Non tutti i criminali diventano icone pop, ma Luigi Mangione, con il suo profilo social da ragazzo americano tutto studio, economia, ingegneria e sport, e il viso che sembra uscito da una campagna pubblicitaria di un brand fashion-preppy, ha trovato la sua indicibile consacrazione. Il giovane accusato dell’omicidio del CEO di UnitedHealthcare, Brian Thompson, è già una leggenda dell’internet, e alimenta meme, teorie queer e fantasie cinematografiche. Girano foto di Grindr di Mangione nudo (ma saranno vere?), girano foto d’ogni sorta e già non si capisce più, a poche ore dall’arresto, cosa sia vero e cosa sia falso e creato dalle varie AI. Girano anche voci, queste meno artificiali, che il ragazzo fosse LGBTIAQ+ ma represso, la voce che più serpeggia sui vari buzz-qualcosa del web è che fosse bisessuale, “un bisessuale represso” dicono. Ma l’unica vera notizia, qui, dopo quella dell’omicidio di un uomo inerme, è quella di questa ossessione che sta scalando i media di tutto il mondo: perché il ragazzo tira, fa click, e subito tutte noi povere disperate operaie della fabbrica (fordista) delle notizie (notizie?) dobbiamo metterci all’opera per raggranellare i nostri quindici euro a notizia (ok, io vengo pagata di più, ma la media è questa, sapevatelo).

Come può un presunto killer diventare il soggetto di un culto, capace di mescolare estetica, politica e un’ossessione gay per il bad boy in giacca e cravatta? Amiche, per caso vi sta tornando i mente la storia dei fratelli Menendez?

Brian Thompson CEO di UnitedHealthcare
Brian Thompson CEO di UnitedHealthcare, assassinato il 4 Dicembre, arrestato Luigi Mangione come presunto killer

Il crimine come performance

Mangione non è solo accusato di omicidio, è stato trasformato in uno show. Il qui presente articolo è senz’altro un altro contributo a tutto ciò. Dalla laurea con lode alla University of Pennsylvania alle sue recensioni da “Unabomber wannabe” (soprannome di Ted Kaczynski, matematico e terrorista che inviò bombe a posta contro il progresso tecnologico di cui Mangione parrebbe essere addirittura un fan), ogni aspetto della sua vita grida al contempo privilegio e rovina. Ha costruito app, coltivato un fisico da Instagram, recensito libri sull’AI e sull’anarchia, il tutto con una punta di malessere fisico (mal di schiena cronico) e un tocco di mistero. La sua cattura, avvenuta in un McDonald’s, completa il tableau drammatico di un uomo che sembra partorito dalla mente di Ryan Murphy.

Un gesto calcolato in chiave narcisistica o il grido di un’anima ferita?

Secondo quanto emerso dalle indagini, Luigi Mangione avrebbe commesso l’omicidio di Brian Thompson come atto di vendetta contro il sistema sanitario americano, incarnato dalla figura del CEO di UnitedHealthcare. Il manifesto trovato con lui parla di un profondo risentimento verso le disuguaglianze economiche e l’industria della salute, che aveva inflitto sofferenze alla sua stessa famiglia. Mangione, radicalizzato da letture anarchiche come il Manifesto dell’Unabomber, sembra aver visto in Thompson il simbolo perfetto di un sistema corrotto e disumano. Tuttavia, al di là delle sue motivazioni ideologiche, il crimine sembra anche il frutto di una crescente alienazione personale, amplificata dal dolore fisico cronico, dal fallimento dei suoi sogni tecnologici, dalla rottura dei legami affettivi e da un’identità non pienamente affermata. Una combinazione di ideologia e disperazione che ha trovato il suo tragico sfogo in un singolo, irreversibile atto di violenza.

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Luigi Mangione Gay.it - Killer bisessuale
Luigi Mangione Gay.it – Il killer accusato dell’omicidio del CEO di UnitedHealthcare, Brian Thompson: sulla rete girandola di insinuazioni sulla sua bisessualità repressa

L’estetica del “killer carismatico”

L’ironia dell’adorazione online per Mangione è tagliente come un rasoio: nonostante sia accusato di un omicidio a sangue freddo, la rete lo celebra come un zaddy (il daddy col potere, per molti gays assai più attraente). Foto shirtless sulle montagne? Check. Origini italiane che evocano immagini di mafiosi glamour? Doppio check. E c’è chi, nel cuore della comunità gay, lo ha eletto a idolo postmoderno, citando la sua bellezza come prova definitiva della redenzione estetica. Come ha scritto un utente su X: “La vera tragedia è che non ci ha sparato col suo sguardo prima di farlo con una pistola“. Il mio amico trader gay trentenne di New York mi scrive “Beh, avercelo uno che ti infila proiettili così“. C’è poi l’attivista italiano LGBTIAQ+ settantenne che su Facebook non riesce a non pubblicare la foto di questo “bonazzo” di origini italiane, così bello, così intelligente, così benestante, così diabolico. Tutto ciò è irresistibile e insieme penoso.

Luigi Mangione - Gay.it - photo dai social
Luigi Mangione – Gay.it – photo dai social

L’italiano che diventa mito americano

Mangione, già soprannominato il “Luigi Mario assassino” (in riferimento all’epopea dell’idolo del gaming Mario Bros e del suo compare Luigi) è stato ritratto in meme che lo vedono come un vendicatore proletario. L’anarchismo violento degli italo-americani è stato rispolverato in paragoni con Sacco e Vanzetti, mentre altri hanno creato fumetti che lo immaginano ricevere una fattura medica con scritto “RIFIUTATA” prima di intraprendere il suo crimine. Ma mentre i meme lo trasfigurano, l’America sembra celebrare una narrazione più oscura: l’uomo benestante, intellettuale, reso assassino da un sistema marcio.

Queerizzazione di un killer

Nell’angolo queer della rete, Mangione è visto come un personaggio tragico: un ragazzo queer non dichiarato (o così si sussurra) che si ribella al capitalismo, finendo per affondare nel mito della bellezza distruttiva. Le sue foto private, emerse da app di incontri, hanno fatto gridare al “bisessuale represso“. È il fascino del villain impossibile: intelligente, bello, pericoloso. Qualcuno ha persino commentato: “Non sarà un eroe, ma se combatte il capitalismo così, merita almeno un brunch gay in suo onore.”

 

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Un’icona problematica

Che sia queer o no, Mangione è una figura che unisce paradossi: killer e intellettuale, carnefice e martire della sua stessa bellezza. Ma dietro i meme e le battute resta una realtà che va messa al primo posto di questa vicenda: Brian Thompson è morto, vittima di un attacco pianificato. E Luigi Mangione, nonostante l’aura di fascino e mistero, resta un presunto – ormai pressoché accertato – assassino. La domanda non è perché siamo ossessionati da lui, ma cosa dice di noi questa ossessione. Siamo pronti ad assolvere un uomo solo perché incarna una fantasia estetica? O siamo tutte vittime del fascino del male?

Nel teatro dell’assurdo digitale, Luigi Mangione è già una leggenda. Ma la storia, quella reale, è quella di una persona che ha perso la vita perché qualcuno ha pensato di avere diritto di vita e di morte su un altro essere umano.

 

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