Montoni gay e asessuali, una collezione dalla loro lana: Bill Kaulitz è ambassador

La fattoria Rainbow Wool salva i montoni scartati dall'industria tessile e destinati al macello. E con la loro lana, finanzia progetti nei paesi dove l'omosessualità è ancora illegale.

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Nel Nord Reno-Westfalia, una piccola fattoria ospita un gregge di montoni omosessuali e asessuali— pecore, senza ironia né metafora – e li mette al riparo dalla logica di sfruttamento che regola l’allevamento industriale. Nessun obbligo riproduttivo, nessuna selezione basata sull’utile, solo animali lasciati esistere per quello che sono.

E quella lana, che nell’economia zootecnica sarebbe stata scartata, diventa materia prima per un esperimento che è insieme moda, attivismo intersezionale e riflessione sulla produzione tessile: Rainbow Wool. L’idea, a un primo sguardo, potrebbe sembrare una provocazione costruita per i social. Ma non c’è nulla di performativo nell’iniziativa. Michael Stücke, il pastore che ha dato vita al progetto, ha attuato un progetto di visione.

 

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Montoni queer, il valore del corpo animale oltre lo sfruttamento

Nel mondo dell’allevamento, gli animali hanno un valore solo nella misura in cui possono essere funzionali: latte, carne, riproduzione. Un montone che non si accoppia con le pecore femmine è un esubero, una perdita di tempo e di denaro. E l’inutilità, in un sistema produttivo, si paga con la morte.

Eppure, in ogni gregge, c’è sempre una percentuale di montoni che non mostra alcun interesse per le pecore femmine. Secondo diversi studi condotti sul comportamento degli ovini, tra l’8% e il 10% dei montoni preferisce interagire sessualmente solo con altri maschi, mentre un’ulteriore percentuale non sembra manifestare alcun desiderio di accoppiamento. Un fenomeno osservato in diverse altre specie animali.

Il cortocircuito di Rainbow Wool sta tutto qui. Quegli stessi montoni scartati, privi di un posto nel meccanismo industriale, diventano il punto di partenza per un nuovo ciclo produttivo.

La differenza è che questa volta non c’è sfruttamento: le pecore non vengono tenute in vita solo per essere uno strumento. Non c’è un loro guadagno e una loro perdita, perché non esiste un’aspettativa su quello che dovrebbero essere. È un ribaltamento dello schema: il prodotto è una conseguenza dell’esistenza degli animali, non il motivo della loro sopravvivenza.

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Montoni queer, per una giusta causa

Tra gli ambassador del progetto c’è anche Bill Kaulitz, frontman dei Tokio Hotel e vegetariano, che ha già adottato due montoni salvati dalla macellazione – Karl e Wolli. Insieme ai designer tedeschi Danny Reinke e Kilian Kerner, ha creato il primo capo di haute couture realizzato interamente con lana di pecore queer.

 

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Un lancio che servirà ad incoraggiare le adozioni a distanza, fondamentali per la sostenibilità del progetto. “Con le entrate aggiuntive del progetto l’obiettivo è espandere per quanto possibile il mio gregge e salvare più pecore, così da produrre più Rainbow Wool e quindi sostenere ancora più iniziative in tutto il mondo che consentono alle persone queer di vivere una vita sicura e paritaria” spiega Stücke.

La collezione, composta da lacci per scarpe, toppe e berretti, è disponibile su rainbow-wool.de, ma il marchio mira anche a valorizzare il proprio filato, aprendo la strada a collaborazioni e partnership con aziende di moda. I proventi saranno destinati a sostenere i progetti di LSVD+ – Federazione per la Diversità Queer – a favore delle persone LGBTQIA+ nei 62 Paesi dove l’omosessualità è ancora criminalizzata, tra cui l’iniziativa Queer Emergency Aid in Uganda.

A ribadire il senso dell’iniziativa, Erik Jödicke, membro del consiglio di amministrazione di LSVD+: “Le unioni tra persone dello stesso sesso e l’attività sessuale tra persone dello stesso sesso devono essere finalmente riconosciute come uguali. LSVD+ lavora da decenni per l’uguaglianza e l’accettazione in Germania. Il progetto Rainbow Wool rispecchia a pieno questi valori“.

© Riproduzione riservata.

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