Alain Delon: quel divo francese maschio tossico dagli immutabili segreti
Da maschio alfa a enigma, Alain Delon resta, anche postumo, l’emblema della doppiezza maschile. Nella biografia Les Derniers Mystères Delon (Gli ultimi misteri di Delon), Bernard Violet, autore cesellatore di verità scabrose, ci restituisce un Delon ben oltre l’immagine del seduttore impenitente e ben più vicino a quella del manipolatore incallito. Un idolo francese? Sì, ma di quella mascolinità tossica che a parole ripudia, e nei fatti celebra. Ma noi su Gay.it non l’avevamo già abbondantemente scritto nel nostro articolo di commiato per la morte del divo dalla bellezza struggente?

La Biografia Mai Più Proibita
Nel 1998, Delon tentò con veemenza di bloccare la prima biografia di Violet, un tentativo futile e rivelatore. La nuova edizione, pubblicata dopo la morte dell’attore, è ampliata da un’orgia di confidenze, racconti intimi e sussurri che rivelano l’insaziabile sete di Delon per il potere, anche in ambito sessuale. “Il polverone del ’98 ha aperto le porte a testimonianze impensabili” confessa Violet a Le Parisien, e con quelle confessioni raccolte dall’autore dagli stessi testimoni irritati per la condotta di Delon, cala il sipario sulle contraddizioni di una vita doppiogiochista.
Delon e la Sua “Doppia Vita”
Per trent’anni, Violet ha raccolto interviste e dichiarazioni su un Delon che definisce un “esploratore della sessualità“. Ma a che scopo? La biografia dipinge un Delon giovane e ribelle, uno che, per la fama e il desiderio di dominare, sarebbe passato sopra qualsiasi cosa. Violet suggerisce che il divo abbia vissuto amori con uomini, donne, e forse anche con entrambi – ma, ovviamente, solo “nei suoi primi trent’anni,” prima di ripudiarli con ipocrisia degna di un reazionario da manuale.
Gli amici gay, strumenti della sua sscesa?
Delon era circondato da omosessuali, che contribuirono alla sua ascesa e che il divo ha poi opportunamente e opportunisticamente dimenticato. Personaggi come l’agente Georges Beaume o il combattivo scrittore Daniel Guérin erano, per Delon, affascinanti nella loro diversità, e al contempo utili per la sua scalata.
Georges Beaume fu l’agente di Alain Delon, un ruolo fondamentale che lo ha visto gestire e promuovere la carriera dell’attore, specialmente nei primi anni di ascesa. Beaume non era solo un rappresentante, ma anche una figura centrale nell’entourage di Delon, influenzando le sue scelte professionali e personali. Il legame tra i due uomini era intenso, e Beaume è stato indicato come una delle figure che contribuì a costruire l’immagine iconica e virile di Delon, anche se rimane sempre avvolto in un alone di ambiguità.
Daniel Guérin, noto intellettuale, scrittore e attivista francese, fu un’importante figura nella vita di Alain Delon, almeno in termini di influenza e vicinanza all’ambiente culturale e politico dell’epoca. Guérin era un attivista marxista e teorico della liberazione sessuale, apertamente bisessuale e impegnato nelle lotte per i diritti civili e contro il colonialismo.
Nella nuova biografia, Violet non si trattiene e accenna all’arrivismo che spingeva Delon a mantenere rapporti opportunistici con l’élite gay, facendosi ponte tra il conformismo e un’insospettabile attrazione per il proibito. Un mix magistrale che contribuì a costruire quell’aura di divo dall’irresistibile magnetismo su cui Alain costruì la sua stellare carriera.

Romy Schneider e il Dramma delle Confessioni
Il segreto non sarebbe stato tale senza la complicità di Romy Schneider, una delle donne che visse le ombre della sua “mascolinità”. Secondo Violet, fu lei stessa a confidare ad un’amica che Delon preferiva l’ambiguità. Eppure, nonostante ciò, il divo non rinunciò mai a costruirsi una facciata tutta testosteronica, perfino – come detto – dichiarando nel 2013 che “l’omosessualità è contro natura” – un gesto goffo e ipocrita, che sembra più il disperato tentativo di un vecchio di nascondere le sue stesse ombre.
Simbolo di virilità, o solo maschera?
In ogni frase pubblica, Delon ha incarnato l’immagine dell’uomo “tutto d’un pezzo“, ignorando le proprie contraddizioni. Violet riporta come, in un’intervista del 1969, rispose, forse con uno scampolo di sincerità, che “in amore, tutto è permesso“. Ma per il pubblico, il divo non avrebbe mai abbassato la maschera. Troppo rischioso per un simbolo di mascolinità come lui, cresciuto a braccetto con Belmondo e un concetto di virilità che non ha spazio e tempo per le sfumature.

Lo scandalo Marković: l’ombra del ricatto
Violet riporta un ultimo affresco di questa vita teatrale, lo scandalo Marković. Il bodyguard e autista Stevan Marković, trovato ucciso nel 1968, avrebbe usato una foto compromettente dell’attore in un ricatto. Il quadro dipinto è crudele, con un Delon che affronta un omicidio e un ricatto che potevano mettere a rischio la sua carriera. E così, l’epilogo di Violet ci lascia con il sospetto, più che altro, che la vita di Delon fosse molto più torbida e insincera di quanto il cinema ci abbia mostrato. Ma noi, ve l’avevamo già detto.
In morte di Alain Delon, bellissimo maschio tossico che disse “I gay sono contro natura”
