Mai come oggi, mentre la storia queer viene rimossa dai siti istituzionali e l’esistenza stessa delle persone LGBTQIA+ viene messa in discussione, aprire un museo dedicato diventa un gesto necessario. Non solo memoria, ma affermazione: siamo qui, e qui resteremo.
Bruxelles lo ha capito bene. La capitale belga – già simbolo di un’Europa che, pur tra mille contraddizioni, ha fatto dell’inclusione e dei diritti una delle sue bandiere più visibili negli scorsi anni – si prepara ad accogliere il suo primo Pride Museum. Un’istituzione permanente, radicata sul territorio, pensata per raccontare la storia e l’arte queer attraverso le epoche, i confini e le repressioni. Un museo internazionale per una comunità senza frontiere.
L’idea, nata due anni fa, ha preso forma grazie al lavoro di un team eterogeneo, dodici nazionalità riunite sotto lo stesso obiettivo: strappare dall’invisibilità decenni di vite, opere, battaglie e vittorie queer. E restituirli a chi oggi percorre le stesse strade.
“L’arte queer è intrinsecamente politica” – spiega Tutasay, curatore del progetto – “Rivendicare la storia è una delle parti principali del nostro lavoro. Soprattutto oggi, mentre assistiamo a preoccupanti flashback di ciò che accadeva durante la Seconda guerra mondiale“. Non parole scelte a caso: l’ombra lunga dell’autoritarismo e dei rigurgiti omofobi attraversa di nuovo l’Europa e il mondo, e questo museo vuole essere uno scudo culturale, prima che sia troppo tardi. “Bruxelles non è solo la capitale del Belgio, ma anche il centro politico d’Europa. Al di là della sua rilevanza politica, la città è un crogiolo urbano di culture, tradizioni e prospettive, impegnata a incarnare diversità e inclusione”.
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Un progetto per un Pride Museum a Bruxelles
Data la complessità del progetto, il Pride Museum non ha ancora trovato la sua casa definitiva. Le ipotesi più accreditate riguardano l’ex sede del MIMA, spazio d’avanguardia recentemente chiuso nel quartiere di Molenbeek. Ma i fondatori stanno valutando anche altre aree nevralgiche di Bruxelles: Ixelles, il quartiere delle istituzioni europee e la zona del canale.
“Siamo in modalità caccia” – spiega Giorgi Tabagari, uno dei cofondatori – “Solitamente ci concentriamo sulle aree con più affluenza di persone, turisti, ma anche membri della comunità queer. Speriamo di ottenere uno spazio edilizio interessante“.
Qualunque sia la sede prescelta, il museo non sarà un semplice deposito di cimeli. L’obiettivo è creare un organismo vivo, in dialogo costante con la città e con il tessuto queer internazionale. Mostre pop-up, collaborazioni con gallerie locali, artisti emergenti e figure storiche dimenticate torneranno a intrecciarsi.
“Bruxelles ospita numerosi artisti e attivisti queer di talento provenienti da tutto il mondo. Con la sua ambizione di diventare la capitale queer d’Europa, l’istituzione del Pride Museum a Bruxelles non solo arricchirà il panorama culturale della città, ma diventerà anche un simbolo iconico del suo impegno per i diritti umani e la rappresentazione”.
E soprattutto, il percorso non sarà tarato esclusivamente sull’Occidente: “Vogliamo raccontare il XX secolo guardando oltre la Germania nazista o la Francia occupata” – sottolinea Tutasay – “Ci interessa ciò che avveniva nello stesso periodo nei paesi dell’Unione Sovietica, e in tutte quelle realtà in cui il controllo dei corpi queer passava attraverso regimi totalitari“. Uno sguardo complesso, per narrare storie frammentate, ma che condividono lo stesso destino.
Nelle intenzioni dei curatori, il Pride Museum non sarà però solo un rifugio per la comunità LGBTQIA+. “Vorremmo che una persona queer si sentisse a proprio agio e libera qui” spiega Jean Samuel N’Sengi, audience engagement coordinator – “Ma il museo deve essere interessante anche per chi non sa nulla di queste storie, per chi è semplicemente curioso“. Perché, se è vero che conservare la memoria è vitale, altrettanto essenziale è allargarne i confini, renderla patrimonio di tutti.
Intanto, mentre si attende l’inaugurazione ufficiale, la presenza online del museo è già attiva: uno spazio digitale per affermare l’urgenza stessa dell’esistenza di questo progetto. Perché in un’epoca in cui i governi riscrivono pagine di storia e oscurano diritti, ricordare diventa un atto rivoluzionario.

Dove la memoria queer ha già casa: i musei LGBTQIA+ nel mondo
Sebbene quello di Bruxelles prometta di essere un progetto pionieristico per portata e ambizioni, nel mondo esistono già realtà museali che custodiscono il patrimonio LGBTQIA+, ognuna con il proprio approccio e la propria storia. Presidi culturali fondamentali, in cui l’identità queer si sottrae all’oblio e si fa narrazione collettiva.
Schwules Museum – Berlino, Germania
È il più celebre e forse il più autorevole. Nato nel 1985, in pieno clima post-sessantottino, lo Schwules Museum ha trasformato l’attivismo in archivio. Mostre temporanee, una collezione permanente e una biblioteca che è ormai punto di riferimento per studiosi e attivisti di tutta Europa.
Indirizzo: Lützowstraße 73, 10785 Berlino
Contatti: [email protected]
Leslie-Lohman Museum of Art – New York, USA
Se Berlino ha il primato storico, New York ha quello estetico. Il Leslie-Lohman Museum, nel cuore di SoHo, celebra l’arte queer in tutte le sue declinazioni. Dai grandi maestri dell’arte omoerotica del Novecento agli artisti non-binary contemporanei, passando per i simboli visivi della lotta all’AIDS.
Indirizzo: 26 Wooster Street, New York, NY 10013
Contatti: [email protected]
QueerMuzeum – Varsavia, Polonia
Nella Polonia in rinascita dopo oltre un decennio di egemonia ultraconservatrice, il QueerMuzeum, inaugurato da poco, prova a scardinare i pregiudizi raccontando la resistenza quotidiana delle persone queer polacche, tra clandestinità e orgoglio.
Indirizzo: Marszałkowska 83, 00-683 Varsavia
Contatti: [email protected]
American LGBTQ+ Museum – New York, USA
Ancora in fase embrionale, ma già promettente. Il progetto è nato dalla collaborazione con il New-York Historical Society e punta a diventare il più grande museo queer degli Stati Uniti, con un taglio marcatamente divulgativo e inclusivo.
Indirizzo: 170 Central Park West, New York, NY 10024
Contatti: [email protected]
Sunpride Foundation – Hong Kong
Non un museo in senso tradizionale, ma una piattaforma curatoriale itinerante. La Sunpride Foundation organizza mostre sull’arte LGBTQIA+ in tutta l’Asia, portando le voci queer là dove sono spesso ancora silenziate.
Indirizzo: Unit 1204, 12/F, Hing Wai Centre, 7 Tin Wan Praya Road, Hong Kong
Contatti: [email protected]
Qui un articolo con servizio video di Euronews dal quale sono tratte alcune immagini pubblicate in questo articolo.
