Negli anni ’70, su un’isola al largo della California, un gruppo di ricercatori si imbatté in un fenomeno destinato a cambiare il modo in cui la scienza guarda alla sessualità animale: quello che oggi viene spesso raccontato come il caso delle cosiddette gabbiane lesbiche. Nidi con un numero di uova impossibile per una sola femmina, comportamenti di coppia tra individui dello stesso sesso e una scoperta che avrebbe fatto discutere: anche in natura esistono relazioni stabili tra femmine.
A documentarlo per la prima volta fu uno studio pubblicato nel 1977 sulla rivista Science, firmato da George L. Hunt Jr. e Molly Warner Hunt: “Female-female pairing in Western Gulls (Larus occidentalis) in southern California”. Una ricerca che ancora oggi rappresenta un riferimento chiave quando si parla di comportamento omosessuale negli animali.
In questo articolo
- 1 Gabbiane lesbiche: il caso della California
- 2 Coppie femmina-femmina nei gabbiani: la scoperta scientifica
- 3 Perché più uova? Il contributo di entrambe le gabbiane
- 4 Riproduzione e accoppiamenti occasionali
- 5 Una possibile strategia evolutiva
- 6 Omosessualità negli animali: cosa dice la scienza
- 7 La natura è davvero “queer”?
Gabbiane lesbiche: il caso della California
Tutto parte dall’osservazione dei cosiddetti supernormal clutches, cioè nidi contenenti da quattro a sei uova. Un’anomalia, considerando che nei gabbiani occidentali la covata normale varia tra una e tre uova.
Secondo lo studio, questo fenomeno era tutt’altro che raro: tra l’8% e il 14% dei nidi osservati presentava un numero di uova superiore alla norma.
A incuriosire i ricercatori non era solo la quantità, ma la dinamica stessa della deposizione.
“I nostri dati suggeriscono che le covate ‘supernormali’ […] sono quasi sempre prodotte da coppie di femmine che depongono uova nello stesso nido e difendono un territorio condiviso privo di un maschio residente”.
È proprio da qui che emerge il dato centrale della ricerca: i cosiddetti “gabbiani lesbici” di cui spesso si parla in forma divulgativa sono, più precisamente, coppie di gabbiane.
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Coppie femmina-femmina nei gabbiani: la scoperta scientifica
Per verificare l’ipotesi, i ricercatori analizzarono decine di nidi e catturarono gli esemplari durante la fase di incubazione determinando il sesso tramite analisi dirette sui corpi, pratica allora utilizzata nella ricerca ornitologica. Secondo i risultati, nei nidi con più uova erano presenti due femmine.
Le osservazioni sul campo mostrarono che queste coppie restavano insieme nel tempo, costruendo legami stabili anche tra una stagione riproduttiva e l’altra. Occupavano territori propri, senza la presenza di un maschio, e mettevano in atto comportamenti del tutto analoghi a quelli delle coppie eterosessuali, dalla difesa del nido alla coordinazione nella cova.
In alcuni casi, una delle due gabbiane assumeva anche comportamenti tipicamente associati ai maschi, come il tentativo di accoppiamento o il “mounting”.
Perché più uova? Il contributo di entrambe le gabbiane
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l’origine delle uova nei nidi “anomali”. Non si tratta di un errore biologico, ma del contributo di entrambe le femmine.
Lo studio evidenzia infatti come, nelle covate considerate “anomale”, gli intervalli di deposizione risultino più brevi rispetto a quelli normali, con casi in cui due uova vengono deposte nello stesso giorno e una maggiore frequenza di uova non fecondate.
Come spiegano gli autori:
“Gli intervalli tra la deposizione delle uova nelle covate supernormali sono significativamente più brevi […] indicando che due femmine contribuiscono alla stessa covata”.
Riproduzione e accoppiamenti occasionali
La questione della fertilità è centrale per comprendere il fenomeno. La maggior parte delle uova nei nidi delle gabbiane lesbiche non è fecondata, ma una parte sì. Secondo lo studio, ciò avviene grazie ad accoppiamenti occasionali con maschi esterni alla coppia, descritti come comportamenti promiscui.
In questo scenario, la coppia stabile resta quella formata da due femmine, mentre il maschio non fa parte della relazione. La cura e l’allevamento dei piccoli rimangono invece condivisi tra le due gabbiane.
Una possibile strategia evolutiva
Gli autori dello studio si interrogano anche sul significato evolutivo di questo comportamento. Non viene fornita una risposta definitiva, ma viene avanzata un’ipotesi interessante: la formazione di coppie femmina-femmina potrebbe rappresentare una strategia adattiva. Spiegano gli autori:
“Se esistesse un surplus di femmine nella popolazione […] il pairing omosessuale aumenterebbe la probabilità che queste possano allevare una prole”.
In altre parole, anche in assenza di una coppia maschio-femmina stabile, queste gabbiane riescono comunque a contribuire alla riproduzione della specie.
Alcune interpretazioni successive hanno collegato l’alta presenza di coppie femmina-femmina anche a possibili squilibri nel rapporto tra maschi e femmine nelle colonie, legati a fattori ambientali.
Omosessualità negli animali: cosa dice la scienza
Alla fine degli anni ’70, risultati di questo tipo non erano scontati. L’idea che comportamenti omosessuali esistessero in natura suscitò reazioni forti, anche fuori dal mondo scientifico.
Eppure, proprio studi come questo hanno aperto la strada a nuove ricerche sulla sessualità animale, contribuendo a superare una visione rigida e semplificata della natura.
Negli anni successivi, numerosi studi hanno documentato comportamenti omosessuali in centinaia di specie, oggi oltre 1500. Questi fenomeni includono legami di coppia tra individui dello stesso sesso, comportamenti sessuali non eterosessuali e forme di cooperazione genitoriale tra partner dello stesso sesso.
Un filone reso noto anche da numerose opere, come documentato anche nel saggio Biological Exuberance di Bruce Bagemihl, che raccoglie centinaia di casi nel mondo animale
La natura è davvero “queer”?
Il caso delle gabbiane della California resta uno degli esempi più chiari di coppie femmina-femmina osservate in natura. Non un’eccezione isolata, ma parte di una biodiversità molto più ampia e complessa.
La scienza, negli ultimi decenni, ha mostrato come la diversità, anche nei comportamenti sessuali, sia una componente strutturale degli ecosistemi.
E se c’è una lezione che arriva da quella ricerca del 1977 è semplice: ciò che per anni è stato definito ‘contro natura’ è, in realtà, parte integrante della natura stessa.


