pantaloni Rosa in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2024, le prime immagini ufficiali

La 19esima edizione della Festa del Cinema di Roma si terrà dal 16 al 27 ottobre 2024. Le parole della regista e dello sceneggiatore del film.

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Il RAGAZZO DAI PANTALONI ROSA, il film
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Sarà presentato alla Festa del Cinema di Roma in collaborazione con Alice nella Città “Il ragazzo dai pantaloni rosa” di Margherita Ferri, film che racconta la tragica storia di Andrea Spezzacatena, il quindicenne che nel 2012 si tolse la vita dopo aver subito atti di bullismo e cyberbullismo omofobo.

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Andrea, un ragazzo apparentemente solare, aveva ottimi voti a scuola e un ottimo rapporto coi genitori. Il suo gesto fu quindi totalmente inaspettato e rimase senza spiegazione finché sua madre dopo la sua morte è entrata nel suo profilo Facebook e ha ricostruito l’inferno che suo figlio stava passando tra atti di bullismo e cyberbullismo a scuola. Il film, narrato dalla voce di Andrea dall’aldilà, ci racconta come il ragazzo sia arrivato a pensare di non avere altra via d’uscita e rappresenta un potente monito sulla pericolosità di quelle parole e di quei gesti che in apparenza ci possono sembrare innocui.

Nel cast della pellicola, che arriverà nei cinema d’Italia con Eagle Pictures, Claudia Pandolfi, Samuele Carrino, Sara Ciocca, Andrea Arru e Corrado Fortuna, con Arisa che ha firmato la canzone originale Canta Ancora.

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Quando ho letto la sceneggiatura del film Il ragazzo dai pantaloni rosa ho amato da subito i suoi personaggi, raccontati con autenticità e senza retorica“, ha confessato la regista Margherita Ferri. “Ho cercato di realizzare un film dal linguaggio totalmente libero dagli stereotipi, proprio come i suoi protagonisti, Andrea e Teresa. Madre e figlio, nel film come nella vita, sono mossi da un desiderio costante di libertà e di espressione di sé che non teme il giudizio della società, anche se questo giudizio arriva con violenza. La storia di Andrea Spezzacatena porta in sé la preziosa possibilità di cambiare le vite di tanti giovani. Per questo motivo ho cercato di lavorare con gli attori per creare personaggi tridimensionali, sfaccettati, che non fossero dogmaticamente divisi in “buoni e cattivi” nel tentativo di realizzare un film che possa parlare sia ai bulli sia alle vittime”. “Nonostante il tragico epilogo, la storia de Il ragazzo dai pantaloni rosa risuona nell’esperienza universale di tutti noi che, a prescindere dall’orientamento sessuale, dall’espressione di genere e dalla nostra identità, da adolescenti siamo stati alla disperata ricerca di noi stessi e del nostro posto nel mondo. Chi sono io? Chi sono in relazione agli altri? Sono come gli altri mi dipingono? Queste sono le domande che i giovani protagonisti si pongono, incasellati in una società che impone rigide norme sociali di genere. Ho voluto riflettere sulla maschilità, su come si diventa uomini e su quanto è difficile crescere liberi dagli stereotipi di genere”, ha proseguito la regista. “Christian infatti è totalmente schiacciato dalle aspettative sociali su come dovrebbe essere un ragazzo così incarna e replica la violenza che tradizionalmente si vede associata alla maschilità. Vorrei che si leggesse chiaramente la sua insicurezza che lo porta ad agire violentemente contro Andrea che invece è semplicemente sé stesso, al di là di come i bulli lo disegnano. Il tono il film è chiaramente drammatico, ma con una buona dose di ironia nella prima parte e pieno di vitalità, come il carattere del protagonista. La storia non ha la classica struttura divisa in tre atti, ma una più interessante parabola discendente che si sviluppa dalla nascita di Andrea e arriva fino alla sua drammatica scelta di togliersi la vita quando non vede alcuna via d’uscita alla sofferenza inflitta dai coetanei che lo fanno sentire sbagliato, inadatto, diverso. Nell’ultima parte del film infatti, quando il dramma non lascia scampo, ho scelto di distorcere il tempo e l’immagine ricorrendo allo slow motion e utilizzando l’ottica Jesse James per raccontare l’isolamento e lo scollamento del personaggio dalla realtà“, ha concluso la regista.

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A seguire le parole di Roberto Proia, sceneggiatore del film.

“Non conoscevo la storia di Andrea. Nel corso degli anni mi sono imbattuto in molte storie, molti
volti, molti Andrea che combattevano la loro battaglia personale, ma che, a differenza di lui, erano
riusciti a sopravvivere e pian piano a voltare pagina. Ma non conoscevo la storia di Andrea. È capitata per caso sulla mia bacheca di Facebook, lo stesso social network che alcuni suoi coetanei utilizzarono per dileggiarlo ferocemente. Ho trovato questa coincidenza illuminante: come lo stesso strumento possa essere utilizzato contemporaneamente per fare attivare un circolo virtuoso ma anche dare vita ad un circolo vizioso. Come possa un qualsiasi social network sia creare che uccidere. Esattamente come le parole. Quelle che hanno ucciso Andrea. Ma anche quelle che, attraverso la mia sceneggiatura trasformeranno la sua tragica vicenda in monito, consolazione, denuncia e, auspichiamo, pacificazione. Ma le Parole hanno avuto un complice micidiale e altrettanto responsabile per la scelta drammatica di Andrea. Un complice astuto perché essendo esattamente l’opposto delle Parole ci induce a pensare di essere nostro alleato: il Silenzio. Scrivendo la sceneggiatura, volevo far attraversare allo spettatore tutti gli stadi della crescita, dalla spensieratezza dell’infanzia ai dolori dell’adolescenza, raccontando una storia vera, drammatica, senza il bisogno di colorarla a tinte fosche, mostrando con un certo realismo come il dramma possa nascere anche in contesti apparentemente protetti. Non è stato facile. Riuscire a tratteggiare una personalità quale quella di un ragazzo apparentemente felice che fino al suo tragico gesto non aveva dato segnali di disagio. Andrea era solare, allegro, ottimo studente. E quindi la domanda che i suoi cari si posero, per la prima volta quel 20 novembre 2012, è necessariamente diventata anche la mia come autore: PERCHÉ? Non PERCHÉ il bullismo abbia spinto Andrea in un angolo dal quale ha sentito di non avere via di uscita bensì PERCHÉ Andrea si sia consegnato al Silenzio, convinto che lo avrebbe protetto e traghettato verso l’età adulta. Se la madre non avesse avuto la password del suo profilo, oggi non avremmo mai saputo cosa gli stava succedendo. Dopo molte ore di colloquio con la madre di Andrea, Teresa Manes, e anche grazie al prezioso contributo del padre Tiziano Spezzacatena, ho scritto cercando di spiegare il perché Andrea abbia deciso di tenersi tutto dentro, di fatto condannandosi a morte. Nella sceneggiatura, come in questo romanzo, viene semplicemente tratteggiata una realtà, viene fornito uno spunto, e poi si lascia che il lettore/spettatore tragga le sue conclusioni, senza che sia l’autore a dirgli cosa pensare o, più visceralmente, cosa provare davanti ai fatti narrati. Abbiamo evitato di fare una lezione di educazione civica. Non ci siamo sostituiti agli insegnanti, ai genitori, ai Presidi, ai Giudici. Abbiamo volutamente lasciato che chiunque alla fine del film si potesse guardare dentro e capire se, facendo dei cambiamenti, rischia di rendere la vita di un altro un po’ più sopportabile, un po’ più facile, un po’ più felice”.

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La 19esima edizione della Festa del Cinema di Roma si terrà dal 16 al 27 ottobre 2024.

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