Sanremo 2025, le pagelle delle canzoni dopo il primo ascolto

Molte ballate, pochi up-tempo e nessuna canzone rock.

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Sanremo 2025 pagelle
Sanremo 2025 pagelle
10 min. di lettura

Il 75° Festival di Sanremo è alle porte. Il Teatro Ariston, con le sue luci calde e le poltrone rosse, si prepara a riaccogliere la musica e il suo rituale più sacro dall’11 al 15 febbraio 2025. L’evento sarà trasmesso in diretta su Rai1, Radio2 e RaiPlay. 30 i cantanti in gara, 4 le nuove proposte: i giovani sono stati relegati in una competizione a parte, come un tempo, a ribadire un certo clima di restaurazione. La serata delle cover, il venerdì, non influirà sulla gara e decreterà una performance vincitrice a parte.

A guidare artisticamente e a condurre un baraccone carico di aspettative e tradizioni sarà Carlo Conti, che torna dopo i clamorosi successi delle edizioni di Amadeus. Ha fatto discutere la premessa di Conti sulle canzoni scelte osservando quelle con una vocazione meno politica e più intimista. Misunderstanding che oggi lo stesso Conti ha sciolto, spiegando che tutto è stato frainteso e che sono stati gli artisti a non presentare canzoni particolarmente “impegnate”.

Carlo Conti non sarà solo. Ad affiancarlo, un carosello di co-conduttori: Bianca Balti, Cristiano Malgioglio e Nino Frassica nella seconda serata; Miriam Leone, Elettra Lamborghini e Katia Follesa nella terza; Mahmood e Geppi Cucciari nella quarta (serata cover-duetti); Alessia Marcuzzi e Alessandro Cattelan per la finale. Secondo alcune indiscrezioni nella prima serata ci sarà Gerry Scotti, dopo che si era parlato di Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni.

 

Canzoni di Sanremo 2025 – Le pagelle di Gay.it

Per rispetto degli artisti e delle canzoni, bisognerebbe astenersi dallo stilare pagelle e dare voti dopo un solo, unico ascolto. Tuttavia, il termine “pagelle” è ciò che attira maggiormente l’attenzione online, quindi eccomi qui. Da grande appassionato di Sanremo, condivido con piacere le mie prime impressioni, in linea con la natura un po’ spietata del gioco della competizione canora e della grancassa mediatica che esige un pronunciamento della stampa al fine di moltiplicare i click e aggiungere schiuma intorno all’evento più amato dagli Italiani.

Questa mattina abbiamo potuto ascoltare in anticipo le canzoni in gara. Ci sono molte più ballate e meno brani veloci, c’è tanta voglia di preoccuparsi dei problemi “micro” – come li ha chiamati Carlo Conti -, dunque relazioni, quotidianità, affetti più o meno finiti, insieme a tanta voglia di fuggire. Quasi del tutto assenti temi “macro” di natura apertamente politica. Sebbene, da certe parole di Brunori Sas al trap-monologo depressivo di Fedez, ma anche nelle parole di Peyote o nel brano di Rkomi, così come in quello di Corsi e per certi versi anche nel cantico maledetto di Emis Killa, i temi universali di noi poveri umani del contemporaneo massacrati da un mondo in frantumi si fanno comunque largo.

Molti gli autori che si ripetono e in generale si è sentita una certa conformità imposta da disegni discografici rassicuranti. Non c’è un solo brano rock, e questo perché l’Italia è indietro rispetto al trend globale che vede un ritorno del rock nelle classifiche. Com’è possibile che a Sanremo 2025 non ci sia neanche un brano rock? Anche Carlo Conti ha avuto modo di dirsi stupito questa mattina “Non mi hanno mandato brani rock“. Difficile credergli, nonostante il direttore artistico si prodighi nello specificare che sono stati gli artisti a prendere certe direzioni “Tra l’altro il rock è il mio genere preferito” dice.

Il brano di Joan Thiele mi è sembrato – così, al primo ascolto – quello meno allineato ai diktat dei pervasivi ed estenuanti commerci delle major. Il brano di Elodie, un prodotto scolpito ad arte dalla discografia e dal lavorio dei migliori professionisti su piazza, è stato il brano che mi è piaciuto di più.

È molto probabile, anzi quasi certo, che rivedrò le mie opinioni dopo ripetuti ascolti e soprattutto dopo aver potuto apprezzare i brani eseguiti dal vivo con l’orchestra.

Ecco i voti (attenzione, su autori di testi musiche e arrangiamenti alcune informazioni potrebbero essere inesatte, segnalate a giuliano chiocciola gay.it eventuali correzioni).

 

GiorgiaLa cura per me – Voto: 9

Testi di Riccardo Fabbriconi (Blanco)
Musiche di Riccardo Fabbriconi (Blanco)

Ballata contemporanea di grande impatto, lontana dai brividi soul e più vicina alla grande canzone italiana, con ritornello che spacca il cuore anche per alcune variazioni di tono inaspettate. Finale da sciogliersi. Una canzone per vincere e Giorgia può vincere.

Irama – Lentamente – Voto: 9

Testo di: Filippo Maria Fanti (Irama) e Riccardo Fabbriconi (Blanco)
Musiche di:Filippo Maria Fanti (Irama), Riccardo Fabbriconi (Blanco) e  Michelangelo

Una ballata  scritta da Blanco e cantata alla Blanco, ma con voce di Irama. Se tutto questo può sembrare la premessa di un flop, è vero il contrario. Una preghiera disperata tra i ghiacci di certi freddi relazionali di una vita frenetica e l’amore fottuto sentimento che ti strattona tra ristoranti costosi. Può essere l’anno buono per Irama (finalmente).

The Kolors – Tu con chi fai l’amore – Voto: 8

Testo di: Calcutta, Stash, Davide Petrella
Musiche di: Calcutta, Davide Petrella, Stefano Tognini

Rendezvous a Mykonos tra bugie e bottiglie, cassa veloce per un brano up-tempo in perfetto stile The Kolors, fedeli alla linea perché “chi non ha il fisico prende l’ascensore della furbizia“. Bellissimo ponte finale prima dell’ultimo ritornello, brano impeccabile, chapeau.

Rose Villain – Fuorilegge – Voto: 6

Testo di: Rosa Luini (Rose Villain);
Musiche di: Rosa Luini (Rose Villain) e Federica Abbate

Mi rigiro nel letto per scoprirmi fuorilegge“: un brano urban che non sembra decollare nella sua interezza e che – al primo ascolto – non pare avere particolari guizzi. Un prodotto che funzionerà per la giusta nicchia, nel giusto progetto discografico.

 

Shablo con Joshua, Guè, Tormento – La mia parola – Voto: 9

Testo di: Tormento, Joshua, Guè, Edoardo Medici
Musiche di: Shablo, Conocchia Ernesto, Faraone Vincenzo Luca, Lamanna Roberto

Street song un po’ anni ’90, lontana dagli stilemi trap, ma con tanto hip-hop, e arrangiamenti naturalmente ultra-contemporanei.  Uno dei più grandi producer italiani ci dà dentro e regala a Sanremo un brano anti-Sanremo di sicuro successo. Le rivoluzioni si fanno bussando alla porta del nemico.

Clara – Febbre – Voto: 7

Testo di: Madame, Jacopo Angelo Ettorre, Clara;
Musiche di: Federica Abbate, Dardust

Se l’amore è una febbre, Clara lo racconta in un brano intimista che inizia come una ballad e poi, con diktat urban, tracima nella trap sorretta da bassi tumultuosi e lessico di oggi, glitch e blue Klein e compulsivi raptus di passione. L’effetto è quello di un brano da ascoltare con dedizione, perché è un bel viaggio. Clara cresce e si sente, gli arrangiamenti aiutano.

Fedez – Battito – Voto: 6

Testo e musiche di: Federica Abbate, Fedez, Alessandro La Cava
Arrangiamento e produzione di: Michele Canova

Dopo aver annunciato un brano contro la depressione, Fedez presenta un monologo trap contro la depressione, che tuttavia non è “un pugno allo stomaco”. Alla malattia mentale Fedez dedica parole durissime, ma tutto sembra un po’ troppo esplicito e risulta poco sentito, nonostante sappiamo tutti che l’artista sta parlando di ciò che purtroppo conosce. La performance live potrebbe aiutare a dare colore al dolore.

Sarah – Amarcord – Voto: 7

Testo di: Federica Abbate, Jacopo Angelo Ettorre, Sarah;
Musiche di: Merk & Kremont, Federica Abbate, Jacopo Angelo Ettorre, Leonardo Grillotti, Eugenio Davide Maimone

Il ritratto felliniano della Gen Z mescola tutto, e tra Edith Piaf e luna park ne esce un brano up-tempo con cassa fenomenale, forse troppo? Probabile gay cult, tutto così amarcord e prevedibile, ma funziona.

Willie Peyote – Grazie ma no grazie – Voto: 7

Testo di: Willie Peyote, Vella Alex Andrea
Musiche di: Daniel Gabriel Bestonzo e Antonino Luca Davide Romeo

Brano veloce e corale, un ritratto di humor quasi black e dal suono vagamente funky sullo spirito dei nostri tempi: meglio stare in superficie e non impegnarsi troppo, “gente che non fa un cazzo e che mantengo con le mie tasse“. Discorsi da bar che Willie Peyote riesce ad armonizzare in un brano divertente, che ha un retrogusto amaro nel significato cinico e goliardico.

Serena Brancale – Anema e Core – Voto: 7

Testo di: Federica Abbate, Serena Brancale, Jacopo Angelo Ettorre;
Musiche di: Federica Abbate, Serena Brancale, Jacopo Angelo Ettorre, Manuel Finotti, Nicola Lazzarin.

Nel pezzo urban che mette insieme neomelodico e reggaetòn, al primo ascolto si ha una sensazione (piacevole) di “già sentito”. È quel tribe-ritmo del sud, tra folk e dance, che oggi funziona e che rende perfetto un brano per metà cantato in napoletano.

Rkomi – Il ritmo delle cose – Voto: 9

Testo di: Jacopo Angelo Ettorre, Rkomi, Pierotti Matteo;
Musiche di: Francesco Catitti, Jacopo Angelo Ettorre, Vincenzo Luca Faraone, Shablo

Sesso sesso tra noi, mentre fuori c’è il caos degli scioperi. Il timbro di Rkomi all’unisono con passaggi di cassa dritta, ritornello bomba e un arrangiamento bellissimo (ma con l’orchestra all’Ariston come sarà?). Brano poeticamente politico, perché siamo ormai travolti dalle cose e Rkomi ce lo ricorda con il suo carisma canoro tenero, potente e preciso.

Olly – Balorda nostalgia – Voto: 7

Testo di: Olly
Musiche di: JVLI, Olly, Pierfrancesco Pasini

Ballata adulta per un artista che sta crescendo e che vede maturare la sua verve da mattatore e seduttore, questa volta nostalgico e innamorato: una canzone in conclamato stile sanremese, condotta con carisma, bellissimi arrangiamenti (classici) che sarà un piacere ascoltare con orchestra.

Emis Killa – Demoni – Voto: 8

Testo di: Emis Killa;
Musiche di: Federica Abbate, Mattia Cerri, Nicola Lazzarin

L’unico brano davvero trap per l’unico vero cattivo del festival, che prova a restare coerente e a portare a Sanremo una intensa narrazione di realtà, con descrizioni affilate sorrette da ombrosi giri melodici, per raccontare certi degradi urbani e certi usi e abusi (Fentanyl nel testo) e la disperata ricerca d’amore, che è anche complicità nei burroni delle sostanze. Credibile e preciso, come “una sagoma a gesso per l’anima”. Aggiornamento 29 Gennaio: Emis Killa si è ritirato dopo le indagini in corso 

Coma_Cose – Cuoricini – Voto: 9

Testo di: Francesca Mesiano, Fausto Zanardelli (ossia i Coma_Cose);
Musiche di: Francesca Mesiano, Fausto Zanardelli, Antonio Filippelli

Un brano up-tempo sicuro tormentone, un divano, due telefoni e tanti cuoricini per una canzone popolare dai tratti futuristi, con il gioco delle parti della coppia che celebra e poi dissacra certe nevrosi. I nostri nuovi Al Bano e Romina graffiano con agire decisamente punk, evviva.

Elodie – Dimenticarsi alle 7 – Voto: 10

Testo di: Elodie, Davide Petrella, Davide Simonetta;
Musiche di: Davide Petrella, Davide Simonetta

Al primo ascolto, il miglior brano del festival. Si parte con l’intensità conturbante di una ballata, disturbata poi da un rollio appena velato di up-tempo dance, quindi si torna alla ballata, che cresce di intensità fino a un finale di cassa dritta da brivido, tra vibrazioni clubbing e voglia di ballare. Glam-nostalgia perfetta.

Francesco Gabbani – Viva la vita – Voto: 6

Testo di: Luigi De Crescenzo, Francesco Gabbani, Claudio Gabelloni, Andrea Vittori;
Musiche di: Luigi De Crescenzo, Francesco Gabbani, Davide Simonetta, Giuseppe Zito

Ballata banale di omaggio alla vita con testi da scuola elementare e tono guascone, appena velato di malinconia, in perfetto stile Gabbani. Brano dimenticabile, eppure indispensabile per il Festival.

Gaia – Chiamo io chiami tu – Voto: 8

Testo di: Gaia, Davide Petrella;
Musiche di: Davide Petrella, Stefano Tognini

Gaia ci porta tra le sue sinuose curve melodiche in un brano che cresce di ritmo, dilaga in martello up-tempo, poi torna intimo e ambiguo. Si parla di relazioni compulsive e si gioca con la lingua del quotidiano.

Lucio Corsi – Volevo essere un duro – Voto: 8

Testo e musiche di: Lucio Corsi, Sabatini Tommaso

Il variopinto quadretto con gallina, cani e occhi truccati di nero lascia spazio a un brano più classico di quanto – forse – ci si aspetti. Una filastrocca sofisticata si prende gioco del maschio che fa il duro, tra robuste chitarre che non arrivano mai ad essere rock e melodie da cantautore di matrice folk.

Marcella Bella – Pelle diamante – Voto: 6

Testo di: Marcella Bella, Pasquale Mammaro, Marco Rettani, Senatore Cirenga;
Musiche di: Senatore Cirenga, Andrea Simoncini

Si sente stronza Marcella e lo dice: canzone dance con giri melodici dal sapore nostalgico, testi da dominatrice di uomini, forte e tosta, sicuro tormentone nei gay club, ma forse si prende un po’ troppo sul serio? La canzone potrebbe ben funzionare anche cantata da Giorgia Meloni.

 

Noemi – Se ti innamori muori –  Voto: 8

Testo di Riccardo Fabbriconi (Blanco) e Alessandro Mahmoud (Mahmood)
Musiche di Michele Zocca
Produzione: Dario Faini (Dardust)

La ballata è un colpo al cuore e Noemi ce la regala con tutta la sua capacità drammatica. Il brano funziona, ha in pancia certe vibrazioni di paure, nevrosi e attese delle relazioni contemporanee (testi Blanco e Mahmood). L’orchestra dell’Ariston darà ancora più pienezza agli arrangiamenti che al primo e unico ascolto sono sembrati un po’ semplici.

Modà – Non ti dimentico – Voto: 7

Testo di Francesco ‘Kekko’ Silvestre
Musiche di Francesco ‘Kekko’ Silvestre

Una canzone ad un/a ex che forse è l’amore della vita, che non tornerà mai, ma che fornisce ai Modà – da sempre – l’occasione di produrre canzoni amatissime dal proprio pubblico.

Brunori Sas – L’albero delle noci – Voto: 7

Testo di: Brunori Sas
Musiche di: Brunori Sas, Riccardo Sinigaglia

Il più cantautore dei cantautori italiani di nuova generazione se ne sta ben lontano dall’indie e arriva finalmente sul palco dell’Ariston con il racconto di un padre per sua figlia che cresce. Un padre che si scioglie in una malinconia irresistibile, e in una contemplazione dello scorrere del tempo e dei misteri della vita che si susseguono nel rapporto genitore-figlio. Restiamo rapiti e se anche tutto ci sembra già sentito dai giradischi dei nostri genitori, va bene così.

Massimo Ranieri – Tra le mani un cuore –  Voto: 6

Testo di Tiziano Ferro, Nek, Giulia Anania, Marta Venturini
Musiche di Tiziano Ferro, Nek, Giulia Anania, Marta Venturini

Per proteggere il cuore dalle ferite Massimo Ranieri chiama i fiati in arrangiamento in un brano meno classico del solito. Purtroppo non c’è spazio per sognare, la canzone al primo ascolto non ha fatto vibrare, e non ci sono grandi estensioni di voci del nostro. Resta una domanda: perché?

Simone Cristicchi – Quando sarai piccola – Voto: 7

Testo di Simone Cristicchi, Nicola Brunialti
Musiche di Simone Cristicchi, Amara

La canzone a sua madre Cristicchi non ce l’aveva ancora regalata: ed eccoci qui, con una mamma che un giorno sarà anziana e si farà piccola piccola. Un brano per nonne e nipoti, ma anche per noi figli di mezza età, che vediamo i nostri vecchi incamminarsi verso l’ultima fase della loro vita. Abbandonate le vostre velleità di coolness e regalatevi un momento di delicatezza con questa canzone popolare di Cristicchi, che cantata con le musiche dell’orchestra dell’Ariston ci farà commuovere.

Joan Thiele – Eco –  Voto: 9

Testo di Joan Thiele
Musiche di Joan Thiele, Federica Abbate, Mace, Emanuele Triglia

Un ritornello bomba per l’unica canzone del festival non allineata all’industria e alle tecniche di confezionamento dei brani di Sanremo. Un testo rivolto a suo fratello, eco e memoria di tempi che sfumano nel passato, per guardare a certi errori e ricordarci che è meglio sbagliare che restare immobili. Non si fa intimidire Joan Thiele, non teme la grande occasione e arriva all’Ariston con tutta sé stessa, per quella che è, per chi la segue da sempre (pochi) e per i tanti che finalmente conosceranno un’artista di raro gusto musicale e di sofisticata proposizione. Seguitela.

Achille Lauro – Incoscienti giovani – Voto: 7

Testi di Lauro De Marinis (Achille Lauro),
Musiche di Simon Pietro Manzari, Matteo Ciceroni
Arrangiamento e produzione di Gregorio Calculli

Ballata di grande presa in pieno stile Lauro. Struggente, un tasso di dramma altissimo, un po’ Baglioni e un po’ Vasco, farcito di citazioni, con la nostalgia per certi vecchi film e anche per certi toni di voce e per certi giri melodici. Finale da brividi, c’è spazio anche per un fiato solitario (mi pare un sax), tra i soliti amori on the road dentro le peugeot. Tutto fantastico e tutto già sentito.

 

Bresh – La tana del granchio –  Voto: 7

Testi e musiche di Bresh

La fragilità maschile in una canzone un po’ arenata sulla sponda indie, ma che sembra non decollare mai (dopo 1 solo ascolto). Sento che Bresh merita altri ascolti e mi fermo qui.

Tony Effe – Damme ‘na mano –  Voto: 7

Testi di Tony Effe e Luca Faraone
Musiche di Drillionaire

Stornello romano per Tony, in stile Califano. Ancora una volta la voglia di stupire e giogioneggiare fa di Tony il nostro amato ragazzo tossico che vuole sempre sedurre e avere attenzioni. Gli riesce, il brano è adorabile, i testi in quasi romanesco fanno pace con la cultura woke e tutto sembra una grande furbata folk contemporanea. Vedremo la performance sul palco: visto il brano, l’interpretazione è tutto. Daje.

Francesca Michielin – Fango in paradiso – Voto: 8

Testo di Francesca Michielin, Davide Simonetta, Alessandro Raina
Musiche di Francesca Michielin, Davide Simonetta, Alessandro Raina

Brano molto classico per Michielin che tuttavia a questo giro potrebbe finalmente trovare il posto che merita tra le grandi voci italiane. Una ballata intensa, la fine di un amore e le domande che scuotono cuori e pance “Chissà con chi farai un figlio?“. Aspetto di vedere la grande personalità di questa artista regalarci una performance da brividi sul palco: ci sono tutte le premesse.

Rocco Hunt – Mille vot’ ancora –  Voto: 8

Testo di Rocco Hunt
Musica di Davide Simonetta, Zef, Paolo Antonacci, Kende, Marco Salvaderi, Lorenzo Santarelli

Gran parte del brano in dialetto napoletano, periferia e ricordi, insomma il solito racconto urban trap, ma alcuni versi sono davvero ben scritti e la canzone rapisce soprattutto grazie alla seduzione neomelodica impressa dall’artista a strofe e ritornelli. È un altro prodotto dei commerci, ma funziona perché “siamo anime stropicciate nel portafogli“.

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